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Rapporto Montagne 2025 dell’Uncem

Venerdì 4 luglio 2025, a Quart, è stato presentato il Rapporto Montagne Italia 2025 realizzato da Uncem (Unione Nazionale Comuni, Comunità ed Enti Montani).

Il consigliere Uncem per la Valle d’Aosta, Jean Barocco, ha aperto l’incontro ricordando che la statistica è una materia che sembra ostica ma che noi utilizziamo tutti i giorni, per ogni decisione che assumiamo. Essa infatti ci fornisce indirizzi e segnali. In alcuni casi mette in evidenza caratteristiche non così positive. È successo anche per la montagna: sono emersi trend preoccupanti: denatalità e fuga dei cervelli in primis.

Il sindaco Fabrizio Bertholin ha evidenziato come il comune di Quart stia vivendo un inizio di inversione di tendenza, con giovani famiglie che stanno tornando a vivere nella media montagna.

Michel Martinet, presidente dell’Unité des Communes valdôtaines du Mont-Émilius, ha ricordato che la quota media della Valle d’Aosta è la più elevata in Europa: «Con sempre maggior frequenza dobbiamo fare i conti con i cambiamenti climatici e ogni scelta compiuta da un’Amministrazione ha conseguenze evidenti su un territorio fragile. Noi vogliamo salvaguardare le caratteristiche e le delicatezze della montagna ma anche valorizzarla sotto il profilo turistico. Grazie ad agricoltura e turismo noi vendiamo il prodotto che ci permette di vivere sul nostro territorio».

Marco Bussone, presidente Uncem, ha presentato il rapporto: «Come si sta insieme è il grande tema delle relazioni per la montagna: ci sono polemiche, discussioni e dibattiti all’interno dei quali è necessario fare riferimento ai numeri.
Rispetto a una decina di anni fa vi sono alcune novità significative. Per esempio, la necessità di far crescere il capitale umano per avere nuovo sapere necessario a orientare le scelte. Nel Rapporto ci sono tanti numeri, che dicono una cosa, senza andare nella retorica: noi abbiamo registrato una stagione del risveglio. Abbiamo un problema di spopolamento ma, analizzando i saldi migratori del territorio montano italiano, dal 2019 al 2023, è positivo dell’1,2%. Nell’edizione precedente, nel 2017, si era detto che vi erano nuove persone straniere che salvavano le filiere produttive. Il dato del 2023, dice che accanto a 35mila nuovi stranieri entrati nel quinquennio, ci sono anche 65mila italiani. In particolare è coinvolto l’Appennino toscano ma riguarda anche l’intero arco alpino in maniera omogenea. Soffre maggiormente la parte centro-meridionale dell’arco alpino. Già nel 2024, anche nell’area del cratere sismico il saldo migratorio è diventato positivo.

Tutti questi numeri vanno visti in un trend di inversione di tendenza. Nel rapporto si è provato a ragionare non sui singoli Comuni ma su comunità territoriali omogenee (in Valle d’Aosta, le Unité des Communes). La Grand-Paradis ha un 24 per mille positivo rispetto al saldo negativo dell’1 per mille dell’area Walser. Ci sono dati sull’occupazione e la disoccupazione: i numeri migliori sono della Mont-Émilius prima di Cervino ed Evançon. Per le imprese, i numeri migliori li ha l’area Walser, seguita dalla Grand-Combin. Numeri molto bassi rispetto alle imprese cooperative sono comuni mentre i dati sulle imprese femminili hanno risultati migliori rispetto a quelli di altre aree italiane. Altrettanto dicasi per l’imprenditoria giovanile, soprattutto nell’area della Mont-Rose.
La superficie forestale è un dato inferiore a quella italiana. L’effetto di adeguate politiche ha portato a questi risultati poiché la progressione della foresta a discapito dell’agricoltura è stata meglio contrastata.
Ci sono 170 posti letto per 100 abitanti nella Valdigne: uno fra i numeri migliori in Italia. Quella Unité ha 73mila euro di PIL pro capite.
Il Rapporto non è solo numeri ma anche analisi sulle Green Community (200 schede, di cui due in Valle d’Aosta con una finanziata, nella Grand-Paradis).
Troppo poco si è ancora lavorato sulle politiche territoriali d’incontro. Vi è un’analisi sulla percezione della montagna, realizzata da Ipsos. Ma le parole chiave sulla percezione della montagna sono “neve” e “sci”.
Una cosa manca: va analizzata e va fatta con attenzione: chi sono i 100mila nuovi del saldo migratorio positivo? Probabilmente sono famiglie e allora hanno bisogno di servizi, ma c’è anche un buon numero di ultra sessantacinquenni, che hanno bisogno di servizi diversi. Sapere chi sono può orientare la politica e orientare le scelte. Bisogna far incontrare chi già c’è con chi arriva (anche se è complesso) e costruire su di loro il futuro
».

