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Enti locali: tensioni per l’elezione della squadra di Manes

Enti locali: tensioni per l’elezione della squadra di Manes

Sembra essere una costante, nel 2018, per l’Union valdôtaine: vince ma ne esce sconfitta.

Era successo, il 20 maggio, alle elezioni regionali: ha ottenuto il maggior numero di voti di lista, ma ha vinto la Lega. Perché ha ottenuto lo stesso numero di seggi (pur con i resti) ma sono tutti suoi, mentre Uv ne ha uno di Epav (e poi un altro lo ha perso con l’uscita di Rini); perché la Lega non c’era un Consiglio Valle, mentre Uv è regredita rispetto ai 13 seggi del 2013.
Ed è successo, martedì 10 luglio, all’elezione del Comitato d’indirizzo del Consiglio permanente degli enti locali della Valle d’Aosta e del Consiglio d’Amministrazione del Consorzio degli enti locali della Valle d’Aosta.
Franco Manes aveva posto, quale condizione per accettare la rielezione a presidente, di poter scegliere la propria squadra, smagrendola da 12 a 5 componenti, in ossequio alla Legge Madia. L’ha proposta ai colleghi sindaci ed è stata eletta.
Dunque Manes e l’Union valdôtaine (visto che Speranza Girod, Riccardo Bieller e Giulio Grosjacques sono tesserati, mentre Enrica Zublena è indipendente ma d’area) hanno vinto.
Ma in fondo no. Perché 42 hanno votato a favore dell’indicazione di Manes mentre 17 erano contrati e 4 hanno lasciato bianca la scheda. E perché 11 aventi diritto al voto erano assenti. Ma soprattutto perché la richiesta di voto segreto era stata proposta da 13 sindaci e altri si sono aggiunti al dissenso.
Si è arrivati a questo risultato con Manes che, dopo aver spiegato che avrebbe potuto scegliere una squadra di giovani, energici e volenterosi sindaci, dopo aver sostenuto che avrebbe potuto scegliere una squadra rappresentativa di tutte le forze politiche presenti nel Cpel, ha invece presentato una squadra sostanzialmente monocolore. Una squadra di continuità, che non è piaciuta.
Lo ha detto Ronny Borbey (Charvensod, Stella alpina): “Si è persa l’occasione di far partire da qui la ricostruzione dell’area autonomista“; lo ha affermato Lorenzo Graziola (Morgex, Partito democratico): “Siamo incapaci di cogliere i segnali che ci vengono dalla popolazione e dall’elettorato“. E Manes sperava fosse finita lì e stava per rispondere. Ma poi si sono aggiunti gli altri: Tamara Lanaro (Châtillon, Alpe) che ha chiesto il voto segreto “per consentirci di essere liberi“; Franco Allera (Cogne, SA) che vorrebbe non vedere nel Cpel “né contrapposizione né appiattimento rispetto alla Regione ma valorizzazione delle differenze“; Loris Salice (La Salle, Alpe) che vorrebbe spazio per i sindaci che devono crescere, affiancati da quelli di esperienza. Si è levato anche il controcanto degli unionisti Alessandro Giovenzi (Verrès) “facciamo uscire una voce univoca da questa Assemblea“); Marco Calchera (Etroubles) “c’è un misto di miopia e strabismo nel richiedere un CdA indipendente dalla politica ma nel volerlo rapresentativo delle forze politiche“.
Il voto segreto avrebbe potuto avvallarlo Manes, ma non ha voluto. Serviva un quinto dei presenti. Sembrava avessero alzato la mano in undici, erano invece tredici, il quorum: i sindaci di Gignod, Châtillon, La Salle, Valtournenche, Nus, Villeneuve, Morgex, Cogne, Torgnon, Courmayeur, Charvensod, Gressoney-Saint-Jean e Sarre.
Manes dice che è normale dialettica interna al Cpel. Ma se c’è qualcuno che parla, c’è qualcun altro che non ascolta.

Pubblicato / aggiornato il 10/07/2018 alle 12:00
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Categoria: Politica e Amministrazione