33 giovani valdostani a Terezin e Auschwitz
Il Viaggio della Memoria prevedeva la partenza da Aosta domenica 11 marzo, la visita al Ghetto e alla Fortezza di Terezin, a pochi chilometri da Praga, quindi il trasferimento a Cracovia per la visita al ghetto ebraico, al museo fabbrica di Oskar Schindler e, infine, una giornata al Memoriale di Aushwitz e di Birkenau.
Nel corso del viaggio, i ragazzi sono stati coinvolti in laboratori didattici, secondo un preciso percorso di educazione alla cittadinanza europea pensato per accompagnare le giovani generazioni alla scoperta e alla comprensione della complessità del mondo che ci circonda a partire dal passato e dalle sue narrazioni, per acquisire lo spirito critico necessario a un protagonismo come cittadini nel presente e per afferrare il senso profondo e complesso delle sfide di oggi.
Durante le visite, gli studenti hanno quindi avuto l’opportunità di vedere una realtà conosciuta finora solo attraverso i testi scolastici e condurre un’attenta analisi sul tema della deportazione e della persecuzione degli ebrei, delle comunità rom e delle altre minoranze. Questa visita ha permesso loro di riflettere su un fenomeno che ha segnato tragicamente un’era e la loro testimonianza potrà contribuire a mantenere viva la memoria della Shoah.
Gli studenti hanno voluto scrivere alcune impressioni e pensieri sul valore dell’esperienza:
Nel fare questo viaggio, una volta superato lo schifo, ci si rende conto che ci si sta guardando allo specchio. Partire mi ha sbattuto in faccia la mia identità. Partire per vedere, per scegliere, per raccontare.
Sandra Rade – Liceo scienti co e linguistico “E. Bérard” – Aosta
Esperienza bellissima, non si trovano le parole adatte per descrivere tutto ciò. Crediamo sia stata una delle esperienze più belle della nostra vita. Abbiamo conosciuto persone magni che che hanno condiviso con noi gioie e soprattutto dolori. Siamo partite con un bagaglio di domande e ansie, ma torniamo con altrettante do- mande e consapevolezze. Ci riteniamo un po’ cresciute e cambiate. Vogliamo portare nel nostro presente tutto ciò che abbiamo imparato per aiutare chi, forse, in questo momento, sta vivendo una situazione simile e com- plicata come quella degli ebrei. E’ forse questo il vero senso del viaggio: conoscere il passato e la storia per evi- tare che certe disastrose situazioni si ripresentino. Entrambe non dimenticheremo mai questa esperienza e tutto ciò che abbiamo imparato. Per questo, un immenso grazie.
Alice Riboli e Martina Murgia – Istituto tecnico e professionale regionale “C. Gex” – Aosta
La storia è una complessa concatenazione di eventi in cui ogni persona ricopre un ruolo importante. Troppo spesso però la si sempli ca con un approccio super ciale; sono proprio esperienze di questo genere che ci per- mettono di capire più a fondo la storia e di acquisire nuove conoscenze che non sono in alcun modo compara- bili con quelle apprese sui banchi di scuola.
Mattia Stacchetti – Institut Agricole Régional – Aosta
“Meditate che questo è stato”
È’ la cosa più difficile da fare dopo questo viaggio. Infatti è facile dire “poverini” o “ormai è passato, non posso farci nulla”. Sappiamo ora che il nostro compito è riportare alle nostre famiglie e ai nostri conoscenti ciò che abbiamo visto, sentito e provato: ma come fare? E’ davvero complicato. Camminando per Terezin provi rabbia; visitando Auschwitz provi tristezza ed empatia; percorrendo i sentieri della morte di Birkenau ti chiedi “perché?”. Per sei giorni la tua mente e il tuo cuore sono un misto di rabbia, incomprensione, tristezza. Cerchi una briciola di speranza, ma non la trovi. Hai solo bisogno di ripensare a tutto ciò che hai visto, forse devi riordi- nare le tue emozioni. L’unica cosa di cui ti rendi contro è la grandezza e la piccolezza dell’uomo, un fuscello on- deggiato dal vento. Ci vuole un po’ di tempo per capire la situazione, senza tuttavia mai capirla no in fondo. Ti chiedi il perché di tutto ciò, e non trovi risposta. A cosa serve vedere e percepire tali atrocità? Senza dubbio a combattere l’indifferenza e l’ignoranza che da diversi anni formano una cappa sopra la memoria della Shoah.
“Fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza”
Ogni viaggio lascia qualcosa; questa settimana ho imparato a capire quanto la dignità dell’uomo sia importante, ma, soprattutto, ho compreso che io ho un grande potenziale e nel mio piccolo posso cambiare qualcosa.
Mikael Faa – Liceo classico, artistico e musicale – Aosta
Ad Auschwitz-Birkenau e ai lager in generale si è arrivati passo dopo passo, non di colpo. Allo stesso modo, an- che noi partecipanti non siamo stati catapultati di punto in bianco alla visita del campo di lavoro e sterminio, ma vi siamo giunti dopo momenti di ri essione con i tutor Francesca e Dino. Così pure il viaggio è stato programma- to: un progressivo avvicinamento ad Auschwitz, il luogo che è la summa di tutti gli atti di violenza ed annientamento perpetrati contro gli ebrei, iniziati con il non poter giocare a scacchi nei luoghi pubblici. Siamo ora chia- mati ad essere “memoria attiva”. Il dif cile viene adesso, nel dopo Auschwitz, perché è necessario trasmettere quanto abbiamo visto e conosciuto, af nché la storia non si ripeta nuovamente.
Joëlle Gyppaz – Istituzione scolastica di istruzione liceale, tecnica e professionale – Verrès
Molto spesso dopo un viaggio ci si sente chiedere “Lo consigliereste?”. Si, lo consiglierei a chiunque. Si tratta di un’esperienza che ti fa provare delle emozioni forti, ma ti cambia nel profondo, in un modo di cui tutti avrebbe- ro bisogno, anche se non se ne rendono conto, come è accaduto a me. Poi, oltre a ciò, permette di arrivare ad un livello di comprensione maggiore, anche se non totale, di questo passaggio storico in particolare e dell’essere umano in generale.
Vasco Vuillermoz – Liceo scienti co e linguistico “E. Bérard” – Aosta
C’era la pioggia e c’era il vento
Ma non era questo il problema
C’era il gelo e il patimento
Ma non era questo il problema
C’era un continuo lamento, una sola cantilena
Ma non era questo il problema
Non c’ero più io
Non c’era più il mio volto
Non c’era più il mio nome
E la mia famiglia?
Era questo il problema
Non temo la stanchezza
Non temo il dolore
Un giorno la pioggia sarà la mia casa ed il vento avrà il mio odore Ma una pietra non avrà il mio nome
La terra non mi darà il suo colore
So bene quale sarà il mio destino
Ma il cervello non ha il coraggio di dirlo al cuore.
Eleonora Tillier – Liceo classico, artistico e musicale – Aosta
Tutti gli uomini possono essere vittime, ribelli o carne ci, sta a loro decidere chi essere. Ogni gesto, anche se piccolo, cambia il contesto in cui viene fatto in modo positivo o negativo. Ringrazio tutte le persone che hanno reso possibile questo viaggio, in particolare dico grazie a Francesca e Dino, i tutor dell’associazione DEINA, ricor- dando che la memoria è lo strumento per cambiare il presente e il futuro. Dobbiamo avere il coraggio di essere critici.
Alberto Gontier – Institut Agricole Régional – Aosta
Sovente ci diciamo che una nuova Shoah non possa accadere, che non possano più esistere luoghi come Ausch- witz e Dachau. Sovente, però, ci dimentichiamo che tutto questo è iniziato con un divieto, una tanto semplice quanto letale privazione: gli ebrei non possono giocare a scacchi. In silenzio, nella più totale indifferenza, nessu- no ha fatto niente. E’ necessario che noi, che abbiamo avuto la possibilità di approfondire questi argomenti, sia- mo di testimonianza per i nostri compagni e per i parenti, per gli amici, per i conoscenti. Un uomo è libero e de- ve esserlo, ma bisogna ricordarsi che la nostra libertà non deve privare la libertà altrui. Dopo questo viaggio, ho solo una grande domanda: sarei in grado di fare qualcosa nel caso in cui ricapitassero questi tragici eventi? Avrei il coraggio di lottare contro dei nuovi oppressori?
