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Allarme infezioni ospedaliere: l’Ausl VdA è al primo posto in Italia?

Allarme infezioni ospedaliere: l’Ausl VdA è al primo posto in Italia?

A seguito della pubblicazione, da parte di alcuni organi di informazione, dei dati presentati recentemente a Napoli dal Centro Studi Mediterranea Europa, in base ai quali la Valle d’Aosta risulterebbe al primo posto tra le regioni italiane come numero di infezioni ospedaliere, la direzione aziendale e la direzione sanitaria ospedaliere dell’Ausl VdA hanno fornito alcune precisazioni.

In un comunicato diffuso dall’Ausl si legge: “A prescindere che la fonte del dato non viene citata negli articoli di stampa, è importante osservare che la percentuale riferita di 500 infezioni post chirurgiche per 100.000 dimessi, ovvero lo 0,5% dei casi, se fosse reale sarebbe molto bassa, Ciò rende il dato poco verosimile. Si sottolinea che l’European Center for Disease Control ha misurato le infezioni del sito chirurgico in uno studio multicentrico nel periodo 2013-2014, riscontrando una media negli ospedali italiani di 1,2 infezioni per cento pazienti operati, con percentuali molto diverse per tipologia di intervento“. Sempre riguardo alle fonti dei dati diffusi, è intervenuta anche la Direzione medica di presidio ospedaliero: “E’ possibile, ma è solo una supposizione che il dato faccia riferimento al rapporti ministeriale sulla compilazione delle schede di dimissione ospedaliera (le cosiddette SDO), relativo al 2016, sul quale ci eravamo già espressi, a seguito di analoga divulgazione mediatica. In questo caso la codifica delle diagnosi tramite SDO non è ad oggi uno strumento validato di sorveglianza delle infezioni ospedaliere, almeno per i seguenti motivi: la qualità della codifica è operatore dipendente e difficilmente verificabile; i relativi codici non sono univoci; la qualità della codifica delle diagnosi nel nostro ospedale non è verificata ma, sulla scorta dei dati in nostro possesso, non appare elevata; il sistema si basa sulla intenzionalità del compilatore, e dunque non è uno strumento di sorveglianza epidemiologica;. la codifica di una diagnosi di infezione ospedaliera, se trattasi di seconda diagnosi e oltre, non è obbligatoria. Infine, ed è questo l’aspetto più rilevante, la sorveglianza delle infezioni post chirurgiche si basa su misure cliniche a trenta giorni dall’intervento e ad un anno dall’intervento per la chirurgia protesica, ovvero molto dopo la dimissione“.
Secondo quanto si legge nel comunicato, L’Ausl della Valle d’Aosta è da anni attiva in programmi di sorveglianza e prevenzione delle infezioni nelle strutture sanitarie, oltre che di contrasto alla diffusione di batteri multi resistenti: “Tra i principali risultati ricordiamo la prevalenza delle infeziori ospedaliere nel corso del 2017 ridotta al 5,4%; nell’anno precedente era del 5,6%“. Un altro dato riguarda le sorveglianza delle infezioni di ferita chirurgica post chirurgia protesica ortopedica: “Nel 2017 l’incidenza è stata pari a zero“.
In conclusione, la Direzione medica ha fornito alcuni dati: “La politica per il buon uso degli antibiotici avviata nel 2016 con un target specifico verso sette farmaci ha comportato nel biennio 2016-2017 un calo dei consumi degli antibiotici oggetto di interesse del 37% rispetto al biennio precedente, con una minore spesa aziendale per antibiotici del 34%, quantificabile in circa 540.000 euro.  Come atteso, il modello ha indotto un analogo calo di incidenza di alcuni pericolosi batteri multi resistenti, la cui incidenza ospedaliera si è dimezzata dal 2016, passando dallo 0,48 allo 0,23% dei casi“.

Pubblicato / aggiornato il 05/07/2018 alle 12:00
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Categoria: Salute