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Progetto Becca: una guida per i piccoli invasi di montagna

Progetto Becca: una guida per i piccoli invasi di montagna (©RaVdA) - la conferenza finale del progetto Interreg ALCOTRA BECCA

Una strategia per decidere dove, e se, costruire nuovi bacini in quota e una guida tecnica comune a Italia e Francia per progettarli, costruirli e mantenerli: sono i due risultati principali del progetto Interreg Alcotra Becca, presentati a quasi quattrocento tra geologi, ingegneri e architetti dei due Paesi nella conferenza finale di mercoledì 4 novembre 2026, in collegamento da Aosta con entrambi i versanti delle Alpi.

Il nome riassume l’obiettivo: «Bacini Ecologicamente sostenibili e sicuri, concepiti per l’adattamento ai Cambiamenti ClimAtici». Finanziato dal programma di cooperazione Interreg VI-A Italia-Francia Alcotra 2021-2027 nell’ambito dell’adattamento ai cambiamenti climatici e della prevenzione dei rischi, Becca ha un budget di 1.968.276,97 euro ed è coordinato dalla Regione autonoma Valle d’Aosta, con la Regione Piemonte, il Politecnico di Torino, l’Inrae e l’Université Savoie Mont Blanc. Il progetto è partito a ottobre 2023 e si chiuderà sabato 9 gennaio 2027.

Meno neve, estati più secche

Il punto di partenza sono territori che alternano carenza di neve in inverno e siccità severe in estate, con ricadute sull’agricoltura di montagna, sull’approvvigionamento idrico delle comunità, sul rischio di incendi boschivi e sulle stazioni sciistiche. Quando il progetto è stato ideato, nel 2022, l’arco alpino aveva registrato i maggiori deficit di precipitazione d’Europa; da allora i dati hanno confermato la tendenza, e l’estate 2026 è stata la più calda in Italia dal 1950 e la più calda mai registrata in Valle d’Aosta.

I piccoli e medi invasi sono una delle risposte più concrete, ma anche opere tecnicamente complesse: spesso si trovano in posizione dominante alla testata di valli ripide, esposti a piene, colate detritiche, frane e valanghe, e in ambienti ecologicamente ricchi e fragili.

Dove e se costruire

La strategia transfrontaliera parte da un principio preciso: constatare la carenza d’acqua di un territorio non basta a giustificare un invaso. Occorre dimostrare che ci sia davvero acqua da accumulare nei periodi di abbondanza, che accumularla non tolga nulla agli usi già esistenti e che il volume stoccato produca un beneficio misurabile nei periodi di deficit. Il metodo è stato sviluppato su più scale, regionale, di valle e di singolo bacino, e applicato a casi studio in Valle d’Aosta, in Piemonte e in Savoia.

La guida tecnica franco-italiana, redatta nelle due lingue e valida su tutta l’area transfrontaliera, è pensata come uno strumento di lavoro per progettisti, gestori e tecnici comunali e mette a confronto, per la prima volta, le normative e le prassi dei due Paesi. Accanto alla sicurezza delle opere, dedica uno spazio specifico all’inserimento ambientale e paesaggistico degli invasi d’alta quota e alla rinaturalizzazione di quelli esistenti con le tecniche dell’ingegneria naturalistica.

Nel corso della mattinata sono stati presentati anche i metodi geofisici per studiare e monitorare le dighe in terra, i sistemi di impermeabilizzazione con geomembrana sottoposti a sollecitazioni climatiche estreme, le soluzioni per l’integrazione ambientale dei bacini e la gestione della vegetazione sugli sbarramenti. L’ultima sessione è stata dedicata al rischio idraulico: la valutazione del rischio legato alle onde artificiali, lo studio del trasporto di sedimenti causato dalla rottura di una diga, la prevenzione della sedimentazione e il modello di piano di protezione civile per il rischio di cedimento, già sperimentato con le prefetture e con decine di Comuni. I risultati sono a disposizione di amministrazioni, professionisti e gestori che debbano progettare o gestire un invaso in montagna, su entrambi i versanti delle Alpi.

La conferenza è stata organizzata dalla Struttura opere idrauliche e demanio idrico della Regione, capofila del progetto, in collaborazione con l’Ordine dei geologi della Valle d’Aosta e con il riconoscimento di crediti formativi da parte dell’Ordine degli ingegneri e dell’Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori della Valle d’Aosta; i lavori sono stati tradotti in simultanea in italiano e francese.

Pubblicato / aggiornato il 06/11/2026 alle 16:36
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Categoria: Politica e Amministrazione