Una scuola che ascolta
(©Angelo Musumarra per bobine.tv) -
La presentazione del progetto 'Una scuola che ascolta'
Dal prossimo anno scolastico 2025/26, il supporto psicologico offerto dalle Istituzioni scolastiche non sarà unicamente a sportello ma farà parte di un progetto in rete intitolato Una scuola che ascolta, che durerà tre anni e per il quale sono stati investiti 300mila euro l’anno.
Il progetto nasce dall’evoluzione del protocollo d’intesa dell’agosto del 2020 per garantire l’avvio dell’anno scolastico nel rispetto delle regole di sicurezza durante la pandemia: «allora la motivazione era quella di fronteggiare situazioni di insicurezza, lo stress, l’ansia, l’eccessiva responsabilità, visto che c’era la questione del contagio, il rientro del lavoro in presenza, la difficoltà di concentrazione e situazioni di isolamento – ha spiegato Marina Fey, sovrintendente regionale agli studi, nella presentazione dell’iniziativa, che si è tenuta mercoledì 25 giugno 2025 – ed il protocollo suggeriva, in un articolo specifico, il ricorso ad azioni di supporto psicologico per gestire degli sportelli di ascolto che potessero anche coadiuvare l’attività del personale scolastico. Utilizziamo il termine di “personale scolastico” e non solo di “docenti” perché è importante garantire il benessere psicofisico non soltanto agli insegnanti, ma anche al personale ausiliario, tecnico, amministrativo, ai dirigenti scolastici e quindi a tutti colori quali operano all’interno della scuola».
«La novità era quella di utilizzare metodologie didattiche che fossero innovative – ha continuato la sovrintendente agli studi – puntando anche agli aspetti formativi, allora sia in presenza sia in distanza, e nella gestione in particolare degli alunni con bisogni educativi specifici (i cosiddetti bes, n.d.r.), fornendo supporto a studenti, personale scolastico e famiglie, soprattutto, dove si evidenziavano casi di disagio sociale, difficoltà relazionale o altri traumi psicologici. L’obiettivo era quello di prevenire, perché spesso si agisce nel momento in cui c’è già la problematica e allora diventa più difficile operare e trovare delle soluzioni per comportamenti a rischio per la salute avviando anche dei percorsi di educazione all’affettività».

In Valle d’Aosta dall’anno scolastico 2020/21 la Sovrintendenza regionale agli studi aveva avviato una collaborazione con l’Ordine degli psicologi della Valle d’Aosta per organizzare l’intervento psicologico all’interno delle scuole del territorio, trasmettendo alle Istituzioni scolastiche un documento sulla promozione di azioni di sostegno psicologico verso il personale scolastico, gli studenti e le famiglie, e fornendo alcuni spunti per la stesura dei bandi sull’impiego della figura dello psicologo in ambito scolastico, prevedendo uno finanziamento di 2.000 euro, su richiesta delle scuole stesse, che dovevano redigere uno specifico progetto: «le Istituzioni scolastiche scuole hanno una loro autonomia ed hanno già il loro sportello psicologico – ha aggiunto Marina Fey – e quindi abbiamo cercato già allora di uniformare l’organizzazione dell’attività, dando delle indicazioni che poi le varie scuole hanno recepito. I dati che abbiamo a disposizione dimostrano che c’è un crescente bisogno di supporto psicologico, in particolare tra i giovani, con un picco durante la pandemia che è stato confermato anche in Valle d’Aosta, proprio per il numero di accessi ai servizi della neuropsichiatria infantile e della psicologia dell’Azienda Usl».
Con l’avvio del progetto Una scuola che ascolta saranno quindi a disposizione, dall’anno scolastico 2025/26 e per i prossimi tre anni, per ognuna fra le sei Istituzioni scolastiche regionali di istruzione superiore, due psicologi che, a turno, garantiranno la presenza quotidiana, con un finanziamento specifico di 50mila euro l’anno. Il progetto non prevede solo lo sportello di ascolto, ma sarà di supporto ai Consigli di classe, anche attraverso l’osservazione in classe, proporrà interventi psico-educativi rivolti agli studenti ed attività di sensibilizzazione alle famiglie e di informazione e formazione al personale scolastico.
Il progetto, che è stato approvato dalla Giunta regionale il 16 giugno, prevede anche la creazione di una cabina di regia, composta dalla sovrintendente, da un docente distaccato dell’Ufficio supporto all’autonomia scolastica (Usas), un dirigente scolastico, e di un rappresentante ciascuno dell’Ordine degli psicologi, dell’Università della Valle d’Aosta, dell’Azienda Usl e dell’Assessorato regionale alla sanità e salute: «la cabina di regia dovrà coordinare e monitorare le attività svolte nelle varie Istituzioni scolastiche dagli psicologi – ha aggiunto la sovrintendente – e ci saranno degli incontri di coordinamento bimestrali o anche, se necessarie, delle riunioni più ravvicinate, confrontandosi e cercando di uniformare e più coerente ed efficiente il servizio in tutte le Istituzioni scolastiche, fornendo buone pratiche, esperienze, metodi e strumenti».

Dai fondi europei FSE arriveranno altri 500mila euro che serviranno a inserire nel progetto anche le scuole paritarie e, dall’anno scolastico 2026/2027 entreranno anche le scuole medie, con un stanziamento complessivo che potrà anche arrivare ad un milione e 400mila euro: «a partire dal periodo post-pandemico alcuni aspetti sono proprio cambiati dal punto di vista delle relazioni e quindi anche del benessere proprio dei ragazzi – ha ancora sottolineato Marina Fey – con diverse situazioni di ansia, fobia scolare, ritiro sociale (il cosidetto hikikomori, n.d.r) che tra l’altro si anticipa sempre di più. Se negli anni addietro queste problematiche erano soprattutto concentrate negli studenti delle superiori, ci rendiamo conto che certi disagi si percepiscono già attraverso alcune forme di comportamento nella scuola secondaria di primo grado, motivo per cui il progetto andrà ad agire anche in queste scuole, su specifica richiesta dei dirigenti».
«Voglio tranquillizzare tutti quelli che pensano che stiamo mettendo in piedi chissà quale progetto di modificazione – ha precisato Jean-Pierre Guichardaz, assessore regionale ai beni e attività culturali, sistema educativo e politiche per le relazioni intergenerazionali – questo servizio non è quello di creare fantomatici percorsi di rieducazione dei nostri ragazzi perché ne ho già sentite di tutti i colori. È un supporto alle famiglie ed alla comunità educante tutta, non necessariamente solo per la comunità scolastica. La scuola rappresenta il primo luogo di aggregazione dei ragazzi che quando diventano adulti finiscono nel mondo del lavoro e nella società. Se noi abbiamo una comunità scolastica sana, avremo poi una collettività sana. Questo progetto volutamente coinvolge i professionisti dell’educazione e quelli sanitari, diventando interdisciplinare così da aiutare tutti, anche i genitori di qualsivoglia colore politico e di tutte le provenienze, perché tutti abbiamo bisogno tanto, sia come genitori sia come cittadini di una comunità che vuole essere sana».
Pubblicato / aggiornato
il 25/06/2025 alle 13:12
Categoria:
Cultura