Luca Liffredo – Liceo classico, artistico e musicale – Aosta
Questa esperienza è stata molto importante per la crescita del mio bagaglio culturale: da una parte perché que- sta avventura era un mio obiettivo sin dall’anno scorso e dall’altra perché visitare di persona luoghi di cui si sen- te parlare da quando si va alle medie ha un impatto senza dubbio più forte rispetto ad una lezione in classe. A questo splendido viaggio hanno contribuito un’ottima organizzazione, degli splendidi tutor e un gruppo al quale non si poteva chiedere di meglio. Da oggi siamo diventati i nuovi testimoni di questa catastrofe mondiale, e dobbiamo esserne orgogliosi, per ricordare all’uomo, nel nostro piccolo, gli errori che ha commesso nel passato e di non commetterne più. Come dice Primo Levi, chi dimentica il passato è condannato a ripeterlo. Vi ringrazio per questa esperienza con tutto il mio cuore.
Sasha Penato – Liceo classico, artistico e musicale – Aosta
Il Viaggio della memoria per me è sicuramente un’esperienza che in uenza la persona per il resto della vita. È un’occasione che viene data una sola volta nella vita: ripercorrere le strade, i luoghi dove la tragedia è avvenuta circa 80 anni fa aiuta a comprendere più a fondo le ragioni e le dinamiche di come l’uomo possa essere arrivato a fare tanto. Al ritorno da questo “viaggio” ci portiamo dentro molte domande alle quali spero di poter trovare delle risposte col tempo in modo di comprendere a fondo il signi cato di questa esperienza.
Alessio Pressendo – Liceo classico, artistico e musicale – Aosta
Per me non è stata la prima volta ad Auschwitz, bensì la seconda, ma se dovessi dire quale mi abbia stravolto di più dire certamente la seconda . Sicuramente per il percorso svolto e accompagnato verso il campo di stermi- nio. Infatti rivivendo passo dopo passo la strada assurda compiuta dagli ebrei ci si riesce ad immedesimare, an- che se è quasi impossibile. Ma la parte che mi è piaciuta di più è stato il collegare queste vicende del passato con il presente, capendo che la crudeltà dell’uomo purtroppo non è legata solo a quel periodo.
Nicolò Formento – Liceo scienti co e linguistico “E. Bérard”
Ogni ricordo nasce da un’esperienza personale, un attimo può riproporsi centinaia di volte nel corso della vita e riesce a cambiare il nostro modo di pensare. Un viaggio come questo trasporta in un altro mondo, un mondo fatto di storie, di esperienze, ma soprattutto un mondo di persone come noi. Studiare la storia è importante, ma ci sono alcuni tasselli che dietro ai dati presentano delle emozioni, e le emozioni non si trovano sul manuale di storia. Un viaggio denso di esperienze, di sensazioni, di ricordi pronti ad essere interiorizzati e poi riproposti lun- go il resto della nostra vita.
Michel Chenuil e Elisa Aral – Liceo classico, artistico e musicale – Aosta
Per me questo Viaggio della memoria è stato molto signi cativo. Un’occasione unica che permette di visitare alcuni luoghi fondamentali della nostra storia e che da la possibilità di confrontarsi con altre persone, ma so- prattutto con noi stessi, cercando di capire ciò che proviamo di fronte a tanta sofferenza e che tipo di persone vogliamo essere. Inoltre, è un’opportunità per scoprire nuove città e conoscere altre persone.
