Una proposta di legge del PD per i nuovi nati in Valle d’Aosta
(©Angelo Musumarra per bobine.tv) -
La presentazione della proposta di legge da parte dei consiglieri regionali di PD-FP
La Valle d’Aosta invecchia. Nel 2025, i nati residenti sono scesi a 646, il dato più basso degli ultimi anni, in calo da una media già fragile di 770 all’anno. I decessi superano le nascite, le comunità montane rischiano di perdere la massa critica necessaria a mantenere in piedi i servizi. Su questo sfondo, il gruppo Partito Democratico – Federalisti Progressisti ha depositato, il 31 marzo 2026, la proposta di legge regionale n. 14: un contributo pubblico di 1.100 euro, erogato in cinque anni direttamente su un fondo pensione complementare, per ogni bambino nato, adottato o affidato in Valle d’Aosta a partire dal 1° gennaio 2026. .
«Non pensiamo che questa legge risolva i problemi strutturali della denatalità – ha spiegato Fulvio Centoz, estensore tecnico del testo, sgombrando il campo da un equivoco – non abbiamo questa presunzione. Ma se non si comincia da qualche parte, non si arriva mai da nessuna parte».
Il meccanismo è semplice. La Regione eroga 300 euro nel primo anno di vita del bambino, poi 200 euro per ciascuno dei quattro anni successivi, per un totale di 1.100 euro. Dal secondo anno in poi, la famiglia deve contribuire con almeno 100 euro annui per ricevere le rate successive, una quota di corresponsabilità, non un ostacolo. I soldi non sono mai consegnati alle famiglie in forma liquida: vanno direttamente al fondo pensione complementare scelto dalla famiglia, gestito operativamente da Inva SpA. La scelta del fondo è libera: «chiaramente qui abbiamo Fondemain, il fondo territoriale, che è nell’interesse della comunità valorizzare, ma la scelta spetta alla famiglia», e i fondi ammissibili sono tutti quelli previsti dal decreto legislativo 252/2005.
L’ispirazione viene dal Trentino, già operativo con lo stesso contributo dal 2025: «molto banalmente, 1.100 euro perché è lo stesso contributo che dà il Trentino. Può essere di più o di meno, dipende dalla discussione in Consiglio Valle. Non siamo vincolati a questa cifra».

Sul fronte dei costi, stimando un’adesione del 60% sui 770 nati annui, il costo è di 250.000 euro nel 2026, 300.000 nel 2027, 350.000 nel 2028 e circa 500.000 euro a regime: «stiamo parlando dello 0,025% di un bilancio regionale da oltre 2 miliardi di euro – ha poi precisato il consigliere regionale – una cifra che, se c’è la volontà politica, è facilmente recuperabile». La copertura individuata attinge alla Missione 12 (politiche sociali) e alla Missione 20 (fondi di accantonamento): «il capitolo 12.05 ha quasi 4 milioni, noi ne prendiamo 150.000. Gli accantonamenti in bilancio sono 58 milioni nel 2026: ne prendiamo 100.000. Siamo disponibili anche a soluzioni alternative se la maggioranza ha già destinato quelle risorse».
C’è poi un ragionamento di lungo periodo che va oltre i numeri: «la previdenza integrativa è già oggi fondamentale, e lo sarà sempre di più. Se qualcuno comincia a versare a 25 o 30 anni quando trova lavoro, è già tardi. Questo significa investire dalla nascita: i 1.100 euro erogati crescono per 70 anni. Quando si arriva alla pensione è un piccolo gruzzoletto, certo, ma è stato messo da parte. Senza un incentivo pubblico che spinga le famiglie a fare questo ragionamento, probabilmente non lo fanno».
Clotilde Forcellati ha inquadrato la proposta come il primo tassello di un percorso organico che il gruppo intende costruire nei prossimi mesi: «l’azione in Consiglio regionale non può essere a spot: deve essere un percorso. Questa è la prima proposta». Forcellati ha anticipato due lavori ancora «in embrione»: una proposta sui congedi parentali, con attenzione specifica all’implementazione del congedo dei padri, e una proposta sulla gratuità e universalità dei servizi per la prima infanzia, la fascia zero-sei. «La popolazione è pronta, dovrebbe esserlo anche la politica. Se, da una parte, le famiglie possono contare su servizi e congedi, e dall’altra c’è una misura che parla del futuro dei loro figli, il messaggio è diverso: la Regione ci crede davvero».
Il tema della visione è quello su cui Forcellati è tornata con più forza: «la politica regionale, in questo momento, manca proprio di visione. Non quella dell’oggi, ma quella che traguarda oltre i cinque anni di consigliatura. Dobbiamo portare la comunità a fare un ragionamento un po’ meno legato al “qui ed ora”. È la cosa più importante che la politica dovrebbe fare, prima di qualsiasi altra».

Il capogruppo Jean-Pierre Guichardaz ha messo la proposta in una prospettiva più ampia, sia storica che politica. Ha ricordato di essere stato nel primo Consiglio di amministrazione di Fopadiva, l’antenato di Fondemain, operativo dal 2004, e ha sottolineato il parallelismo con il Trentino e il suo Laborfonds: «siamo le due Regioni che hanno i fondi pensione territoriali strutturati. Non è un caso che siamo noi a fare questa proposta insieme».
Guichardaz ha motivato la proposta come leva per una spinta culturale prima ancora che economica: in Valle d’Aosta ci sono oggi circa 7.500 aderenti alla previdenza complementare, mentre in Trentino sono 150.000. «Culturalmente è un’idea completamente diversa. Quindi questa misura va anche nella direzione di costruire educazione finanziaria, di mettere tasselli che responsabilizzino la comunità rispetto al dopo. Non vedere solo il contingente».
Sul piano dell’innovazione, Guichardaz non ha nascosto l’orgoglio per la proposta di legge: «non esiste un modello così nel resto del mondo. Ci sono forme di assegno alla natalità, di costruzione di fondi per i bambini, ma questo sistema, di presa in carico previdenziale sin dalla nascita, con corresponsabilità della famiglia, è qualcosa di estremamente innovativo. Insieme al Trentino, siamo pionieri».
E poi un appello che suona anche come invito alla maggioranza: «la speranza è che questa proposta non si blocchi sul “chi l’ha presentata”. Il Trentino non è oggi una realtà di centrosinistra, e lo sappiamo. Questa è una misura che prescinde da chi l’ha proposta. L’abbiamo presentata noi, ma è uno strumento che altri hanno già messo in funzione e che può tranquillamente, con costi ridottissimi, diventare una vera politica della famiglia».
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Pubblicato / aggiornato
il 15/04/2026 alle 14:54
Categoria:
Politica e Amministrazione