Meteo: il pluviometro manuale e il pluviografo
Questa puntata della rubrica realizzata in collaborazione con il Centro funzionale della Regione autonoma Valle d’Aosta ci porta a completare il discorso sul pluviometro.
Nella stazione meteorologica di Ollignan, a Quart, parliamo del pluviometro manuale.
Gli strumenti automatici sono utilizzati da poco più di 25/30 anni, mentre gli strumenti manuali sono stati utilizzati, in Valle d’Aosta, a partire dagli ultimi 150/160 anni.
Il primo strumento utilizzato per misurare la precipitazione si chiamava pluvoimetro ed era costituito da un contenitore (la cui dimensione era standard, ovvero sempre la stessa). La precipitazione cadeva all’interno del contenitore e un osservatore, quotidianamente, a ora prestabiliti, andava presso il pluviometro, lo ribaltava e versava il contenuto del contenitore all’interno di caraffe graduate. La scala che era riportata su queste caraffe indicava la quantità di precipitazioni che sii era verificata nelle ultime 24 ore. Successivamente, l’osservatore andava a compilare delle schede, in campi prestabiliti. La misura era ripetuta tutti i giorni. Il quaderno ella stazione era inviato al servizio centrale, che provvedeva ad acquisire i dati, a digitalizzarli e a pubblicarli sugli annali idrologici, che rappresentano l’ufficializzazione dei dati rilevati presso le stazioni a funzionamento manuale.

Dato che questo strumento richiedeva la presenza quotidiana di un osservatore, con lo sviluppo delle tecnologie si è cercato di passare a strumenti che fossero più automatici. Ed è il caso del pluviografo. È il padre del pluviometro automatico che usiamo oggi nelle nostre stazioni. Come il pluviometro automatico, anche il pluviografo era costituito da tre parti essenziali: il contenitore che riceveva la precipitazione, poi la indirizzava al settore che rilevava la precipitazione con uno strumento a bascula.


Le bascule si riempiono reciprocamente e ruotano per svuotarsi. Di conseguenza, il movimento era trasferito a un meccanismo che terminava con un pennino. Il pennino trascriveva l’andamento della precipitazione su un diagramma a scala settimanale, che era reso solidale con un tamburo legato a un orologio. Così l’osservatore non doveva recarsi quotidianamente alla stazione di misura ma ogni settimana. Il lunedì mattina l’osservatore si recava alla stazione, sostituiva il grafico e caricava l’orologio.

Con l’avvento del computer, gli strumenti sono cambiati e, di conseguenza, questi manuali non sono più utilizzati ma si cerca di automatizzare sempre più le stazioni con strumenti automatici: i pluviometri della scorsa puntata. In Valle d’Aosta, il Centro funzionale gestisce 20 stazioni manuale che funzionali con i pluviografi e una settantina di stazioni attrezzate con pluviometri.a funzionamento automatico.
Pubblicato / aggiornato
il 13/03/2021 alle 20:30
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Categoria:
Cultura / Video