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RicordAosta: 31 maggio

RicordAosta: 31 maggio

Il 31 maggio 1946, fu fondata la Sitav, società cui la Regione autonoma Valle d’Aosta concesse la gestione esclusiva del Casino di Saint-Vincent per 10 anni.

Federico Chabod, in qualità di presidente della Regione, siglò un contratto con i vertici della Società incremento turistico alberghiero valdostano. All’epoca i responsabili erano: Dino Lora Totino (presidente), Carlo Cotta (amministratore delegato) e Francesco Rivella e Mario Billia (consiglieri).
La Sitav ha gestito la casa da gioco valdostana fino al 1991, anno in cui, a seguito della pubblicazione del nuovo bando, iniziò quello che si trasformò in un lungo scontro giudiziario. Infatti, la Finoper (altra società che presentò la propria candidatura) presentò ricorso al Tar. Avendo ottenuto parere negativo dal Tar della Valle d’Aosta, la Finoper impugnò la sentenza dinnanzi al Consiglio di Stato, che diede ragione al ricorrente. Fu così riaperta la gara d’appalto, tuttavia, questa fu nuovamente vinta dalla Sitav. Fu così che Finoper decise di acquistare la Sitav, acquisendo di riflesso la proprietà dell’Hotel Billia.
In questa situazione, l’Amministrazione regionale decise di procedere con l’affidamento in gestione straordinaria; la gestione del Casino fu affidata, in un primo tempo, al un commercialista milanese Alberto Arrigoni, cui subentrò il collega torinese Ernesto Ramojno. Questa nomina non fu risparmiata da polemiche e, nel 1998, in Parlamento fu presentata un’interrogazione riguardante la presunta incompatibilità (o conflitto di interessi) rappresentata dal fatto che Ramojno fosse anche consigliere della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino. In particolare, l’interrogazione precisava che il consulente della Regione che aveva consigliato la chiusura della gara e la conseguente istituzione della gestione straordinaria fosse stato Andrea Comba, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino.
Vent’anni dopo, nel 2018, le questioni giudiziarie tra il Casino e la famiglia Lefebvre (proprietaria di Finoper) si sono ampliate anziché chiuse: la Cassazione ha ribaltato la sentenza del precedente grado di giudizio, dando ragione ai Lefebvre e rinviando la monetizzazione del danno subito alla Corte d’Appello.

Pubblicato / aggiornato il 28/05/2018 alle 12:00
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Categoria: Cultura