Lo scontro sul Pcp si sposta in casa Pd
(©Gianfranco Zanata per bobine.tv) -
Il deposito della lista del Progetto civico progressista, il 16 agosto 2020
Dopo i due comunicati stampa diffusi venerdì 9 giugno 2021, che parevano sancire l’apertura di una crisi interna al Progetto civico progressista (Pcp), ecco che una terza nota sposta la crisi all’interno del Partito democratico della Valle d’Aosta.
Alle ore 11.10, era giunta in relazione la nota firmata dal tavolo di coordinamento del Pcp, alle ore 14.51 quella del Partito democratico. Poi, nella serata di sabato 10 luglio, arriva la comunicazione di
Progetto civico progressista
Il Tavolo di coordinamento del Progetto civico progressiste (Pcp) si è riunito giovedì 8 luglio 2021, per esaminare la situazione politica regionale e formulare una proposta per l’avvio di Tavoli tematici unitari dei progressisti in Valle d’Aosta.
A oltre 5 mesi dall’assunzione dell’impegno a un confronto periodico e tematico, fra autonomisti e progressisti, su alcuni punti critici della collaborazione di governo, il Pcp che impegno che non è stato rispettato: «È trascorso oltre un mese dall’incontro tra consiglieri e forze e politiche di maggioranza alla Grand-Place di Pollein, che doveva servire ad avviare una seria verifica programmatica e che fece registrare una surreale scena muta da parte di consiglieri e rappresentanti politici autonomisti. Sono passate più di tre settimane da quando il documento del gruppo regionale di Progetto civico progressista, con l’indicazione dei punti per una base di discussione, è stato consegnato agli autonomisti e nessuna risposta è pervenuta, nessun incontro è stato programmato».
La considerazione conseguente è che: «È evidente che non si vuole dialogare, che si vuole innalzare un muro di gomma, rinviare ogni decisione, andare avanti alla giornata».
Si tratta di una situazione che Pcp ritiene «deplorevole, in contrasto con lo spirito di collaborazione e di confronto, che è indispensabile per poter operare in modo coeso ed efficace e per agire nell’interesse della comunità valdostana».
Il Tavolo di coordinamento invita dunque i consiglieri regionali di Pcp «a esprimere in modo fermo ed incisivo il proprio dissenso, anche attraverso azioni specifiche, e ad operare per la piena attuazione del programma di legislatura».
Il Tavolo di Coordinamento di Pcp ha poi deciso di confermare alcuni tavoli tematici già operanti e di proporre a tutte le forze politiche progressiste presenti in Valle d’Aosta di attivare quattro ulteriori tavoli unitari su: Economia e Lavoro; Istruzione e Cultura; Ambiente e Trasporti; Riforma istituzionale.
Partito democratico
La nota diffusa dal Partito democratico è firmata dalla segretario, Sara Timpano, ed è stringata: «in riferimento al comunicato stampa inviato dalla e-mail di Progetto civico progressista, si specifica che il tavolo di coordinamento citato riguarda solamente le forze politiche Area Democratica e Rete Civica, il Partito Democratico della Valle d’Aosta non partecipa a tale tavolo e di conseguenza, quanto scritto nel comunicato non sono le posizioni del Partito Democratico.
Per mero errore il comunicato di cui sopra è stato inviato dalla mail di PCP».
È la prima volta che il Partito democratico prende le distanze, per iscritto, dalle posizioni espresse dal Pcp e dalle elette Erika Guichardaz e Chiara Minelli.
Iscritti al Partito democratico
Sono Irene Deval, Carmela Fontana, Clotilde Forcellati, Roberto Greco, Erika Guichardaz e Michele Mezzavilla a prendere le mosse contro la segretario, Sara Timpano.
E scrivono: «Come iscritti al Partito democratico, e rappresentanti a vario titolo di cariche istituzionali interne ed esterne, vogliamo dichiarare chiaramente che il Partito democratico fa parte di PCP, nel rispetto degli accordi presi».
Poi aggiungono: «Chiunque per proprio personale interesse volesse uscirne può farlo, ma certamente solo a livello personale e non di partito, partito che, lo ribadiamo, ha preso un accordo che non può essere cambiato senza una pronuncia degli organi deputati: è l’Assemblea che decide, non sono gli eletti, che fanno solo parte dell’Assemblea: loro sono liberi di decidere a livello personale ma è una cosa molto diversa dalla decisione di un partito: fa comodo a molti a quanto pare dimenticarsene.
Ogni cambiamento deve passare per chi è destinato ad elaborarlo: nel caso del PD deve passare dall’Assemblea: non dal segretario, non dagli eletti a cariche di governo, non da iscritti senza incarichi statutari: deve essere discusso e votato in Assemblea.
In caso contrario non c’è partito».
La sconfessione di Timpano prosegue: «Sicuramente nel nostro caso non c’è il PD: di fronte al pubblico ritiro della firma da parte di un tesoriere peraltro mai confermato in un intero mandato, a fronte dei bilanci di un intero mandato mai votati, ma soprattutto a fronte della inesistenza degli organi del partito, è oggettivo che chi dichiara di potersi esprimere per il PD è privo di qualsiasi potere in merito, e lo sa.
Come per essere sindaco ci vuole una maggioranza in consiglio anche per essere segretario di un partito occorre la stessa cosa.
L’inazione che ha portato al permanere di questa situazione è terminata: chi decide di sfilarsi da un accordo politico firmato al momento delle elezioni lo può decidere solo su mandato assembleare. Sara Timpano è del tutto priva di questo mandato».
Pubblicato / aggiornato
il 11/07/2021 alle 09:44
Categoria:
Politica e Amministrazione