Un giovane valdostano su tre dichiara di aver conosciuto la corruzione da vicino
Questi i risultati:
Una regione dove la politica è vista come una sfera altra rispetto al proprio vissuto quotidiano, un tema sul quale ci si informa ma senza partecipazione diretta. Si riduce anche la tendenza all’associazionismo: circa un rispondente su due non aderisce ad alcuna associazione, mentre la maggior parte di chi si attiva su questo fronte dedica il suo tempo soltanto a una realtà associativa. Una regione dove la mafia viene percepita come fenomeno marginale, o comunque non socialmente pericoloso. Una regione dove è segnalata, in misura doppia rispetto al campione nazionale, la presunta corruzione di magistrati. Dove il coinvolgimento della sfera politica nel fenomeno corruttivo è posto in evidenza soprattutto dai giovani. Con una sfiducia soprattutto nei confronti di membri del governo e del Parlamento e dei partiti. E dove chi potrebbe o dovrebbe denunciarla ha paura delle conseguenze: se non vengono denunciati gli episodi di corruzione, è per la paura che l’intero sistema sia corrotto, compresi coloro che dovrebbero raccogliere la segnalazione.
La fotografia sulla percezione e presenza delle mafie e della corruzione in Valle d’Aosta è stata scattata da Libera che questa sera alle 18 e 30, presso il salone Maria Ida Viglino del Palazzo Regionale, presenterà il rapporto LiberaIdee, una ricerca sociale su 163 questionari pari al 1,6% del campione nazionale. Alla presentazione, parteciperanno la dottoressa Joselle Dagnes (ricercatrice Larco dell’équipe di sociologia dell’Università di Torino) – che ha curato la ricerca nazionale, don Luigi Ciotti (presidente di Libera), moderati da Donatella Corti (referente regionale di Libera Valle d’Aosta)
Il rapporto verrà inviato a tutti i Sindaci di tutti i comuni valdostani, oltre che al Presidente della Regione, agli Assessori e ai Consiglieri Regionali.
Politica. L’auto-collocazione politica dei rispondenti in Valle d’Aosta mostra una prevalenza di coloro che non si riconoscono nella tradizionale ripartizione tra destra e sinistra (58,9%) a seguire coloro che si dichiarano appartenenti al centro-sinistra (28,4%).
Emerge con forza una concezione della politica come di una sfera “altra” rispetto al proprio vissuto quotidiano, un tema sul quale ci si informa ma senza partecipazione diretta: soltanto il 6,7% dei rispondenti si ritiene politicamente impegnato, mentre il 46,6% dice di tenersi informato ma senza partecipare. Il 30,7% dichiara che la politica non gli interessa o che genera disgusto.
Partecipazione ed associazionismo. Circa due rispondenti su tre non aderisce ad alcuna associazione (percentuale più accentuata rispetto alla media nazionale: 65%, rispetto al 48,6%), mentre la maggior parte degli associati dedica il suo tempo soltanto a uno specifico gruppo. Tra questi, prevalgono quelli di volontariato sociale (29,8%)), sportivi (24,6%) e culturali (28,2%).
Globale è locale. Il fenomeno mafioso è percepito dal 74,2% degli intervistati come un fenomeno globale. Guardando alla presenza sul territorio, i valdostani intervistati considerano la mafia un fenomeno marginale (41,1%) o comunque non socialmente pericoloso (26,4%). Appena tre intervistati su dieci considerano la mafia in Valle d’Aosta preoccupante e socialmente pericolosa.
Secondo i rispondenti, tra le attività principali della mafia in Valle d’Aosta vi sono il traffico di stupefacenti (43,2%), la turbativa di appalti (43,2%) la corruzione dei funzionari pubblici (35,2%). Lo scambio dei voti ha una rilevanza quasi tripla rispetto al campione nazionale (34,0% in Valle, contro il 11,3% nazionale).
Corruzione. La percezione della diffusione della corruzione in Valle d’Aosta risulta pratica abbastanza diffusa (51,5%), leggermente più alta rispetto al campione nazionale. Più convinti della limitata estensione del fenomeno sono i giovanissimi, tra i quali si concentrano anche coloro che ritengono di non saper valutare l’estensione delle pratiche corruttive.
Il 54,9% circa del campione dichiara di conoscere personalmente o di aver conosciuto in passato qualcuno coinvolto in pratiche corruttive. Chi potrebbe o dovrebbe denunciarla ha paura delle conseguenze – 80,4% delle risposte – o ritiene corrotti anche gli interlocutori cui dovrebbe presentare la denuncia (43,6%), o pensa la corruzione sia difficile da dimostrare (41,1%), o la valuta inutile perché non cambierebbe nulla (32,5%) o, ancora, ritiene la corruzione un fatto normale (18,4%).
È la sfera politica il principale bersaglio selettivo della sfiducia: il coinvolgimento nella corruzione viene considerato significativo nei confronti di membri del governo e del Parlamento (55,2%) e dei partiti (52,8%). Il distacco è evidente soprattutto nei confronti della politica più “distante”, basti pensare che la percentuale di sfiducia verso gli amministratori locali quasi si dimezza (23,3%). Mentre il settore degli appalti – con circa il 40% – si conferma “area sensibile” al rischio corruzione, e in percentuale doppia che nel campione nazionale (24,5% contro 12,4%) si considerano corrotti i magistrati non ne sono immuni il mondo dell’imprenditoria (sopra il 30%) e della finanza (11%), e appena l’11,7% indirizza il proprio malcontento sugli impiegati pubblici in generale e sul clero.
Mafie straniere. Un rispondente su tre ritiene che in Valle d’Aosta vi sia la presenza di organizzazioni criminali di origine straniera con caratteristiche similari alle mafie tradizionali italiane, una quota molto inferiore a quella del campione nazionale. Consistente è anche la percentuale di coloro che non sono in grado di prendere posizione sul tema. La metà del campione valdostano afferma di non essere in grado di identificare esattamente l’origine dei gruppi mafiosi stranieri più diffusi nel territorio regionale. Tra coloro che rispondono in modo puntuale alla domanda, invece, prevale l’indicazione della mafia albanese (14,5%) e a seguire quella cinese (12,70%) e quella di origine balcanica (7,3%)
Beni Confiscati. Circa un intervistato su tre sa che i beni che sono stati confiscati vengono poi dati in uso per fini istituzionali o sociali. Infatti è poco diffusa la conoscenza relativa ai beni confiscati sul territorio regionale: il 62% non è a conoscenza di beni confiscati presenti sul territorio. Coerentemente è alta la quota di coloro che non conoscono alcun progetto attivo in regione (53,4%). Per otto intervistati su dieci i beni confiscati rappresentano una risorsa per il territorio, capace di portare benefici all’intera comunità locale attraverso investimenti e progetti di riutilizzo. Minoritarie le posizioni di coloro che pongono in relazione il valore positivo dei beni confiscati alla possibilità di venderli per contribuire al bilancio pubblico (14,1%).
Secondo i rispondenti dovrebbero essere destinati in misura prioritaria a cooperative orientate all’inserimento lavorativo dei giovani (24,5%) per realizzare luoghi pubblici di aggregazione e di educazione alla cittadinanza (18,4%) e, a seguire, ad associazioni di volontariato (16,6%).
Vedi anche: Libera viaggia in VdA per parlare di mafia e corruzione
Pubblicato / aggiornato
il 14/01/2019 alle 12:00
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Categoria:
Politica e Amministrazione