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Una legge per la costituzione di parte civile

La Lega Vallée d’Aoste ha depositato in Consiglio Valle, mercoledì 4 febbraio 2026, una proposta di legge regionale che punta a rendere obbligatoria la costituzione di parte civile della Regione nei procedimenti penali legati a reati di violenza, resistenza o oltraggio a pubblico ufficiale commessi sul territorio valdostano contro chi svolge funzioni pubbliche o di servizio.
Il perimetro indicato è ampio: Forze dell’ordine (Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia locale, Corpo forestale), Forze armate, Vigili del fuoco, personale sanitario e sociosanitario, trasporto pubblico locale, scuola e volontari di Protezione civile.

Il testo è essenziale: due articoli. L’articolo 1 stabilisce che la Regione “si costituisce obbligatoriamente parte civile” nei procedimenti per “reati di aggressione” quando l’azione penale è già stata esercitata dal pubblico ministero (richiesta di rinvio a giudizio o decreto di citazione a giudizio). L’articolo 2 contiene la “clausola di invarianza finanziaria”: la legge, nelle intenzioni, “non comporta oneri a carico del bilancio regionale”.

«Il testo è breve, ma è significativo», ha dichiara il capogruppo Andrea Manfrin, presentando la proposta, definita «sperimentale», spiegando che nasce per «introdurre una nuova tutela non soltanto per le Forze dell’ordine, ma anche per tutti coloro i quali ricoprono un ruolo all’interno della pubblica amministrazione». Da qui l’elenco di categorie, ma anche la formula che «copre poi l’universo mondo» con “ogni altro pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio nello svolgimento del proprio ufficio o servizio”.

Il meccanismo, secondo Manfrin, «dispone una cosa molto semplice»: se passa la legge, quando si arriva a processo per un’aggressione a un operatore pubblico «la Regione avrebbe l’obbligo di costituirsi parte civile». Per il capogruppo leghista questo servirebbe a due obiettivi: «un effetto deterrenza», perché «sapere che ci sarà anche una costituzione di parte civile da parte della Regione» sarebbe un disincentivo. Nella relazione la proposta viene motivata con l’aumento delle aggressioni contro operatori pubblici e con l’idea di evitare che le vittime “debbano affrontare da sole i costi processuali”, rafforzando la posizione accusatoria.

Corrado Bellora, consigliere regionale della Lega e avvocato, ha chiarito che la parte civile «è un’azione civile che è esercitata all’interno del processo penale» e che serve «a ottenere un risarcimento del danno», risarcimento che, nelle intenzioni, potrebbe poi essere speso «in iniziative a tutela di queste persone», innescando «una sorta di circolo virtuoso». Bellora ha anche insistito su un punto: costituirsi parte civile «non vuol dire evidentemente criminalizzare qualcuno», perché il processo serve «per accertare la responsabilità» e la parte civile «può anche non concludere» se, nel concreto, l’imputazione «è infondata», rivendicando la scelta politica di fondo: «la costituzione di parte civile è una facoltà, noi cerchiamo di rendere vincolante una scelta che invece è appunto facoltativa».

Marialice Boldi, segretario della Lega Vallée d’Aoste, ha spinto sulla dimensione «di rispetto verso le Istituzioni» e sulla necessità di tutela anche per figure fuori dalla divisa: «un insegnante, una persona che lavora in un ospedale, che esercita una funzione pubblica» e «nei confronti della quale dovrebbe esserci un rispetto rafforzato». Per Boldi non basta l’accertamento penale: «è anche giusto occuparsi della parte civile in modo che ci sia un risarcimento, altrimenti come al solito chi paga mai nessuno». E ha aggiunto, sul clima attuale: «è impensabile sentire cori “Tutto il mondo detesta la police”, per cui mi sembra assolutamente un atto dovuto».

Andrea Manfin ha quindi ribadito che la proposta di legge sia frutto di un lavoro interno con il proprio Dipartimento sicurezza e confronti con altri settori, dal trasporto pubblico alla scuola fino alla sanità, citando una «progressiva deriva» di «minor rispetto» verso alcune figure e un’esposizione crescente al rischio per chi opera «in prima fila» nei servizi essenziali.

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