Cantiere Cultura: delineate le Linee strategiche 2027-2036
(©RaVdA) -
Ilmanifesto del Cantiere Cultura
La Regione autonoma Valle d’Aosta ha promosso Cantiere Cultura, un percorso partecipativo con operatori, cittadini e visitatori per definire le Linee strategiche del settore Cultura 2027-2036. Il confronto ha analizzato patrimonio, governance, innovazione, accessibilità, digitalizzazione e rapporto tra cultura, ambiente e turismo.
Il report propone di superare frammentazione e programmazione a breve termine attraverso coordinamento stabile, reti territoriali, sostegno alle professionalità, maggiore accessibilità e collaborazione intersettoriale. Le linee strategiche si articolano in quattro assi: innovazione consapevole, crescita condivisa, comunità inclusive e programmazione responsabile.
Il Dipartimento Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Regione autonoma Valle d’Aosta ha promosso Cantiere Cultura, un percorso partecipativo volto a mappare, consultare e ascoltare gli attori culturali che operano sul territorio regionale, come premessa per la predisposizione delle nuove Linee strategiche del settore Cultura della Valle d’Aosta 2027-2036.
Il percorso di consultazione
Tra ottobre e novembre 2025 si sono svolti quattro tavoli territoriali dedicati agli operatori della cultura: enti, associazioni, imprese, agenzie e gruppi attivi nella produzione, gestione, valorizzazione e promozione dei beni e delle attività culturali. Gli appuntamenti si sono tenuti sabato 18 ottobre a Châtillon, per la media Valle; mercoledì 29 ottobre ad Aosta, per il territorio cittadino; venerdì 7 novembre ad Arvier, per l’alta Valle; sabato 8 novembre a Bard, per la bassa Valle. Ai cinque incontri hanno partecipato complessivamente 176 rappresentanti di enti locali, associazioni e realtà imprenditoriali del settore culturale regionale.
Accanto ai tavoli territoriali, gli attori culturali hanno potuto aderire alla mappatura partecipata tramite un form dedicato, mentre cittadini residenti in Valle e turisti sono stati invitati a partecipare alla consultazione online sulla piattaforma Partecipa Vda, condividendo il proprio punto di vista su risorse e potenzialità, sviluppo e innovazione, alleanze e intrecci, coinvolgimento, accessibilità e digitalizzazione. La consultazione è rimasta aperta fino al 12 gennaio 2026.
La restituzione del percorso
Nell’ambito della rassegna Plaisirs de Culture en Vallée d’Aoste, sono stati resi noti i risultati del progetto partecipato. L’evento di restituzione, dal titolo ConneXions, si è svolto venerdì 25 settembre 2026. In questa sede sono state presentate pubblicamente le nuove Linee strategiche del settore Cultura.
La sovrintendente per i beni e le attività culturali, Laura Montani, ha dichiarato: «Con Cantiere Cultura abbiamo scelto di mettere al centro l’ascolto, la partecipazione e la responsabilità condivisa, dando vita e sviluppo a un’azione complessa nata dalla volontà di costruire insieme agli attori della cultura della Valle d’Aosta una visione strategica nuova, capace di rispondere alle trasformazioni del presente e di anticipare le sfide del futuro. La presentazione delle nuove Linee strategiche del Settore Cultura è un momento particolarmente significativo, non solo per restituire gli esiti del lavoro svolto, ma soprattutto perché rappresenterà un nuovo punto di partenza per rafforzare, insieme, un ecosistema culturale più solido, consapevole e inclusivo, in grado di valorizzare pienamente le straordinarie risorse del territorio e di orientare le politiche culturali della Valle d’Aosta per il futuro».
I contenuti del report
Il documento, pubblicato nel marzo 2026, è organizzato in sei capitoli tematici.
Il primo affronta visione strategica, governance e sostenibilità delle politiche culturali, segnalando la necessità di superare la frammentazione dell’offerta – descritta come rischio di “eventificio” ad Aosta e in Bassa Valle, mentre in Media e Alta Valle emerge piuttosto l’esigenza di maggiore continuità delle iniziative diffuse – e proponendo l’istituzione di un coordinamento stabile e di un calendario culturale regionale unico.
Il secondo capitolo analizza patrimonio, comunità e risorse culturali, evidenziando la ricchezza del patrimonio diffuso valdostano – castelli, architetture rurali, cappelle, mulini – e il ruolo strategico del sistema bibliotecario regionale, insieme al valore della pluralità linguistica (francese, francoprovenzale, walser) e al contributo, fondamentale ma fragile, del volontariato culturale nelle vallate laterali.
Il terzo capitolo tratta sviluppo, innovazione e visioni future, sottolineando la necessità di sostenere autenticità e sperimentazione culturale, di riconoscere il lavoro culturale come professione strutturata e di individuare pochi progetti cardine capaci di generare ricadute durature.
