Il monitoraggio degli accumuli nevosi sui ghiacciai valdostani evidenzia un inverno 2025/26 caratterizzato da una situazione differenziata tra Timorion e Rutor. È quanto emerge dalla prima fase della campagna scientifica condotta da Arpa Valle d’Aosta, che si è conclusa con le misurazioni effettuate domenica 17 maggio sul ghiacciaio del Timorion, in Valsavarenche, e venerdì 22 maggio sul ghiacciaio del Rutor, a La Thuile.
L’attività di monitoraggio, che consente di quantificare la neve accumulata durante la stagione fredda, rappresenta il primo passaggio per valutare lo stato di salute dei ghiacciai. Il bilancio definitivo sarà completato al termine dell’estate, quando le successive rilevazioni permetteranno di misurare anche la fusione della neve e del ghiaccio perenne e quindi la variazione complessiva della massa glaciale.
La campagna è stata caratterizzata dall’introduzione di una nuova tecnologia basata su scansioni LiDAR effettuate tramite droni. Il sistema, già impiegato in maniera estensiva sui due ghiacciai, consente di ottenere modelli tridimensionali ad altissima risoluzione e di ricostruire con precisione centimetrica la distribuzione e lo spessore del manto nevoso, superando i limiti delle tradizionali misurazioni puntuali.
Sul ghiacciaio del Timorion, i dati mostrano una marcata flessione rispetto agli ultimi anni. Dopo l’inverno eccezionale del 2023/24 e una stagione 2024/25 leggermente superiore alla media, gli accumuli registrati a maggio risultano sensibilmente inferiori alla media storica della serie iniziata nel 2001.
La scansione con drone ha interessato l’intera superficie del ghiacciaio, permettendo di mappare gli spessori della neve con un livello di dettaglio senza precedenti. Le verifiche effettuate manualmente su 186 punti hanno confermato la piena affidabilità dei rilievi. Gli spessori misurati variano da 130-230 centimetri nelle zone più basse fino a 230-400 centimetri nelle aree più elevate. L’accumulo medio specifico è stato calcolato in 751 millimetri equivalenti in acqua, un valore inferiore alla media storica.
Diversa la situazione del ghiacciaio del Rutor, che presenta valori superiori alla media del ventennio di riferimento 2005/26, anche se inferiori rispetto alle ultime tre stagioni invernali.
Il rilievo LiDAR ha coperto l’83% dei circa sette chilometri quadrati del ghiacciaio. Le attività sono state svolte in collaborazione con il personale specializzato del Servizio Meteomont dell’Esercito italiano del Centro Addestramento Alpino, consentendo di mappare in sicurezza anche le aree maggiormente crepacciate. Le misurazioni manuali effettuate su 82 punti hanno confermato l’elevata coerenza dei dati raccolti.
Nei settori superiori del Rutor, tra 3.250 e 3.350 metri di quota, sono stati rilevati spessori della neve compresi tra 300 e 320 centimetri, mentre nella parte inferiore del ghiacciaio la coltre nevosa raggiunge mediamente i 250 centimetri. L’elaborazione finale ha restituito un accumulo medio di 1.580 millimetri equivalenti in acqua.
