Katja Centomo e Bribiss, le piccole streghe del bosco
(©Angelo Musumarra per bobine.tv) -
La presentazione di 'Bribiss' ad Aosta con Katja Centomo e Federico Gregotti Zoja
Nel pomeriggio di venerdì 21 agosto 2026 la scrittrice Katja Centomo è tornata nella sua regione d’origine per parlare del suo ultimo lavoro, presentando ad Aosta Bribiss. Le piccole streghe del bosco, primo volume della collana indipendente Magica, davanti a un pubblico di famiglie e giovani lettori.
A guidare la chiacchierata c’era Federico Gregotti Zoja, insegnante di lettere e scrittore aostano, collega di collana di Katja Centomo: entrambi hanno pubblicato per Einaudi Ragazzi nella serie Semplicemente Eroi, dedicata a storie vere di persone comuni diventate protagoniste della grande storia. Gregotti ha firmato Liliana Segre. Una vita contro l’indifferenza, Le pietre d’inciampo, dedicato all’artista Gunter Demnig ed a tredici storie legate ad altrettante pietre della memoria, e Friedl e i bambini di Terezín, mentre Centomo per la stessa collana ha scritto Franca Viola. La ragazza che disse no e, uscito questa primavera, Rita Atria. Una voce contro la mafia. Non è stato un caso, quindi, che sul palco aostano la conversazione sia scivolata più volte proprio su quei libri «di persone comuni come noi», come li ha definiti la stessa Centomo, prima di tornare alle fatine del bosco.
Un hub italo-francese per raccontare la strega
Magica non è una collana come le altre. È un progetto editoriale indipendente ideato da Barbara Canepa e Katja Centomo, che si occupano di individuare autori, sviluppare le storie e curarne ogni aspetto prima di affidarle a due editori co-produttori: Tunué per l’Italia e Oxymore per la Francia, con il supporto operativo dello studio Red Whale fondato dalla stessa Centomo. Un modello che le due autrici avevano già sperimentato ai tempi di Monster Allergy e che permette a Magica di restare proprietaria dei progetti, decidendo tempi e forme della loro pubblicazione contemporaneamente nei due paesi: Oxymore finanzia gli anticipi agli autori, Tunué garantisce la struttura redazionale ed il percorso fino alla stampa.
Il filo conduttore di tutte le uscite è la figura della strega, letta come simbolo di mistero, emancipazione e legame con la natura: un archetipo che Canepa e Centomo hanno dichiarato di voler raccontare «in tutte le sue forme», dal fantastico al noir, senza mai relegarlo ad un unico registro. La collana si sviluppa su tre fasce d’età, bambini, adolescenti e adulti, ciascuna con formati e atmosfere proprie: trilogie per la fascia adolescenti, grandi volumi unici per gli adulti. In autunno, dopo Bribiss e Miao Miao Magic School, arriveranno infatti Twin Stars, scritta a quattro mani da Canepa e Centomo per il pubblico teen, e Cogas, graphic novel per adulti ispirato al folklore delle streghe sarde.

Fifù, Tinsel, Petollina e la piccola Briby
Bribiss è ambientato in un sottobosco incantato abitato da minuscole fate custodi della natura. Tre di loro, Fifù, Tinsel e Petollina, preferiscono gli scherzi alle regole, e si trovano a dover educare la piccola Briby tra guai, magie e risate. Il volume, uscito in libreria in primavera con i disegni di Martina Naldi, è pensato come il primo di una serie: «di solito andiamo per trilogie», ha spiegato Centomo durante la presentazione, anticipando che il secondo capitolo è già previsto per la prossima primavera. Alla fine di ogni episodio, ha raccontato l’autrice, trovano spazio delle schede didattiche che raccontano ai piccoli lettori curiosità reali sugli animali del bosco incontrati nella storia, dalla verla al ghiro allo scarabeo stercorario.
