Vai al contenuto

Tre progetti scientifici tra Arpa e Parco Mont Avic

Tre progetti scientifici tra Arpa e Parco Mont Avic (©Angelo Musumarra per bobine.tv) - Daniele Stellin, Davide Bolognini, Davide Sapinet ed Igor Rubbo al tavolo con Henri Diémoz, ricercatore Arpa VdA che spiega il progetto 'UV-watch'

Sono tre i progetti di ricerca scientifica tra l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) Valle d’Aosta e il Parco naturale Mont Avic che saranno realizzati nel corso dei prossimi mesi estivi: «abbiamo sempre cercato di fare in modo che le attività svolte dal parco potessero avere una divulgazione che potesse raggiungere il grande pubblico – ha motivato Davide Bolognini, presidente del Parco naturale Mont Avic, nella presentazione dei tre progetti, avvenuta nel pomeriggio di martedì 3 giugno – sia perché il Parco vive di finanziamenti pubblici e quindi è giusto dare motivazione all’attività che facciamo, sia per il fatto che, all’interno della struttura, ci sono delle persone che lavorano con grande entusiasmo ed interesse, che non è scontato. Questi tre studi scientifici porteranno a dei risvolti pratici e quindi è giusto che ci siano anche delle prospettive reali per le attività che facciamo».

«Abbiamo tutti negli occhi le immagini del paese qui vicino del Vallese [il crollo del ghiacciaio che nel pomeriggio di mercoledì 28 maggio ha devastato il villaggio di Blatten, n.d.r.] e gli effetti dirompenti che può avere l’incremento della temperatura sugli ecosistemi – ha aggiunto Igor Rubbo, direttore generale di Arpa VdA – ci sono degli effetti invece più silenziosi che anche essi vanno studiati e approfonditi proprio per comprenderne le cause e le possibili azioni di adattamento, sia per l’essere umano ma anche per la fauna, in quanto l’uomo ha delle responsabilità nei confronti degli altri abitanti di questo pianeta e quindi conoscere ci aiuta anche a trovare le soluzioni per un miglior adattamento. Questi progetti coinvolgono giovani ricercatori che abbiamo assunto e consentono a loro di svolgere degli approfondimenti di ricerca applicata incrementando non solo le proprie competenze, ma più in generale il patrimonio conoscitivo dell’Agenzia, ma anche della regione a cui apparteniamo. Penso sia anche un dovere morale da parte dei nostri Enti, visto che sempre più lamentiamo la carenza di personale qualificato anche in Valle d’Aosta.

UV-watch, misurare l’esposizione umana alla radiazione ultravioletta solare

Il dosimetro indossabile per la rilevazione della radiazione ultravioletta
Il dosimetro indossabile per la rilevazione della radiazione ultravioletta

