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La proposta di AVS sull’istruttoria per l’affidamento delle concessioni idroelettriche

Il gruppo in Consiglio Valle di Alleanza Verdi e Sinistra – Rete Civica VdA ha depositato, martedì 7 luglio 2026, la proposta di legge regionale 21 per avviare un’istruttoria tecnica affidata a Finaosta sull’affidamento delle grandi derivazioni d’acqua a società a totale partecipazione pubblica. L’obiettivo dichiarato è chiaro: utilizzare fino in fondo la possibilità, unica nel panorama nazionale, prevista dalla norma di attuazione dello Statuto speciale per assegnare direttamente, senza gara, le concessioni in scadenza nel 2029 a CVA, trasformandola in una vera società in‑house e facendone il perno della transizione energetica verso una Valle d’Aosta fossil fuel free entro il 2040.

La proposta è stata redatta in un momento cruciale: dopo il via libera unanime dell’Assemblea consiliare allo schema di norma di attuazione sulle derivazioni d’acqua, il 21 maggio 2026, si attende ora il decreto legislativo del Governo che aprirà definitivamente alla potestà legislativa regionale su un settore strategico come l’idroelettrico. Sul tavolo ci sono 29 concessioni su 32 utilizzate da CVA in scadenza nel 2029, e Chiara Minelli, capogruppo di AVS – Rete Civica VdA in Consiglio regionale, sostiene che i tempi per decidere come riassegnarle, tramite gara, società mista, partenariato pubblico‑privato o affidamento diretto, sono già stretti rispetto ai 12 mesi indicati dalla norma per approvare la futura legge regionale.

Il cuore del dibattito è proprio la lettera d dell’articolo 3 della norma di attuazione: oltre ai modelli classici, la Valle d’Aosta si vede riconoscere la possibilità di affidare le concessioni senza gara a una società a totale controllo pubblico, costituita per soddisfare preminenti interessi generali connessi alla produzione di energia nel territorio regionale, nel rispetto del diritto europeo sulle società in‑house. Una peculiarità che non riguarda le altre Regioni, né ordinarie né a statuto speciale, e che AVS rivendica come frutto di un lavoro politico iniziato nel 2019, quando il gruppo aveva scelto di puntare sulla norma di attuazione contro l’ipotesi di quotazione in borsa di CVA.

Chiara Minelli ed Eugenio Torrione, consiglieri regionali di AVS - Rete Civica VdA
Chiara Minelli ed Eugenio Torrione, consiglieri regionali di AVS – Rete Civica VdA

Per i firmatari, la proposta di legge 21 non è la norma definitiva sulle concessioni, ma «il passo preliminare» per arrivarci con un quadro tecnico chiaro. L’articolo 1 lega esplicitamente l’affidamento delle concessioni a una società totalmente pubblica (la stessa CVA), all’obiettivo di autonomia energetica e alla transizione verso una Valle d’Aosta liberata dai combustibili fossili entro il 2040, come già indicato dagli atti consiliari. La stessa norma richiama le leggi regionali che hanno definito negli anni la missione di CVA: non un semplice operatore sul mercato dell’energia ma lo strumento istituzionale attraverso cui la Regione indirizza lo sfruttamento delle fonti locali a beneficio del territorio.

Il nodo tecnico è racchiuso nell’articolo 2. La Regione affida a Finaosta una doppia istruttoria. Da un lato, si chiede alla finanziaria regionale di individuare nel dettaglio le modifiche statutarie, proprietarie e organizzative necessarie perché CVA possa assumere la fisionomia richiesta alle società in‑house dal diritto dell’Unione: controllo analogo da parte della Regione (anche tramite Finaosta), prevalenza dell’attività svolta nell’interesse dell’Ente pubblico, assenza di partecipazione privata. Dall’altro, si chiede di analizzare le conseguenze di un eventuale mancato affidamento delle concessioni a CVA, con attenzione alla capacità della società di mantenere la propria missione istituzionale, alle ricadute economiche e patrimoniali e agli effetti sul fronte occupazionale.

Dentro questa istruttoria, il passaggio più delicato è quello indicato dal punto D della relazione: individuare le attività da scorporare e le relative modalità di gestione. La proposta fissa un perimetro netto: si potranno ipotizzare scorpori solo per attività estranee alla missione pubblica definita dalla legge istitutiva di CVA e non giustificabili in termini di economie di scala o altri recuperi di efficienza sulla funzione principale. In prospettiva, si tratta di chiarire se e quanto la società dovrà “sdoppiare” la propria anima, separando eventuali attività più spiccatamente orientate al mercato da quelle che devono restare strettamente legate agli obiettivi energetici della Regione, in modo da rispettare la soglia di prevalenza richiesta dal modello in‑house.