Dietro l’apparente leggerezza del racconto, Centomo ha rivendicato un preciso impianto di valori: «sono scanzonate, pasticcione e alla fine non riescono a rientrare nei ranghi», ha spiegato delle sue protagoniste, «ma come nelle migliori storie il cuore e la luce che hanno dentro le portano, anche senza volerlo, a compiere delle buone azioni». Un meccanismo che rispecchia, a suo dire, le difficoltà reali dei bambini che leggeranno il libro: «ho immaginato di rendere le protagoniste simili ai bambini che leggono, con tutti i difetti e la difficoltà, a volte, a comportarsi bene».
Katja Centomo si è soffermata anche sul rapporto con la giovane illustratrice Martina Naldi, individuata da Barbara Canepa, che nel duo Magica ricopre il ruolo di talent scout dei disegnatori. «Per uno sceneggiatore il lavoro con un disegnatore, se impostato nel modo giusto, è sempre l’inizio di un’amicizia», ha evidenziato Centomo, ricordando come la sceneggiatura di un fumetto sia «come un copione cinematografico», dettagliata ma capace di lasciare sempre spazio alla parte creativa di chi disegna. Prima di scrivere la storia, ha precisato, con Canepa avevano individuato in Naldi «questo amore per la natura, per il microcosmo», e su quella sensibilità hanno costruito il racconto.
Monster Allergy, il fumetto che non invecchia
Il nome di Barbara Canepa riporta inevitabilmente a Monster Allergy: la serie che, nel 2002, legò per la prima volta le due autrici insieme a Francesco Artibani e Alessandro Barbucci, diventando poi anche un cartone animato di successo internazionale. Quel fumetto, oggi vicino al quarto di secolo, non sembra invecchiato: «quando lavoriamo su Monster Allergy lo consideriamo un campo, un angolo in cui possiamo fare veramente quello che ci piace», ha ricordato la sceneggiatrice di Nus, a differenza del lavoro per tanti altri committenti, dove targetizzazioni rigide finiscono per far «invecchiare» prima il prodotto. Un margine di libertà che oggi, ha aggiunto con una punta di amarezza, si è ristretto parecchio: «adesso, in questi ultimi anni, le cose che scrivevamo su Monster Allergy non te le lasciano più dire». Proprio quella lunga storia comune ha reso possibile, vent’anni più tardi, la nascita di Magica: Canepa e Centomo avevano a lungo resistito all’idea di tornare a collaborare, temendo di rivivere le tensioni di una lavorazione seriale da gestire mese dopo mese ma, quando lo hanno fatto, si sono accorte di completarsi a vicenda più di quanto pensassero.

Un bosco che profuma di Valle d’Aosta
Se l’ambientazione di Bribiss non cita mai esplicitamente la sua terra d’origine, Centomo non ha fatto mistero che il milieu delle sue streghette nasce da un immaginario profondamente valdostano: «è evidente che tutto il mio amore, la mia conoscenza, il mio immaginario legato alla natura viene da qui, dal sottobosco della Valle d’Aosta». Nata ad Aosta nel 1971, la scrittrice, oggi divisa tra Roma e la Valle d’Aosta, ha raccontato di aver trascorso l’infanzia in montagna, tra «ore passate da sola a immaginare storie guardando dei piccoli dettagli, degli insetti, degli animali piccoli». Un punto di vista da bambina, capace «di scorgere un universo osservando delle formiche che si muovono», che è rimasto la matrice del suo modo di raccontare la natura, dal sottobosco di Bribiss alla montagna-ostacolo dei suoi romanzi di formazione.
Anche la scelta dei nomi delle protagoniste porta la firma della Valle d’Aosta: Centomo ha svelato con una risata che il nome di Petollina, la fatina che non si lava mai e per questo puzza, un omaggio scherzoso al Pig-Pen di Charles Schulz, gioca con un termine che «non lo sa nessuno al di fuori della Valle d’Aosta». Un piccolo vezzo dialettale nascosto tra le pagine di un libro che, pur avendo debuttato in contemporanea in Italia e in Francia, resta profondamente legato al territorio della sua autrice: pochi mesi fa Bribiss è finito persino tra le letture estive consigliate da una scuola francese, nella versione Bribis, edita da Oxymore.
