Dal piccolo osservatorio di Saint‑Barthélemy alla rivista scientifica Nature Astronomy: è il percorso compiuto dall’Osservatorio astronomico della Regione autonoma Valle d’Aosta grazie a uno studio dedicato a Callicore, una fra le più piccole lune irregolari di Giove. La ricerca rappresenta la prima caratterizzazione fisica di questo satellite e apre la strada a un possibile sorvolo da parte della missione europea JUICE all’inizio del prossimo decennio.
Il risultato nasce da una rara occultazione: nella notte tra domenica 15 e lunedì 16 dicembre 2025, la piccola luna gioviana si è messa esattamente tra la Terra e una stella di dodicesima magnitudine, producendo un brevissimo calo di luce. All’Osservatorio astronomico di Lignan l’evento è stato seguito da Jean-Marc Christille, direttore della Fondazione Clément Fillietroz che gestisce la struttura, e dal tecnologo Stefano Sartor, grazie al telescopio principale da 810 millimetri e a due telescopi da 400 millimetri della Terrazza scientifica.
Per registrare un’eclisse in miniatura di meno di due decimi di secondo, il team ha messo a punto alcuni procedimenti osservativi specifici: un algoritmo ha distribuito in modo automatico e ottimizzato i tempi di ripresa tra i tre strumenti, aumentando la probabilità di cogliere l’istante esatto in cui Callicore oscurava la stella. Secondo i ricercatori il fenomeno è paragonabile “a vedere da Aosta una moneta da un euro che rotola sulla punta della Groenlandia davanti ad una lampadina, in un tempo più breve di un battito di ciglia”.

L’osservazione valdostana si inserisce in un progetto internazionale coordinato da Juan Luis Rizos, dell’Instituto de astrofísica de Andalucía (IAA‑CSIC), che ha sfruttato il catalogo stellare prodotto dalla missione Gaia dell’ESA per individuare la rara occultazione. A supporto, nelle settimane a cavallo dell’evento, sono stati utilizzati alcuni tra i più avanzati strumenti dell’astronomia contemporanea: dal telescopio orbitale Hubble space telescope al Gran telescopio Canarias, con il suo specchio di oltre dieci metri.
Nonostante il coinvolgimento di osservatori da Stati Uniti, Canada, Francia e Turchia, tra meteo avverso, problemi tecnici e limiti geografici solo l’Osservatorio valdostano è riuscito a registrare direttamente il fenomeno: «nella scienza anche i risultati negativi hanno valore, perché pongono dei vincoli – ha osservato Christille, che presentato pubblicamente l’articolo pubblicato da Nature Astronomy nel pomeriggio di venerdì 24 luglio 2026 – ma in questo caso la combinazione di competenze e strumenti ci ha permesso di portare a casa una misura decisiva».
Callicore, scoperta nel 2003, appartiene al gruppo di Carme, un insieme di satelliti gioviani che orbitano in senso retrogrado, cioè opposto alla rotazione del pianeta. Si tratta di lune irregolari, probabilmente frammenti di un unico corpo celeste più grande, catturato dalla gravità di Giove e poi distrutto da una collisione avvenuta miliardi di anni fa. Callicore è uno dei membri più piccoli del gruppo, con un diametro compreso tra quattro e cinque chilometri.
Lo studio pubblicato su Nature Astronomy aggiorna orbita, forma, dimensioni e brillantezza del satellite, riducendo in modo significativo le incertezze sulla sua posizione: da un margine superiore a 1.500 chilometri si passa a circa 260 chilometri, con la possibilità di affinare ulteriormente la misura in prossimità di un eventuale incontro con una sonda.
La riduzione dell’incertezza sulla traiettoria di Callicore è cruciale per la missione JUICE (Jupiter Icy Moons Explorer), lanciata dall’ESA nel 2023 per studiare il sistema gioviano. Benché il gruppo di Carme non rientri tra gli obiettivi principali della sonda, durante l’esplorazione delle lune maggiori la piccola Callicore potrebbe trovarsi a portata degli strumenti, a cominciare dalla fotocamera multispettrale JANUS e dallo spettrometro visibile‑infrarosso MAJIS, entrambi sviluppati all’Istituto nazionale di astrofisica – IAPS.

Secondo Pasquale Palumbo, ricercatore dell’INAF‑IAPS e responsabile scientifico di JANUS, la maggiore precisione sulla posizione del satellite permette al Centro europeo per le operazioni spaziali (ESOC) di valutare se esistano le condizioni per programmare un sorvolo ravvicinato nell’ottobre 2031. Un eventuale passaggio vicino a Callicore offrirebbe l’opportunità di studiare in dettaglio un satellite irregolare che condivide proprietà con gli oggetti transnettuniani, residui delle fasi iniziali della storia del Sistema solare ma molto più difficili da osservare perché collocati oltre l’orbita di Nettuno.
Il lavoro su Callicore porta la firma, tra gli altri, di Jean-Marc Christille e Stefano Sartor per l’Osservatorio astronomico valdostano, di Juan Luis Rizos come primo autore e di Pasquale Palumbo e Luisa María Lara tra i coautori.
L’attività dell’Osservatorio astronomico di Saint‑Barthélemy, sostenuta anche dalla Fondazione CRT, rientra nel percorso verso il Centro unificato di ricerca scientifica della Valle d’Aosta. Per il presidente della Regione Renzo Testolin questo risultato «conferma il riconoscimento internazionale dell’attività scientifica della Fondazione Clément Fillietroz» e mostra come un osservatorio di montagna possa contribuire alla grande astrofisica contemporanea. Per Testolin «in un contesto globale in trasformazione, investire nella ricerca significa lavorare sulla competitività e sull’attrattività del territorio, mettendo le competenze maturate nel campo dell’astronomia e del trasferimento tecnologico a servizio della comunità regionale».