Mauro Lucianaz, presidente dell’Unité des Communes valdôtaines Grand-Paradis, ha raccontato l’esperienza sulla Strategia delle Aree interne e sulla Green Community: «Le Unité possono attuare strategie sul territorio meglio di come possano fare i Comuni. La polemica di questi giorni sulla Strategia delle aree interne ha strumentalizzato un documento del Governo facendo parlare di “eutanasia” delle aree interne. Ci sono quattro obiettivi da raggiungere fra i quali il mantenimento dello stato in cui si trova un territorio, che significa mantenere i servizi ivi esistenti. È l’area interna che decide quale obiettivo porsi e non deve essere necessariamente quest’ultimo. Noi continueremo ad attrarre nuovi residenti. Con le Green Community, stiamo valorizzando la nostra area in ottica green. Non sono risorse sprecate per una popolazione ridotta. Mantenere la popolazione in montagna serve a mantenere il territorio. I cambiamenti climatici avrebbero conseguenze assai peggiori a fronte di una montagna desertificata, senza nessuno che se ne prende cura. Le risorse spese per la montagna sono investimenti per l’intero territorio. I risultati delle strategie non possono essere immediati ma speriamo che l’auspicata inversione sia alle porte. Da soli non si fa nulla ed è fondamentale la rete e la collaborazione che si crea fra noi».

Gianni Nuti, sindaco di Aosta, è intervenuto dicendo: «Se si guarda Aosta dalla Becca di Nona sembra un cetaceo spiaggiato su un territorio un po’ alieno e il rapporto con ciò che c’è intorno è visivamente critico. Abbiamo 300 persone in meno da un anno all’altro, il tasso di natalità è del 5,2 per mille rispetto al 6,3 nazionale. La popolazione invecchia e ha un’età media di 47,7 anni. Non è che muore la città e rimane la montagna intorno? O ci si sviluppa tutti insieme, con un altro approccio, scardinando la logica del centro e delle periferie. Bisogna poter raggiungere il territorio e implementare forme di viabilità interna. Devono poter fluire anche i dati, in particolare quelli medici e sanitari. Auspico un modo di fare politica che permetta di costruire modelli cogenerativi ricchi di volontà di cooperare».

Il deputato Franco Manes ha affermato che la parte debole del processo è il legislatore: «Uncem è un braccio operativo importante per noi parlamentari. Martedì 8 luglio ci sarà il voto finale, alla Camera, della Legge Montagna prima del passaggio tecnico al Senato. Speriamo che questa legge sia produttiva ma il vero problema è che mancano le risorse: 200 milioni sono ridicoli rispetto alle esigenze che i territori di montagna hanno. Le Aree interne hanno bisogno di essere sostenute per guardare al futuro e hanno bisogno che il Governo le aiuti. Bisogna passare dal concetto di Montagna a quello di Montagne, perché non è possibile generalizzare. Però a Roma vi è scarsa sensibilità e i recinti ideologici impediscono un confronto sereno. Questo limite è avvilente. C’è tanta confusione nel comprendere il significato dei finanziamenti, soprattutto quando si tratta di risorse immateriali che poi è difficile perennizzare».

L’intervento di Luciano Caveri, assessore agli Affari europei, innovazione, PNRR e politiche nazionali per la montagna, è stato arrticolato: «Le Alpi sono un esempio tangibile degli sviluppi che ci sono stati nel tempo. Il problema della montagna è innanzitutto un problema di autonomie ma viviamo in un’epoca di centralizzazione (a Roma ma anche a Bruxelles). Dovremmo essere un terreno di sperimentazione. Ma stare assieme non è sempre facile, perché ci sono abitudini radicate all’individualismo. Bisogna avere una direttiva europea sulla montagna, nella consapevolezza che le politiche sono principalmente nazionali. Serve, nella prossima legislatura regionale, un assessore all’adattamento al cambiamento climatico. Sono meno ottimista sulla demografia, perché il rapporto del più grande demografo italiano, Alessandro Rosina, colpisce al cuore: senza una urgente inversione di tendenza della natalità il rischio è di scivolare in una spirale negativa che indebolisce le possibilità di sviluppo economico e di sostenibilità sociale. Le conseguenze maggiori si sentiranno nei prossimi 15 anni. Oggi c’è la necessità di lavorare molto sull’economia, trovare il modo di lavorare assieme, facendo un punto della situazione e facendoci portavoce anche delle altre montagne».

Roberto Colombero, presidente Uncem Piemonte, ha affermato: «In queste ore definiamo la politica europea del prossimo periodo di programmazione: o le montagne si presentano con una visione e una consapevolezza del valore collettivo che rappresentiamo o continueremo a dare valore a ciò che ci divide invece del tanto che ci unisce. Il tema demografico e quello dell’organizzazione istituzionale sono fondamentali. Se Istat ci dice che saremo 5 milioni in meno, il saldo migratorio non servirà a compensare. Il Paese deve mettere al centro la politica demografica. Rispetto a queste problematiche e alle opportunità che il mondo ci mette a disposizione, i Comuni non sono strumenti idonei. Non affrontiamo il tema dell’abitabilità in modo scientifico. Ci sono incredibili disparità del mercato immobiliare. Lo strumento per affrontare le partite non può che essere quello di aree territoriali più ampie ancorché omogenee. Credo che se vogliamo valorizzare il lavoro del Rapporto, dobbiamo cogliere spunti e ragionamenti. E bisogna ribaltare i rapporti fra centro e periferia grazie a un pensiero collettivo e comune».

L’assessore regionale al Turismo Giulio Grosjacques, in chiusura, ha riferito che i dati sul turismo sono positivi ma alle spalle del turismo ci devono essere delle comunità: «Da noi questo è ancora forte, nonostante il decremento demografico. Stiamo facendo grandi investimenti per tenere la gente in montagna e per dare la possibilità ai dipendenti del comparto di stabilizzarsi. Dobbiamo investire anche sulla destagionalizzazione».

Pubblicato / aggiornato il 05/07/2025 alle 09:58
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