Il Consiglio di Aosta salva Paron dal ritiro delle deleghe
Nel suo discorso introduttivo, Étienne Andrione (Gruppo misto di minoranza) ha evidenziato come chiunque sia da considerare innocente fino alla pronuncia di una sentenza in senso contrario. Partendo da questo presupposto, Andrione ha comunque precisato che si sarebbe aspettato una rinuncia alle deleghe da parte di Paron in attesa della sentenza preliminare: “la sua è stata una mancanza di eleganza“. Sempre Andrione ha poi comunicato che le deleghe sarebbero da ritirare per tre motivi: “In primo luogo, si tratta di fattispecie di reato molto gravi che, se confermate, farebbero di lei un turbatore di aste seriale e trasversale. Inoltre, il reato contestato riguarda l’assegnazione del bando anziani, la cui discussione rappresenta uno degli episodi più controversi della legislatura. Infine, si rischia di far aumentare le tensioni di questo periodo elettorale trascinando l’Amministrazione comunale in questioni giudiziarie“.
Il sindaco ha risposto che “attualmente, non sono giunte comunicazioni ufficiali da parte della Procura. Quello che so è quello che si legge sui giornali riguardo alla questione. Qui stiamo discutendo di un principio, quello garantista. Io non ho ne l’intenzione ne la facoltà di effettuare le valutazioni che spettano a un giudice“.
Andrione ha subito replicato sostenendo che le dichiarazione del sindaco aumentano la tensione in una campagna elettorale già priva di contenuti, “che si giocherà su questi fatti“. Il consigliere del gruppo misto di minoranza ha poi chiesto al sindaco se era a conoscenza della ricezione, da parte di Paron, di un avviso di garanzia; la stessa domanda è stata posta anche da Patrizia Pradelli (M5S) e da Carola Carpinello (AltraVdA). Per concludere il suo intervento, Andrione ha commentato: “Ricordo il patto spartitorio tra Renzi e Rollandin. Lei, fedele al patto, salva tutto ciò che riguarda l’UV. Le anticipo che le chiederemo di mettere in piedi una commissione di inchiesta per valutare se vi siano state complicità interne“.
Nicoletta Spelgatti (Lega Aosta nel cuore) ha preso la parola riferendosi direttamente al primo cittadino: “Io condivido il suo ragionamento. Però qui il problema riguarda la gravità del capo d’imputazione. Una gravità tale da far perdere la coerenza con il principio di garanzia“. Rivolta all’assessore poi, Spelgatti ha affermato: “Si tratta di indagini che coinvolgono la pubblica amministrazione per fatti che riguardano l’Amministrazione comunale. Un dubbio di questo tipo non può restare in capo a tutta l’Amministrazione comunale. Non è bello che la magistratura intervenga nelle questioni politiche, tuttavia, in Valle, sembra sia l’unico modo per fermare un sistema politico marcio e corrotto“.
Sulla questione, è intervenuto anche Luca Lotto (M5S): “Le indagini sono partite molto tempo fa. Se lei ora afferma onestamente di sapere solamente quello che ha letto sui giornali, allora sono due le dimissioni che devono arrivare oggi in aula“. Lotto ha aggiunto che permettere a Paron di difendersi nelle funzioni di assessore è sbagliato. Ciò detto, il consigliere pentastellato ha chiesto al sindaco se vi sia stato un dialogo con Paron sulla questione.
Il sindaco ha allora precisato che, a fine 2017, l’assessore Paron ha comunicato alla Giunta di aver ricevuto un avviso di conclusione delle indagini a suo carico. La questione è stata affrontata in Giunta e Paron si è detto estraneo ai fatti. Secondo il sindaco, “da allora non sono subentrati ulteriori dettagli. Per questo motivo non esistono gli elementi per fare una valutazione sui fatti contestati“.
La mozione è stata messa ai voti e il Consiglio l’ha bocciata con nove voti favorevoli e diciotto contrari.
Pubblicato / aggiornato
il 18/04/2018 alle 12:00
Categoria:
Politica e Amministrazione