Il quarto capitolo affronta coinvolgimento, accessibilità e digitalizzazione, con attenzione al rapporto tra cultura e scuola, alle barriere fisiche ed economiche che limitano la partecipazione in un territorio montano, e al ruolo del digitale come strumento di relazione, non sostitutivo dell’esperienza in presenza.
Il quinto capitolo esamina gli intrecci tra cultura, ambiente e turismo, proponendo strumenti stabili di coprogrammazione intersettoriale e un equilibrio tra valorizzazione del paesaggio culturale e turismo sostenibile, evitando che l’offerta locale sia orientata prevalentemente ai visitatori.
Il sesto capitolo raccoglie proposte trasversali: semplificazione amministrativa, uso flessibile degli spazi culturali sottoutilizzati, continuità dell’ascolto con gli attori del territorio e riconoscimento della cultura come diritto e servizio pubblico essenziale.
Le conclusioni del report individuano nove raccomandazioni chiave: cultura come asse strutturale delle politiche regionali; visione condivisa e programmazione di lungo periodo; governance collaborativa oltre le logiche a silos; sostenibilità del sistema e riconoscimento del lavoro culturale; valutazione dell’impatto orientata alle ricadute reali più che ai soli dati quantitativi; accessibilità ed equità territoriale; innovazione e capacità di visione; intersettorialità come leva di sviluppo; continuità del metodo dell’ascolto nell’attuazione delle future Linee strategiche.
Il manifesto e le linee guida
Il poster diffuso a corredo del percorso presenta il Manifesto per la cultura, illustrato da un albero del melograno – ispirato alla Fontana del Melograno del Castello di Issogne – che ne raffigura simbolicamente le radici e i frutti. Il testo del manifesto recita: «La cultura della Valle d’Aosta vive nelle persone. Vive in chi custodisce la memoria e in chi immagina il futuro […] Vive nelle nostre lingue – italiano, francese, patois e parlate walser – e nelle voci di chi è nato qui e di chi ha scelto di vivere in questa terra […] La cultura siamo noi […] Custodire la cultura significa sostenere chi la rende viva ogni giorno».
Il poster sintetizza inoltre le Linee strategiche per le politiche culturali 2027-2036 in quattro assi: Innoviamo con consapevolezza (valorizzare il patrimonio, sperimentare nuove strade), Cresciamo insieme (sostenere il lavoro culturale, costruire reti), Coltiviamo comunità (accogliere tutte e tutti, accompagnare le persone, raggiungere ogni territorio) e Decidiamo con cura (condividere le scelte, verificare i risultati, programmare il futuro).
L’assessore alla Cultura della Regione autonoma Valle d’Aosta, Erik Lavevaz, ha commentato: «Sintetizzando al massimo ciò che è emerso, vi sono le indicazioni di superare la frammentazione e la logica del breve periodo. Si chiedono quindi programmazione di lungo termine e visione settoriale, per far vivere questo immenso patrimonio in una logica sinergica di rete».
Marco Cau, che ha affiancato la Regione nel percorso, ha spiegato: «Si è costituito un indirizzario di oltre 600 interlocutori e una sessantina di organizzazioni sono già sulla piattaforma, tuttora implementabile. Si è ragionato anche sulle alleanze possibili e sull’accessibilità della cultura. 177 persone e 77 organizzazioni hanno partecipato agli incontri».
La soprintendente Montani è tornata sulle linee strategiche: «Abbiamo cercato di fare sintesi in quattro macroaree e dieci linee strategiche. È emersa la necessità di mettere a sistema i saperi e di superare la frammentazione. Si è parlato della crescita delle professionalità sostenendo le imprese. Parimenti deve essere valorizzato il volontariato. Quando si parla di accessibilità, bisogna considerare non solo l’aspetto fisico ma anche quello economico e cognitivo. Bisogna far capire subito ai giovani il valore della cultura. Bisogna prevedere una programmazione di lungo periodo e stabilire una governance. Questo è un momento di partenza e ora bisogna cominciare a lavorare seriamente. Ci riorganizzeremo dunque al nostro interno per portare avanti queste politiche, che dovranno avere uno strumento attuativo».
Maria Piccio ha illustrato il senso del manifesto: «È un enunciato che raccoglie le parole e i contenuti emersi dal confronto che vi è stato. Vuole essere un megafono di ciò che è stato, con un linguaggio semplice rispetto a quello più complesso che hanno le linee strategiche, che sono anche molto corpose. Sono emerse suggestioni anche per altri contesti e il Cantiere prosegue perché occorrono linee programmatiche triennali di attuazione».
Gli interventi dei responsabili di struttura
Nel corso della presentazione degli esiti del Cantiere Cultura sono intervenuti i responsabili delle diverse strutture della Soprintendenza.