Il primo progetto è realizzato in collaborazione con l’Università Sapienza di Roma, si sbolgerà durante i mesi di giugno e luglio, periodo di massima intensità dell’irraggiamento solare, e vedrà il personale del Parco dotarsi di dosimetri elettronici indossabili al polso per rilevare la quantità di radiazione ultravioletta (UV) effettivamente ricevuta dalle persone durante le normali attività all’aperto, soprattutto in ambienti di alta quota.
«Questo progetto lo abbiamo chiamato così, proprio perché oltre a guardare ed a monitorare l’ultravioletto, lo facciamo con una specie di orologio – ha spiegato Henri Diémoz, ricercatore di Arpa VdA – un dosimetro indossabile, uno strumento miniaturizzato che è un vero e proprio registratore di radiazioni ultraviolette. Si indossa esattamente come un orologio ed è stato dimostrato che il polso è un sito rappresentativo dell’esposizione del corpo umano. Il personale del Parco durante le normalissime attività all’aperto lo indosserà per un mese e mezzo e questo ci darà delle preziose informazioni su quanta radiazione solare, in particolare ultravioletta prendono le persone in un contesto montano e in condizioni di vita e di lavoro reali. In estate è il periodo in cui il sole è più alto e dunque anche più intenso ed anche il periodo in cui gli operatori si spostano a quote maggiori. Sappiamo che maggiore è la quota e maggiore è anche la radiazione solare che si riceve».
«La radiazione UV ci interessa perché fa parte di quella radiazione solare che noi non vediamo con gli occhi e non sentiamo nemmeno con il nostro corpo – ha precisato il ricercatore Arpa – che ha degli effetti molto positivi perché sappiamo che consente la sintesi della vitamina D nel nostro organismo, ma, come tutte le cose, quando si esagera, può avere anche degli effetti negativi e come un fattore di rischio legato ai tumori della pelle, oltre che a malattie degli occhi. Questo discorso è molto importante in un territorio montano come come il nostro, perché è risaputo che in montagna la radiazione UV in particolare è più intensa rispetto al mare perché l’atmosfera è più sottile, visto che ci troviamo più in alto, abbiamo un’aria più pura e questo è un grandissimo vantaggio per i nostri polmoni, ma significa anche che ci sono meno inquinanti in atmosfera in grado di assorbire la radiazione solare. Infine c’è la neve, anche d’estate, che seppur lontana può comunque contribuire ad un’amplificazione della radiazione solare».

Le misurazioni della radiazione ultravioletta in Valle d'Aosta
Le misurazioni della radiazione ultravioletta in Valle d’Aosta

L’obiettivo della campagna, che prosegue l’attività di monitoraggio della radiazione UV avviata da Arpa VdA nel 2004, che hanno mostrato una crescita media del 5% ogni dieci anni in primavera ed estate, sarà quindi quello di determinare il rapporto tra la radiazione presente nell’ambiente e quella che effettivamente raggiunge l’organismo umano, così da valutare gli effetti dell’esposizione professionale e ricreativa in montagna.

Cosa canta? Monitoraggio acustico passivo per lo studio della biodiversità animale

Il secondo progetto, realizzato grazie alle opportunità di ricerca offerte dal progetto Agile Arvier: La cultura del cambiamento ha l’obiettivo di studiare la biodiversità animale attraverso l’impiego di registratori acustici esplorando le relazioni tra avifauna, variabili ambientali e la percezione acustica umana in ambienti naturali.
«Il monitoraggio acustico passivo è una metodologia che tramite dei registratori acustici ci permette di registrare qualsiasi rumore o suono dell’ambiente in cui è posizionato il registratore – ha raccontato Sofia Koliopoulos, ricercatrice Arpa – una volta che è posizionato lo strumento nel sito di interesse questo fa lui tutto il lavoro e non è necessario che sia presente un operatore su campo, che dovrà solo occuparsi dell’installazione o ritiro del registratore, oppure la sostituzione della memoria SD. Questo progetto è nato grazie a un a un team multidisciplinare di tecnici Arpa, esperti in cambiamenti climatici, di biodiversità animale, bioacustica, acustica e programmazione. Grazie anche al progetto “Agile Arvier”, finanziato dai fondi Pnrr, è stato possibile acquistare tre registratori acustici che verranno posizionati in tre diversi siti di registrazione, due a Torgnon, in un pascolo abbandonato e in un bosco di larice, entrambi siti “Icos”, dove si misurano e monitorano i flussi di anidride carbonica e acqua dal 2008 e dal 2012 e l’altro in un bosco di abete ad Arvier. Dopo l’installazione dei registratori questi saranno avviati e acquisiranno le registrazioni e sarà importantissima la parte di analisi di queste registrazioni che ha lo scopo di esaminare la fenomenologia del canto degli uccelli in relazione alle variabili ambientali. Negli stessi siti di registrazione saranno effettuati dei rilievi fonometrici in modo da misurare i livelli di rumore durante la giornata sulle 24 ore, calcolare i principali parametri acustici e indici ecoacustici».