L’articolo 3 sposta l’attenzione sul momento in cui la futura legge regionale sulle concessioni dovrà scegliere il modello di affidamento. Finaosta è chiamata a fornire gli elementi tecnici per la “motivazione qualificata” che la norma di attuazione rende obbligatoria in caso di affidamento diretto: una motivazione che dovrà spiegare nel merito perché la Regione decide di non ricorrere alla gara, alla società mista o al partenariato pubblico‑privato e perché ritiene più coerente, rispetto all’interesse generale, mantenere le concessioni in capo a una società totalmente pubblica. Parte integrante del mandato è la stesura di un cronoprogramma: un calendario operativo che garantisca continuità nell’esercizio degli impianti durante il passaggio tra approvazione della norma di attuazione, definizione della legge regionale e perfezionamento dei nuovi affidamenti.

I tempi sono scanditi dall’articolo 4: entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge, Finaosta dovrà trasmettere un rapporto preliminare alla Commissione consiliare competente, che avrà 30 giorni per formulare eventuali osservazioni. Entro il mese successivo, la finanziaria regionale presenterà il rapporto conclusivo al presidente della Regione e al presidente del Consiglio, con l’esito dell’istruttoria tecnica e il cronoprogramma. La clausola di invarianza finanziaria, infine, precisa che il lavoro di Finaosta non comporterà nuovi oneri per il bilancio regionale.

Elio Riccarand, coordinatore di AVS - Rete Civica VdA durante la presentazione della proposta di legge
Elio Riccarand, coordinatore di AVS – Rete Civica VdA durante la presentazione della proposta di legge

Giovedì 9 luglio, durante la conferenza stampa di presentazione, alla quale hanno partecipato, tra il pubblico, anche alcuni dirigenti di CVA, Minelli ha rimarcato come la stessa CVA, allo stato attuale, non possa essere considerata una società in‑house e come sia quindi indispensabile avviare subito gli approfondimenti tecnici, senza attendere l’entrata in vigore della norma di attuazione, per non perdere tempo prezioso rispetto alle scadenze del 2029.
Eugenio Torrione ha collegato l’obiettivo della transizione energetica al 2040 a una prospettiva anche imprenditoriale: l’elettrificazione dei consumi implica un ampliamento significativo della produzione e quindi un orizzonte di sviluppo per CVA, purché la strategia sia guidata dalla Regione e non lasciata alle sole logiche di mercato. Elio Riccarand, coordinatore regionale di AVS – Rete Civica VdA ha insistito sulla necessità di una nuova visione, centrata sull’utilizzo in loco della produzione rinnovabile, sul fotovoltaico diffuso sui tetti e sull’autonomia energetica, criticando le scelte degli ultimi anni, in cui la società avrebbe puntato soprattutto a rafforzarsi sul mercato nazionale delle rinnovabili.

Sul piano tecnico‑giuridico, AVS si è avvalsa della consulenza di Giovanni Maria Caruso, docente di diritto amministrativo e avvocato cassazionista, impegnato da anni nello studio dei rapporti fra Pubbliche amministrazioni e società partecipate e dei modelli di società in‑house. I suoi pareri sul rapporto tra Regione e CVA hanno accompagnato le iniziative del gruppo e hanno contribuito alla stesura della proposta di legge.

Chiara Minelli ha ribadito che la Regione utilizza da anni i dividendi della società per finanziare una parte rilevante delle proprie politiche pubbliche e che nessuno mette in discussione il valore economico di questo contributo. Ma ha anche sottolineato che, per AVS, l’etica di una società totalmente pubblica si misura prima di tutto nella coerenza con la sua missione istitutiva: restare uno strumento della transizione energetica e dell’autonomia energetica della comunità valdostana, più che un player alla ricerca di nuove quote di mercato fuori valle.

In questa chiave, la proposta di legge 21/XVII non interviene sui singoli comportamenti di CVA ma chiede alla Regione di assumersi fino in fondo la responsabilità degli indirizzi. Rendere la società in‑house, scorporare le attività estranee alla missione pubblica, motivare in modo trasparente un eventuale affidamento diretto delle concessioni significherebbe, nelle intenzioni di AVS, riportare il baricentro della governance su un criterio di interesse generale: una CVA totalmente pubblica che, pur continuando a garantire utili al bilancio regionale, orienti le proprie scelte industriali in modo prioritario verso la decarbonizzazione, con l’uso in loco dell’energia prodotta e la riduzione delle disuguaglianze energetiche sul territorio.

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