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Non tutte le mascherine FFP2 2163 sono contraffatte

Non tutte le mascherine FFP2 2163 sono contraffatte coronavirus

I finanzieri del Gruppo Aosta hanno perquisito diverse società, punti vendita e magazzini, in Valle d’Aosta e nelle province di Modena e Perugia, specializzate nella produzione e vendita di mascherine facciali. L’ipotesi di reato era di vendita di prodotti industriali con segni mendaci. 

L’indagine –  coordinata dal sostituto procuratore Manlio D’Ambrosi della Procura di Aosta, è stata originata da diversi controlli eseguiti in alcuni punti vendita regionali delle principali catene di distribuzione nazionale, finalizzati a garantire il rispetto delle disposizioni del codice del consumo, con particolare riferimento ai dispositivi di protezione individuale. 

L’attenzione è stata focalizzata su di un particolare modello di mascherine FFP2, riportante la marcatura CE 2163, propria di un’azienda turca, nota per la rapidità nei tempi di certificazione e già emersa in analoghe attività condotte in altri ambiti nazionali. 

Dalle analisi effettuate su alcune mascherine prelevate dagli scaffali di un centro commerciale, è emerso un valore di penetrazione del materiale filtrante superiore di oltre sei volte il limite stabilito dalla normativa vigente: non sufficiente a tutelare la salute dei consumatori. 

I successivi approfondimenti, effettuati mediante l’analisi delle fatture di acquisto e di vendita, hanno permesso di ricostruire l’intera filiera di distribuzione (dal produttore italiano, all’ultimo punto vendita ubicato sul territorio nazionale) hanno portato all’individuazione e al sequestro di circa 500mila mascherine, molte delle quali intercettate direttamente nei depositi della ditta produttrice. 

Le attività hanno dunque impedito l’immissione sul mercato di dispositivi non sicuri per la salute dei cittadini.

La Universal Certification, un ente certificatore, ha confermato che nessuno di questi dispositivi sequestrati porta legalmente la certificazione 2163 né è stato certificato da loro, a meno che non si tratti di una certificazione contraffatta. «Tutti i modelli risultati non a norma sono stati riverificati e sono risultati merce contraffatta» ha precisato l’ente certificatore.

Pubblicato / aggiornato il 03/05/2021 alle 15:52
Categoria: Cronaca