La collezione Reverberi in mostra ad Aosta
Nel luglio del 2014, al Museo archeologico regionale di Aosta, sono state esposte 90 opere della collezione Reverberi di pittura informale.
La Collezione Reverberi si è costituita nell’arco di circa tre decenni, privilegiando una particolare stagione: quella della pittura informale. Un catalogo ricco, che da un lato esalta la centralità dell’investigazione europea, e dall’altro dedica ampio spazio a quella declinazione dell’Informale caratterizzata dalla dissoluzione della “figura” (come è testimoniato dall’esperienza CoBrA) e da originali evoluzioni di esperienze concettuali (come nei casi di Novelli e di Bendini). La “Stagione Informale” della Collezione Reverberi presenta quindi opere di Burri, Fautrier, Afro, Perilli, Santomaso, Marfaing, Appel, Jorn, Dorazio, Olivieri, Bargoni, Lindstrom, Shiraga, Manzoni, Schumacher, Nitsch, De Maria, Francis, Hartung e altri, grazie alle quali riesce a offrire uno spaccato di altissimo livello italiano, europeo ma anche internazionale.

Le opere in mostra presentano una precisa testimonianza dell’arte del dopoguerra, contrassegnata dalla consapevolezza della natura effimera e priva di certezze del presente: essa si traduce in una frustrazione della visione, frutto di un primato che viene riconosciuto al gesto espressivo, alle dinamiche del segno e della materia. Rivoluzione del gesto, poetica del colore e della materia sembrano i veicoli originali cui affidare la creazione artistica, specie attraverso il mezzo della pittura. Automatismi psichici di matrice surrealista e attenzione per le varianti delle filosofie dell’esistenza vanno a comporre quel singolare e composito organismo artistico e culturale che solitamente viene definito Informale.

Le vie dell’Informale sono molteplici, così come molteplici sono le consapevolezze che gli artisti vengono manifestando. Quella che appare più solida e destinata a durare nel corso del tempo è un’innegabile attenzione nei confronti della pratica della pittura, per quanto non più contenibile nei confini di una forma, nei limiti di una composizione che sembra costringere gli spazi di libertà della creazione. In una parola, si tratta di una pittura per la quale – come scrisse nel 1946 Francis Ponge presentando una mostra di Jean Fautrier – “la bellezza ritorna”. Ma si tratta di una bellezza tra virgolette, che può ritornare a condizione di sconvolgere i canoni espressivi che l’hanno preceduta. Non si rinuncia alla narrazione, piuttosto l’immagine si traduce in luogo in cui la libertà creativa dell’artista prende corpo attraverso una conversione dall’ignoto e dall’indicibile, intesi sia come lascito di una storia sempre più frammentata e disumanizzata, sia come groviglio dell’inconscio.

Alcuni cenni sull’artista: Gian Piero Reverberi è musicista, arrangiatore e produttore. A lui sono legati molti dei maggiori successi di cantautori italiani, e non solo, come Gino Paoli, Luigi Tenco, Fabrizio De André, New Trolls, Le Orme, Lucio Battisti, Ornella Vanoni, Lucio Dalla, Paul Anka, Patty Pravo e Sergio Endrigo. Nel 1979 fonda il gruppo Rondò Veneziano che raggiunge l’apice del successo vendendo 20 milioni di copie in tutta Europa, con le sue originali musiche baroccheggianti. Accanto alla passione professionale per la musica, Reverberi ha coltivato infatti un’altra travolgente passione, quella per l’arte: tutte e due vissute da attento spettatore del suo tempo, con la capacità di cogliere le novità che emergevano sulla scena mondiale.
Pubblicato / aggiornato
il 24/02/2021 alle 20:30
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Categoria:
Cultura / Video