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Riscaldamento globale: Nature pubblica uno studio dell’Arpa VdA

Riscaldamento globale: Nature pubblica uno studio dell’Arpa VdA

Lo scorso 4 aprile, la rivista scientifica Nature ha pubblicato Accelerated increase in plant species richness on mountain summits is linked to warming, un articolo che riportava alcuni risultati dei rilievi di vegetazione effettuati nell’ambito della rete di monitoraggio Gloria, di cui l’Arpa Valle d’Aosta fa parte da più di dieci anni.

Secondo quanto emerso dalla studio, il numero di specie vegetali sulle cime delle montagne europee sta crescendo e il trend appare in forte accelerazione: negli ultimi 10 anni, il numero di specie è aumentato di 5 volte rispetto al periodo 1957-66. Attraverso dati rilevati su 302 montagne localizzate nei maggiori sistemi montuosi europei e riferiti a un arco temporale di 145 anni, è stato possibile evidenziare che tale accelerazione è inequivocabilmente legata al riscaldamento globale.
Questo risultato, pubblicato recentemente sulla prestigiosa rivista Nature (aprile 2018), è stato conseguito grazie ad uno studio coordinato dal WSL-SLF di Davos e condotto a scala europea da un gruppo di ricercatori provenienti da 11 paesi. Per l’Italia hanno collaborato ricercatori dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Valle d’Aosta, del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino e del Parco Naturale Mont Avic. Il lavoro si fonda su una serie di dati unica nel suo genere, per scala spaziale e temporale. Essa infatti comprende un totale di 302 cime, localizzate nei maggiori sistemi montuosi europei, dai Pirenei ai Carpazi passando per le Alpi, salendo di latitudine fino alla Scozia e alle isole Spitsbergen e copre un arco temporale di 145 anni. Una serie storica così lunga poteva essere raccolta solo in Europa, grazie all’esistenza di una tradizione storica di studi sulla flora di alta quota, a partire almeno dal 1870. Botanici come Braun-Blanquet in Svizzera, Pawlowski in Polonia, Lino Vaccari in Valle d’Aosta avevano già intuito ai primi del ‘900 l’importanza di censire la flora sulle cime delle montagne per permettere agli studiosi futuri di valutarne i cambiamenti. Ma perché proprio le cime? Semplice, le montagne non si spostano, perciò sono naturalmente aree di studio “permanenti” e le cime fungono da vere e proprie trappole per gli organismi vegetali che colonizzano progressivamente le alte quote. Ciò significa che si sono potuti confrontare dati recenti con dati storici, rilevati in un’epoca in cui non esisteva il GPS o alcun sistema preciso di localizzazione geografica, con la certezza che le variazioni individuate nel lungo periodo siano in risposta ai cambiamenti ambientali e non derivino da imprecisioni nella ri-localizzazione dell’area di studio.
È possibile visionare l’articolo di Nature al seguente link

Pubblicato / aggiornato il 31/05/2018 alle 12:00
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Categoria: Tempo libero