Martedì 10 marzo 2026, a Roma, sono stati diffusi i risultati dello studio L’economia della Montagna. Impatti e sfide del sistema montagna in Italia, realizzato da PwC Italia su incarico di Anef, Associazione nazionale Esercenti Funiviari aderente a Confindustria. L’analisi prende in esame l’impatto socio economico del turismo montano legato agli impianti di risalita nei territori di Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto e nelle Province autonome di Trento e Bolzano.
Dallo studio emerge come il turismo in alta quota rappresenti un sistema economico complesso capace di sostenere le comunità montane, attivare filiere produttive e generare occupazione. I dati indicano che ogni milione di euro di ricavi turistici generati dai gestori degli impianti di risalita produce oltre cinque milioni di euro di spesa turistica locale e circa otto milioni di euro di giro d’affari complessivo sul territorio, con un impatto occupazionale pari a oltre 68 unità di lavoro annue a livello locale.
L’analisi evidenzia che nei territori considerati, a fronte di 1.111 milioni di euro di spesa turistica destinata agli impianti di risalita tra skipass e servizi gestiti dalle società del settore, la spesa turistica locale complessiva ha raggiunto 5.576 milioni di euro al netto dell’IVA. Questo flusso economico ha generato un giro d’affari pari a 8.941 milioni di euro e ha attivato 75.236 unità di lavoro annue tra occupazione diretta e indiretta.
Il turismo montano contribuisce inoltre in modo significativo alle entrate fiscali locali. Secondo lo studio il gettito fiscale complessivo destinato a Regioni, Province e Comuni delle aree montane analizzate ha raggiunto 548 milioni di euro. In media, per ogni giornata trascorsa sugli impianti di risalita il gettito fiscale locale per primo ingresso è pari a 15,5 euro.
Un altro elemento centrale riguarda gli investimenti infrastrutturali. Sulla base dei dati di bilancio 2024 delle società di gestione considerate nello studio, gli investimenti destinati alla realizzazione o al rinnovo delle infrastrutture come impianti di risalita, sistemi di innevamento, macchinari e fabbricati hanno raggiunto complessivamente 291 milioni di euro. Questo valore rappresenta il 94% del totale nazionale degli investimenti nel settore. La ripartizione territoriale vede il 30% degli investimenti nelle aree di Bolzano, il 27% a Trento, il 21% in Lombardia, il 13% in Valle d’Aosta e il 9% in Veneto. Lo studio evidenzia inoltre che per ogni milione di euro di valore della produzione generato dalle società di gestione analizzate circa 250mila euro sono destinati a nuovi investimenti.
L’analisi affronta anche il tema della sostenibilità ambientale. Gli impianti di risalita producono circa il 6% delle emissioni di anidride carbonica attribuibili al turismo montano e l’introduzione di nuove tecnologie consente risparmi energetici rilevanti. Tra queste figurano i sistemi Ecodrive per le seggiovie e generatori ad alta efficienza utilizzati per l’innevamento programmato, che permettono una riduzione dei consumi energetici fino al 20%. Parallelamente cresce l’utilizzo di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, elemento che riflette l’impegno delle regioni alpine nel rinnovamento delle infrastrutture anche in una prospettiva di sostenibilità.
Lo studio amplia infine lo sguardo al sistema montagna italiano nel suo complesso. In Italia si contano circa 2.500 comuni montani che occupano il 35% del territorio nazionale e ospitano oltre 7 milioni di abitanti, pari a più del 12% della popolazione. Il 51% dei comuni montani presenta un’economia fortemente legata al turismo, con una media di 17 presenze turistiche per abitante, più del doppio rispetto alla media nazionale. In queste aree operano oltre 552.000 unità locali di impresa, di cui 171mila artigiane, che danno lavoro complessivamente a circa 1,8 milioni di addetti.
Dall’analisi emerge quindi come il turismo montano rappresenti un motore di sviluppo per le economie locali e una leva strategica per rafforzare la competitività internazionale delle destinazioni alpine italiane.