Non solo fiabe: la sceneggiatrice dei casi veri
Nel corso della chiacchierata Katja Centomo ha ripercorso anche i lati più “adulti” della sua produzione, a partire dalla serie a fumetti 7Crimini, scritta a quattro mani con un avvocato e con la consulenza di magistrati e penalisti per raccontare, romanzati ma rigorosi sul piano giuridico, sette reati diversi. Un lavoro lontano anni luce dal registro fiabesco di Bribiss, così come lo sono i due volumi dedicati a storie vere di donne siciliane legate alla lotta contro la mafia: quello, ormai storico, su Franca Viola, la ragazza di Alcamo che nel 1966 rifiutò il matrimonio riparatore con il suo aggressore, sfidando una legge che fino agli anni Ottanta consentiva allo stupratore di annullare le accuse sposando la vittima, e quello, uscito proprio questa primavera, su Rita Atria, giovanissima testimone di giustizia morta suicida dopo l’uccisione del giudice Paolo Borsellino, raccontata insieme alla storia della cognata Piera Aiello, sopravvissuta e tuttora sotto scorta.
Storie durissime, per un pubblico di ragazzi dagli undici anni in su, che Centomo ha spiegato di affrontare sempre facendo raccontare i fatti a personaggi immaginari della stessa età dei lettori, «per togliermi da un ruolo che sarebbe stato veramente imposto, io che vengo a dare delle lezioni a dei ragazzi giovani». Una scelta narrativa, ha sottolineato, diventata «un po’ il mio marchio di fabbrica», capace di restituire i fatti «in modo onesto ma non eccessivo».

Centomo e Artibani, una coppia (anche) di lavoro
Katja Centomo è sposata con Francesco Artibani, noto fumettista e sceneggiatore anche per Disney, oltre che tra gli autori originali di Monster Allergy, quasi un parallelo con un’altra coppia di scrittori italiani, quella formata da Paola Barbato, sceneggiatrice di lunga data di Dylan Dog ed autrice di thriller, e da Matteo Bussola, firma di storie più intime e delicate: due registri opposti che, come per Centomo e Artibani, convivono sotto lo stesso tetto.
Centomo ha confermato che il confronto professionale in coppia c’è sempre, anche se i due evitano di lavorare fianco a fianco su tutto: «ci sono dei momenti proprio di lavoro insieme, come è stato per Monster Allergy, dove si lavora a stretto contatto come una squadra; ma non sono molti, ed è stato quasi salutare non esagerare, perché altrimenti diventa monotonia». Per il resto, ha aggiunto, «lui è la prima persona a cui espongo un’idea, chiedo se gli piace o no, e lui fa lo stesso con me», al punto da doversi imporre, di tanto in tanto, «di non parlare di lavoro, anche se è molto difficile, perché è un bel lavoro».
Il tema è tornato anche parlando del futuro, e in particolare dei due figli Elena e Leonardo che, senza essere mai stati spinti in questa direzione, hanno scelto entrambi di lavorare nel fumetto: uno come sceneggiatore, l’altra come editor, mentre completa anche una laurea in paleografia. «Non li abbiamo mai spinti a fare nulla – ha raccontato Katja Centomo – anzi abbiamo cercato da subito di far presente quali sono i problemi di un mestiere come il nostro, dove lavori soprattutto da freelance». Alla domanda se consiglierebbe oggi a un ragazzo di intraprendere questa strada, la scrittrice valdostana non si è sbilanciata in facili rassicurazioni: «non potrei dire a qualcuno “fai il fumettista, troverai sicuramente lavoro”: è difficile, probabilmente più difficile di quando ho iniziato io». Ma, ha aggiunto, «viviamo un momento di cambiamenti così ampi e imprevedibili su ogni professione che l’unica bussola resta un’altra: se fai quello che ami, parti con un vantaggio enorme».
Per questo, con i figli, la scelta è stata semplicemente sostenerli in quello che credono, «perché del resto, ormai, certezze non ce ne sono per nessuno».
Pubblicato / aggiornato
il 24/08/2026 alle 17:12
Categoria:
Cultura