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Comitato diritti costituzionali: Lavevaz complice nella distruzione del tessuto socio-economico

Comitato diritti costituzionali: Lavevaz complice nella distruzione del tessuto socio-economico (©Gianfranco Zanata per bobine.tv) - La conferenza stampa di presentazione del Comitato valdostano per la tutela dei diritti umani e della costituzione, il 20 novembre 2020

Il Comitato Valdostano per la Tutela dei Diritti Umani e Costituzionali risponde alle affermazioni del presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta dopo le manifestazioni del 24 aprile e 2 maggio.

«Siamo assolutamente d’accordo con il fatto che manifestare sia un diritto fondamentale – scrive in una nota il Comitato -. Ricordiamo al Presidente che emendare, stabilire regole e decreti, non dev’essere uno strumento per violare la Costituzione. Riteniamo, inoltre, che compito di un buon amministratore della cosa pubblica sia quello tra l’altro di assicurare il benessere sociale, psicologico e fisico dei cittadini. Il presidente della giunta regionale è autorità sanitaria regionale. I dati della Valle d’Aosta non sembrano dimostrare che il presidente della nostra regione abbia svolto il suo mandato nel migliore dei modi (comparando i dati a quelli nazionali). Capiamo la frustrazione per il fallimento del suo mandato, ma questo non gli dà diritto di puntare il dito su chi viene definito il problema: cittadini che non rispettano le regole. Le regole di cui il presidente parla sono già state dichiarate illegittime dal Tar del Lazio, dal Giudice di pace di Frosinone, dal Tribunale ordinario di Modena e di Roma».

I riferimenti citati dal comitato sono l’illegittimità costituzionale per assenza di potere della dichiarazione di stato di emergenza per rischio sanitario adottata dal Consiglio dei Ministri il 31 gennaio 2020 per la violazione degli artt. 95 e 78 della Costituzione. Conseguentemente sarebbero illegittimi tutti i provvedimenti amministrativi susseguenti, per violazione degli articoli dal 13 al 22 e dell’art. della Costituzione.

Si legge nelle motivazioni della sentenza n. 15/2020 del Giudice di Pace di Frosinone: «I nostri Padri Costituenti hanno previsto nella Costituzione della Repubblica una sola ipotesi di fattispecie attributiva al Governo di poteri normativi peculiari ed è quella […] relativa alla dichiarazione dello stato di guerra. Non vi è nella Costituzione italiana alcun riferimento ad ipotesi di dichiarazione dello stato di emergenza per rischio sanitario […]. In conseguenza, la dichiarazione adottata dal Consiglio dei Ministri il 31.1.2020 è illegittima, perché emanata in assenza dei presupposti legislativi, in quanto nessuna fonte costituzionale o avente forza di legge ordinaria attribuisce il potere al Consiglio dei Ministri di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario. […] Da ciò consegue la illegittimità di tutti gli atti amministrativi conseguenti. Inoltre, deve ritenersi condivisibile autorevole dottrina costituzionale […] secondo cui la previsione di norme generali e astratte, peraltro limitative di fondamentali diritti costituzionali, mediante Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri sia contraria alla Costituzione. […] In particolare, non appare meritevole di accoglimento la tesi di chi invoca la legittimità di tali previsioni in virtù del rinvio a tali atti amministrativi, i DPCM, da parte di decreti-legge, che avendo natura di atti aventi forza di legge equiparerebbero alla fonte legislativa i DPCM evitandone in tal guisa la loro nullità e la conseguente disapplicazione da parte del Giudice Ordinario».

La sentenza fa argomentare al Comitato che «non solo  le stesse limitazioni alla libertà personale, ma  a maggior ragione qualsiasi ingerenza che vada ad incidere sulla libertà del cittadino  nella sua più ampia accezione, che naturalmente ricomprende al suo interno quella di riunirsi pacificamente, è da considerarsi illegittima ed incostituzionale».

Il Giudice per le udienze preliminari di Modena si è così espresso: «l’art. 13 Cost. stabilisce che le misure restrittive della libertà personale possono essere adottate solo su “…atto motivato dall’ autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”; primo corollario di tale principio costituzionale, dunque, è che un DPCM non può disporre alcuna limitazione della libertà personale, trattandosi di fonte meramente regolamentare di rango secondario e non già di un atto normativo avente forza di legge; secondo corollario dei medesimo principio costituzionale è quello secondo il quale neppure una legge (o un atto normativo avente forza di legge, qual è il decreto-legge) potrebbe prevedere in via generale e astratta, nel nostro ordinamento, l’obbligo della permanenza domiciliare disposto nei confronti di una pluralità indeterminata di cittadini, posto che l’art. 13 Cost. postula una doppia riserva, di legge e di giurisdizione, implicando necessariamente un provvedimento individuale, diretto dunque nei confronti di uno specifico soggetto, in osservanza del dettato di cui al richiamato art. 13 Cost.».

Arrivando all’affermazione secondo la quale i comportamenti assunti dai partecipanti alle due manifestazioni avrebbero inficiato il lavoro finora svolto, il Comitato risponde con l’analisi del bollettini sulla situazione epidemiologica: «non solo non ha avuto alcuna impennata dei contagi ma, al contrario, si nota un notevole miglioramento della stessa. Non solo, ma la stesso consesso scientifico è ormai unanime nel sostenere la bassa se non inesistente possibilità di contagiarsi all’ aperto».

Il Comitato sostiene dunque che «Le asserzioni quindi riportate nel comunicato del presidente Erik Lavevaz risultano essere prive di fondamento oggettivo e scientifico e risultano essere invece, dannose ed irrispettose verso la popolazione tutta e generano tensioni che sarebbe bene evitare di far sorgere».

Altra argomentazione è che il governo della Regione si dovrebbe esplicare anche nella promozione dell’inclusione e della pace sociale. Invece: «La limitazione al diritto del lavoro non è di certo responsabilità di liberi cittadini che manifestano il loro dissenso, ma di un preciso disegno di cui lei [presidente Lavevaz] consapevolmente o inconsapevolmente fa parte, atto a distruggere il tessuto socio economico del nostro paese e mascherato da una pretestuosa “lotta al virus” del quale riconosciamo la pericolosità ma che consideriamo combattere e contenere con altri sistemi, che non vadano a violare e a sospendere, da ormai oltre 15 mesi, i diritti fondamentali di tutti i cittadini. La minaccia, inoltre, di inasprire controlli e sanzioni da parte delle forze dell’ordine, dimostra inequivocabilmente la deriva autoritaria e vessatoria del suo operato. Questo atteggiamento richiama epoche passate di oscurantismo e di caccia all’untore, non propriamente sintomo di una società civile e democratica».   

Il Comitato rinnova la propria disponibilità a collaborare «in maniera attiva attraverso la nostra rete di informazioni e a produrre insieme uno sforzo atto non a condannare qualcuno, ma a portare benefici concreti e seri ad una popolazione come quella valdostana pesantemente colpita da una gestione scellerata e sconclusionata di quest’epidemia».       

Pubblicato / aggiornato il 10/05/2021 alle 16:10
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Categoria: Politica e Amministrazione