Sofia Koliopoulos, ricercatrice Arpa
Sofia Koliopoulos, ricercatrice Arpa

«Uno fra gli obiettivi centrali è di capire come la struttura dei diversi habitat influenzati dai cambiamenti climatici, influenzi e incida sulla composizione specifica della avifauna dove saranno posizionati i siti di registrazione – ha continuato la giovane ricercatrice – questo progetto porrà le basi utilizzare e e validare dei metodi innovativi di acquisizione e analisi di dati bioacustici e anche, ovviamente, l’obiettivo di cercare nei prossimi anni di investigare in modo continuativo su scale temporali ampie così da capire quali possano essere gli effetti del cambiamento climatico sulla biodiversità animale. Un solo anno non è sufficiente perché non si può parlare di clima per un periodo così breve, ma saranno necessari più anni».
Saranno anche organizzate due passeggiate sonore, durante le quali saranno raccolte, tramite un questionario, le percezioni soggettive dei partecipanti in merito ai paesaggi sonori naturali.

Co-Wolf, per una nuova strategia di coesistenza uomo-lupo nella regione alpina

Il progetto Co-Wolf, nato nel settembre 2024, finanziato dal Consiglio nazionale delle ricerche tramite il National biodiversity future center, a valere su fondi Pnrr, punta a trasformare un potenziale conflitto, quello tra uomo e lupo, in un’ opportunità di conoscenza, attraverso il dialogo e la collaborazione.
«Il ritorno del lupo avviene in Valle d’Aosta come nel resto delle Alpi, in maniera completamente spontanea a partire dal 2005 – ha ricordato Daniele Stellin, direttore del Parco naturale Mont Avic – e nel nostro parco nel 2011, con i primi lupi più stabilmente presenti e nel 2016 con la formazione del primo branco stabile. Questo progetto nasce da un bando Pnrr che finanziava studi innovativi per migliorare le conoscenze e noi abbiamo inteso che le conoscenze dovessero essere applicate alla coesistenza tra il lupo e i grandi predatori in genere e le attività umane. Abbiamo individuato come asse di innovazione delle nuove metodologie di analisi, qualcosa che abbiamo chiamato co-monitoraggio con il coinvolgimento di diversi soggetti interessati a questa tematica in tutte le attività del progetto. L’innovazione è quindi nel condurre le attività di studio, acquisendo le conoscenze, dei tecnici, dei guardaparco, degli allevatori e dei volontari, per incrementare le informazioni sulla presenza del lupo nel parco e promuovendo nello stesso tempo la fiducia reciproca, fino alla diffusione dei risultati in incontri con spazi di confronto e ascolto».

Oltre al lupo, il progetto indagherà sull’eventuale presenza di specie emergenti, come lo sciacallo dorato e la lince, applicando la metodologia Ispra per l’attività scientifica in tutto il territorio del Parco, che interessa tre Comuni, Champdepraz, Champorcher e Fénis. Sono quindi previste attività classiche come i transetti per l’osservazione delle tracce e la raccolta dei campioni, analisi genetiche, l’uso di video-fototrappole e osservazioni con visori notturni, a cui si aggiunge lo studio della dieta attraverso l’analisi dei campioni biologici, fondamentale per comprendere meglio le abitudini alimentari del lupo e la sua incidenza sulla fauna selvatica e domestica.

