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Casa Pound. Fascisti del terzo millennio?

Casa Pound. Fascisti del terzo millennio?

Sarà presente l’autore Elia Rosati, che svolge attività didattica e di ricerca presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Milano.
Quando nel 2003, a Roma, CasaPound Italia mise radici nel palazzo occupato di via Napoleone III, nessuno avrebbe potuto prevedere la sua rapidissima ascesa. Dalle piazze alle scuole, dai media ai consigli comunali, dalle periferie alle sottoculture musicali, fino ad arrivare alle elezioni politiche del marzo 2018 – dice l’autore del testo -. In quindici anni di attività, il movimento-partito di Iannone e Di Stefano è diventato l’organizzazione neofascista più solida nel frastagliato universo di estrema destra, guadagnando consensi in nuove fasce di popolazione“. Dunque il libro vuole essere un viaggio storico-politologico tra razzismo, apologia dello squadrismo mussoliniano, militanza di strada in stile Alba Dorata e uso della comunicazione.
Dopo il libro scritto a quattro mani con Aldo Giannuli su Ordine Nuovo, Elia Rosati analizza l’ascesa delle moderne camicie nere in marcia nell’Italia della crisi. In appendice al volume, un saggio di Valerio Renzi sulle relazioni di CasaPound con la criminalità organizzata e sulla vicenda di Gianluca Casseri. Nel saggio vi è anche un’intervista all’analista web Giovanni Baldini su come CasaPound sta utilizzando i social network.
Dicono invece gli organizzatori dell’evento: “In Valle d’Aosta Casa Pound Italia è attiva dal 2009. In troppi hanno sottostimato questa presenza. Nel frattempo, CPI, grazie all’accordo elettorale con la Lega di Manfrin e della Spelgatti, ha ottenuto un consigliere comunale ad Aosta e ha contribuito in maniera decisiva all’elezione in Consiglio Valle dello stesso Manfrin. Ha aperto una nuova sede a Châtillon e ha contribuito, con la Lega, a creare in Valle le condizioni per un crescente razzismo e odio nei confronti dei diversi e dei più deboli. Da ricordare, infine, che anche nella nostra regione abbiamo avuto diverse agressioni violente, riconducibili a membri di CPI“. Dunque l’ARCI e l’ANPI valdostane ritengono opportuno “continuare a denunciare la pericolosità di organizzazioni come CPI“.

Pubblicato / aggiornato il 06/01/2019 alle 12:00
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Categoria: Politica e Amministrazione