Ghiacciai valdostani 2026: un’altra annata in perdita
(©Arpa Valle d'Aosta) -
Ghiacciaio del Timorion
Anche il 2026 si chiude in perdita per i ghiacciai valdostani. I rilievi di Arpa Valle d’Aosta sui ghiacciai del Timorion, in Valsavarenche, e del Rutor, a La Thuile, registrano per l’anno idrologico 2025/26 una marcata perdita di volume, che conferma il trend di contrazione dei corpi glaciali. Pesano un inverno con meno neve rispetto all’anno precedente e una fusione partita in anticipo.
Con una copertura nevosa più sottile a proteggere la superficie, il ghiaccio massivo ha iniziato a fondere prima rispetto alla stagione 2024-2025, e le alte temperature estive, insieme al prolungato irraggiamento, hanno accelerato i processi di ablazione. Al Timorion il bilancio di massa netto è di -2.830 millimetri di equivalente in acqua, al Rutor di -1.263.
Il ghiacciaio del Timorion
Le misure del 17 maggio 2026 hanno rilevato sul Timorion un accumulo nevoso sensibilmente sotto la media storica, dopo l’inverno eccezionale 2023-2024 e una stagione 2024-2025 sopra la media. La neve è stata mappata con sensori Lidar montati su drone, che hanno scansionato l’intera superficie del ghiacciaio con una densità media di circa 150 punti per metro quadrato, ricostruendo un modello digitale con precisione centimetrica. A terra, le misure manuali hanno trovato spessori tra 230 e 400 centimetri nelle zone sommitali, intorno ai 3.400 metri, e tra 130 e 230 centimetri nei settori inferiori, attorno ai 3.250 metri. L’accumulo medio è stato di 751 millimetri di equivalente in acqua, sotto la media della serie storica avviata nel 2001.
La fusione è arrivata presto. Le immagini satellitari Sentinel-2 del programma Copernicus mostrano i primi segni di scopertura sulla fronte destra già il 12 giugno 2026, quando un anno prima, alla stessa data, il ghiacciaio era ancora interamente innevato. Il 7 luglio un’ampia porzione mostrava il ghiaccio vivo esposto, mentre il 9 luglio 2025 la superficie era ancora protetta da un manto continuo. A fine estate sull’intero ghiacciaio non restava neve.
Il confronto tra i modelli digitali della superficie di fine estate 2025 e 2026 indica un abbassamento medio di 4,90 metri sulla fronte destra, tra 3.170 e 3.250 metri di quota, e di 4,30 metri sulla fronte sinistra, tra 3.200 e 3.250 metri. Il margine del ghiacciaio è arretrato localmente tra 15 e 40 metri. Secondo Arpa, la serie storica dal 2001 conferma una contrazione ormai strutturale, legata al perdurare in quota di temperature elevate che riducono i rinfreschi notturni e anticipano la scomparsa della neve protettiva.
Il ghiacciaio del Rutor
Sul Rutor le misure del 22 maggio 2026 hanno dato un quadro diverso: lo spessore medio della neve è stato di 345 centimetri, pari a 1.580 millimetri di equivalente in acqua, sopra la media del periodo 2005-2026, che è di 1.380 millimetri, ma sotto i valori degli ultimi inverni. L’83% della superficie è stato rilevato con il Lidar da drone, compresi i settori più impervi; il restante 17% con le tradizionali sonde da valanga, usate anche per validare il modello.
La neve ha iniziato a lasciare la parte frontale intorno al 20 giugno 2026, come nel 2025, ma all’inizio di luglio il plateau inferiore era già del tutto scoperto, mentre un anno prima era ancora innevato. Lo conferma lo SmartStake, un ablatometro automatico installato sul plateau inferiore a circa 2.734 metri, che misura in continuo l’abbassamento della superficie: il suo sensore di temperatura ha segnalato il 20 giugno l’emersione dello strumento dalla neve. Tra il 7 agosto e il 5 ottobre lo SmartStake ha registrato, nelle fasi più calde di agosto, tassi di fusione superiori a 6 centimetri al giorno, scesi sotto i 2 centimetri con l’arrivo di settembre. I dati sono stati messi in relazione con le temperature della stazione meteorologica della Fondazione Cima di Savona, vicino alla fronte del ghiacciaio.
Il confronto tra i rilievi aerei del 7 settembre 2025 e del 20 settembre 2026 indica sul fronte destro un abbassamento medio di 5,9 metri e un arretramento di circa 30 metri; sul plateau e sul fronte centrale di 5,2 metri e circa 25 metri; sul fronte sinistro di 4,7 metri, con un arretramento difficile da stimare per la morfologia frastagliata. Un rilievo intermedio del 31 luglio ha permesso di dividere la stagione in due: sulla parte frontale il 56% dell’abbassamento, pari a 3,3 metri, è avvenuto tra il 20 giugno e il 31 luglio, al ritmo di circa 8 centimetri al giorno; il restante 44%, pari a 2,6 metri, tra il 31 luglio e il 20 settembre, con circa 5 centimetri al giorno.
Il bilancio di massa netto 2026 del Rutor è di -1.263 millimetri di equivalente in acqua: la neve invernale è fusa completamente e l’ablazione media sull’intero ghiacciaio ha raggiunto -2.843 millimetri. La stagione si colloca in una posizione intermedia, lontana dal 2021-2022, la peggiore mai registrata con -3.867 millimetri, ma più pesante del biennio tra l’inverno 2023 e l’estate 2025, quando l’abbondante neve aveva protetto più a lungo il ghiaccio e limitato il deficit a -506 e -746 millimetri.
Più neve in quota non basta
Il comportamento del Rutor, osserva Arpa, corrisponde ai più recenti scenari climatici per l’area alpina del Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc AR6). Alle quote elevate le nevicate invernali possono ancora mantenersi su livelli consistenti, talvolta vicini o superiori alle medie storiche, perché un’atmosfera più calda trattiene e trasporta più umidità. Questi apporti, però, sono ormai strutturalmente insufficienti a compensare la fusione estiva, spinta da ondate di calore più lunghe e dall’innalzamento dello zero termico, che accorciano la vita del manto nevoso e lasciano più a lungo il ghiaccio esposto.
Il monitoraggio è condotto da Arpa Valle d’Aosta, che affianca alle campagne di misura sul terreno tecniche di rilievo ad altissima definizione, mantenendo la coerenza con serie storiche di oltre vent’anni. Sul Rutor l’Agenzia si avvale della collaborazione di DigiSky, che esegue i rilievi aerei, e del GlacierLab del Dipartimento Diati del Politecnico di Torino, che supporta l’elaborazione dei modelli.
Domande frequenti
Quanto ha perso il ghiacciaio del Timorion nel 2026?
Il bilancio di massa netto è di -2.830 millimetri di equivalente in acqua, con un abbassamento medio della superficie di 4,90 metri sulla fronte destra e 4,30 metri su quella sinistra.
Perché il Rutor ha perso massa nonostante un inverno nevoso sopra la media?
Le temperature sopra la media in quota hanno fuso tutta la neve e scoperto presto il ghiaccio, che ha perso in media 2.843 millimetri di equivalente in acqua.
Chi esegue le misure sui ghiacciai valdostani?
Arpa Valle d’Aosta, che segue il Timorion dal 2001 e il Rutor dal 2005, con rilievi a terra, droni, voli aerei e immagini satellitari.
Pubblicato / aggiornato
il 04/11/2026 alle 12:28
Categoria:
Cronaca