Daniele Stellin, direttore del Parco natuarale Mont Avic, Davide Bolognini, presidente dell'Ente Parco, Davide Sapinet, assessore regionale al territorio ed ambienti ed Igor Rubbo, direttore Arpa VdA
Daniele Stellin, direttore del Parco natuarale Mont Avic, Davide Bolognini, presidente dell’Ente Parco, Davide Sapinet, assessore regionale al territorio ed ambienti ed Igor Rubbo, direttore Arpa VdA

«Quando si parla di lupi l’unità fondamentale è quella del branco – ha aggiunto Daniele Stellin – nel momento in cui si struttura, occupa un determinato territorio e rimane stabile in quel territorio. Sono diversi branchi che compongono la popolazione di lupi in Valle d’Aosta ed uno, casualmente o forse no, occupa praticamente l’area del Parco. I numeri possono possono variare durante l’anno da un minimo di tre e quattro, che sono la coppia alfa con i cuccioli a 7-8, se i cuccioli dell’anno sono ancora nel branco e se i giovani che andranno in dispersione non sono ancora usciti. La presenza di un branco è un elemento di stabilità perché quando gli animali sono tutti in dispersione i numeri possono variare notevolmente di anno in anno ed anche il comportamento, soprattutto nelle interazioni tra il lupo e gli animali domestici varia molto facendosi più problematico e più difficoltoso, perché il branco conosce il territorio mentre l’animale errante, invece, no e quindi ha dei comportamenti a volte piuttosto sorprendenti».

«Sia l’Arpa sia il Mont Avic sono braccia operative del nostro Assessorato – ha quindi annunciato Davide Sapinet, assessore regionale alle opere pubbliche, territorio e ambiente – due realtà con le quali abbiamo interessanti collaborazioni, e nel prossimo assestamento di bilancio ci sarà una voce che dà ulteriore rilevanza all’ente Parco Mont Avic con l’avvio della procedura per l’acquisizione della nuova sede, che sarà prestigiosa e non potrà che migliorare l’efficacia e l’efficienza di di questo ente».

I risultati del progetto Co-Wolf

Lunedì 12 gennaio 2026 dalle ore 14 ad Aosta, nei locali della Pépinière d’Entreprises (Sala Cogne), si svolgerà il convegno Co-Wolf, monticazione e lupo nel Parco Naturale Mont Avic, evento conclusivo del progetto Co-Wolf, dedicato alla coesistenza tra uomo e lupo nella regione alpina.

Il convegno presenterà al pubblico i risultati del percorso di ricerca e sperimentazione che ha coinvolto, in modo innovativo, tecnici, guardaparco, allevatori e volontari, mettendo al centro il co-monitoraggio come strumento di conoscenza condivisa e dialogo tra scienza e comunità locali.

Nel corso dell’incontro verranno presentati gli esiti del monitoraggio condotto nel Parco Naturale Mont Avic sulla presenza, il comportamento e l’alimentazione del lupo, integrando dati scientifici – come le analisi genetiche, lo studio della dieta e degli habitat – con osservazioni raccolte sul campo grazie al coinvolgimento diretto degli allevatori e dei volontari del progetto Pasturs.

Il programma del convegno prevede interventi tecnici e testimonianze dirette: dal racconto del co-monitoraggio partecipato, al punto di vista degli allevatori, fino all’analisi dei comportamenti della fauna selvatica emersi dai video delle fototrappole. Uno spazio sarà inoltre dedicato al monitoraggio istituzionale del lupo e ai prossimi passi verso la coesistenza, con uno sguardo alle prospettive future nel contesto alpino.

Co-Wolf ha sperimentato un modello di collaborazione che unisce innovazione scientifica e saperi locali, dimostrando come la conoscenza condivisa possa contribuire a ridurre conflitti, contrastare informazioni distorte e costruire strumenti concreti di convivenza tra attività pastorali e grandi predatori.

Il progetto è co-finanziato nell’ambito del programma di ricerca del Centro Nazionale della Biodiversità “National Biodiversity Future Center (NBFC)”, a valere sulle risorse del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) missione 4, “istruzione e ricerca” (Next Generation UE).

La partecipazione al convegno è gratuita e aperta al pubblico, fino a esaurimento posti. Iscrizione consigliata al link: https://forms.gle/n4nuvJiz6PcsNX8E6.

Pubblicato / aggiornato il 30/12/2025 alle 11:41
Visualizzato volte
Categoria: Cultura