Viviana Maria Vallet, della Struttura Patrimonio storico-artistico e gestione siti culturali, ha sottolineato il rischio di “eventificio”, che va a discapito della continuità delle iniziative: «Non si tratta di fare meno eventi, ma di razionalizzarli, con l’obiettivo di creare nuovi criteri di valore. La cultura è un elemento strategico per la qualità della vita e la coesione sociale. Accanto agli eventi di richiamo è necessario potenziare la relazione continuativa con le comunità. Bisogna passare dalla cultura evento alla cultura partecipazione, valorizzando gli spazi di relazione, le occasioni di ascolto e la coprogettazione con il territorio. La cultura deve diventare fonte di dialogo e parte integrante della vita delle nostre comunità».
Daria Jorioz, della Struttura Attività culturali, espositive e politiche identitarie, ha posto l’accento sul valore della sinergia fra tradizione e innovazione e sull’importanza della cultura immateriale: «È fatta di plurilinguismo, riti, sapere, paesaggio. Le linee guida sono una base di partenza per tutti noi e una ricchezza che non deve andare perduta».
Fausto Ballerini, della Struttura Sistema bibliotecario e archivio storico regionale, ha ragionato sulla dicotomia cultura-educazione: «Dagli incontri emerge che la scuola è riconosciuta come un interlocutore strategico, ma gli interventi restano episodici per la carenza di mediatori. Quindi l’accesso degli studenti al patrimonio dipende dalla sensibilità della singola istituzione o dei singoli insegnanti. Le linee strategiche si propongono di favorire il raccordo fra sistema educativo, culturale e sociale, affinché possano collaborare. I risultati attesi sono l’aumento della partecipazione dei giovani e delle comunità locali, la maggiore presenza della cultura nei percorsi formativi, la maggiore capacità dei luoghi della cultura di essere spazi di apprendimento».
Stefano Marco Debernardi, della Struttura attività tecnico-scientifiche, conservazione, catalogo e progetti cofinanziati, ha parlato dell’arricchimento della risorsa culturale senza svilirla a mero intrattenimento: «Turismo e cultura non possono che essere messi in relazione e la cultura è una risorsa strategica per il turismo. Mancano strumenti condivisi per valutare l’impatto del turismo sulle comunità locali. Le linee promuovono lo sviluppo di tutti i sistemi culturali territoriali, sviluppando un’azione integrata che coinvolga tutti i soggetti che ruotano attorno al settore. La heritage è la rete più ampia e capillare di esperienza culturale sul territorio. Rilevanti saranno i progetti Interreg, che hanno il compito di diffondere e mantenere sul territorio la conoscenza dei beni culturali materiali e immateriali. L’offerta deve essere coerente con l’identità locale per la crescita del territorio e la coesione sociale, avendo come destinatari delle azioni sia i turisti sia la popolazione».
Claudia Françoise Quiriconi, della Struttura Patrimonio paesaggistico e architettonico, ha parlato del binomio cultura-natura: «Natura e cultura sono un sistema di relazioni che ha modellato il territorio e la sua identità. Il concetto cardine è dunque quello di paesaggio culturale: opera combinata della natura e della mano dell’uomo. La montagna è un elemento costitutivo del paesaggio. Le linee parlano della Valle d’Aosta come un territorio nel quale la dimensione alpina della montagna ha contribuito a plasmare l’ambiente, i saperi, le tradizioni e le modalità di collaborazione fra le persone. Il paesaggio non deve essere solo lo sfondo, ma una componente attiva delle politiche culturali regionali. Bisogna progettare iniziative che mettano in relazione il patrimonio culturale con ciò che lo circonda. I segni del paesaggio devono trovare un ruolo all’interno delle politiche culturali. Servono progettualità integrate con turismo sostenibile, educazione e diffusione sul territorio. Il tema della sostenibilità chiede consapevolezza, e la montagna è dunque non solo un bene da promuovere ma anche una responsabilità. L’obiettivo non è organizzare attività culturali in montagna, ma riconoscerla come una delle chiavi di lettura dell’identità e come collante fra tutte le componenti in gioco».
Nathalie Dufour, della Struttura Patrimonio archeologico e restauro beni monumentali, ha affrontato il tema del lavoro culturale: «La cultura è economia. Tante professionalità, che devono essere maggiormente valorizzate, possono ulteriormente svilupparsi. Le linee strategiche hanno cercato di capire come la Soprintendenza potrebbe agire. Innanzitutto sul riconoscimento della professionalità culturale in senso lato. Bisogna promuovere la distinzione. C’è il tema dello sviluppo di filiere culturali, mettendo insieme attività diverse che possono produrre indotti e nuove economie. Le pratiche amministrative potrebbero essere semplificate e snellite. Occorre rafforzare le competenze che formino le nuove generazioni, collaborando con le politiche educative e del lavoro».
Pubblicato / aggiornato
il 25/09/2026 alle 19:15
Categoria:
Cultura