Amanda Lucente – Istituzione scolastica di istruzione professionale e tecnica regionale “C. Gex” – Aosta
Ritengo che questo viaggio sia di estrema importanza e debba essere fatto da tutti almeno una volta nella vita. Infatti, questa esperienza mi ha portato a ri ettere sul senso della memoria. Specialmente durante la visita ad Auschwitz e Birkenau ho realizzato il profondo distacco che c’è tra noi e le vittime della Shoah, un distacco di condizione incolmabile: durante la visita a Birkenau, nonostante la guida continuasse a ripetere che i deportati stavano fuori a 35° sotto zero con un pigiama, io continuavo a pensare di avere freddo, anche se ero ben coperta e la temperatura non scendeva sotto lo zero. Questo mi fa capire perché purtroppo, molto spesso, tendiamo a dimenticare, perché dopo il minuto di silenzio fatto nel Giorno della memoria tendiamo a tornare alla nostra vita quotidiana come se non fosse successo niente. Infatti, non solo non potremo mai capire (per fortuna) come vivesse la gente nei campi, ma molte volte, a causa di questo inumano distacco, non vogliamo nemmeno provar- ci. Istintivamente, quanto vediamo qualcosa che non ci piace, chiudiamo gli occhi, giriamo la testa da un’altra parte. Questo viaggio mi ha fatto prendere consapevolezza di questo distacco e mi ha fatto rivisitare il concetto che avevo di memoria: “memoria” non signi ca fare un minuto di silenzio il 27 gennaio ma signi ca ricordare tut- ti i giorni che siamo tutti esseri umani e abbiamo tutti gli stessi diritti, che non sono solo un’abitazione, l’istruzione, la sanità, ma anche la dignità, la libertà e la speranza. Questo viaggio inoltre mi ha fatto capire che il concetto di memoria non va esteso soltanto alle vittime, ma anche ai carne ci e alle persone comuni. Tutti i carne ci che hanno operato nei campi, infatti, erano persone estremamente istruite e professionali. Questo mi ha fatto capire l’enorme differenza che esiste tra istruzione e educazione: la prima insegna a diventare professionali, la seconda insegna ad essere umani. E poi, appunto, non bisogna dimenticare la gente comune, che essendo ignara di quello che gli stava succedendo intorno e indifferente, poiché i fatti non la riguardavano direttamente, si è lasciata trasportare dagli eventi. A volte la gente comune, essendo stata incapace di prendere una posizione per tempo, si è ritrovata a dover compiere azioni che andavano al di fuori della propria cultura e della propria indo- le. E’ proprio alla gente comune e ai carne ci che dobbiamo prestare attenzione perché un giorno, senza render- cene conto, potremmo ritrovarci al loro posto, sempre se non lo siamo già.
Sofia De Luca – Liceo classico, artistico e musicale – Aosta
Sulla strada della morte
sono tornata indietro
con passi che non sono miei con ricordi che non sono miei con sospiri che non sono miei con vite che non sono mie. Sulla strada della morte
sono tornata indietro
e voltatami
al sole che si inchina
ho visto le ceneri di un’umanità schiacciata
nell’abisso di un lago di silenzio tornare a vivere
negli occhi di chi
ho ora conosciuto.
Sulla strada della morte
sono tornata indietro
non con numeri d’identità perduta ma con volti
sulle mie dita impressi mentre il sole s’inchina alla memoria assieme alle mie palpebre
su rotaie come me ora testimoni
di capelli che non sono capelli
di vesti che non sono vesti
di cucchiai che non sono cucchiai di occhiali che non sono occhiali se non prima
vite che tremano all’eco del male. Sulla strada della morte
sono tornata indietro
al rumore lontano
di pietre mosse dall’illusione umana di poter ritornare
loro
uomini
ancora di carne
e poi fango
terra
vento
battito nel mio
correte
liberi sotto il cielo di Birkenau
e di ogni terra
che narra storie di uomini
per insegnare
ad esserci
e così tornare indietro passato e presente
per mano.
Sulla strada della morte, sono tornata indietro
Vi ringrazio uno ad uno, in particolare Francesca e Dino, per avermi fatto conoscere me stessa attraverso la storia e le storie. Avete lasciato un segno come ogni luogo che ho visto e che porterò dentro di me, non solo per nutrire costantemente la mia vita ma anche per nutrire quella degli altri. Tutte le altre parole non sarebbero suf- cienti per descrivere ciò che ora sento.
Federica Perillo – Liceo classico, artistico e musicale – Aosta
Questa esperienza è servita a rafforzare il concetto che la Shoah non è nata dall’oggi al domani, ma è stata frut- to di anni di propaganda antisemita. Inoltre, ha aiutato parecchio a concretizzare ciò che di solito si studia nel libro di storia. Il lavoro delle guide ci ha anche permesso di provare a dare dei nomi e dei volti ai numeri di que- sta tragedia ed è stato dif cile anche solo immaginare ciò che è successo.
Marco Ozel Ballot – Istituzione scolastica di istruzione liceale, tecnica e professionale – Verrès
Il Viaggio della memoria è sicuramente un’esperienza molto importante sia da un punto di vista formativo che ri essivo. Poter visitare i luoghi dove l’uomo ha raggiunto uno dei picchi di crudeltà maggiore nei confronti di altri uomini, mette in luce come la bestialità recondita di ogni essere umano possa esplodere e portare una di- struzione immensa. D’altro canto, attraversare i luoghi cercando di immedesimarsi nelle vittime, per quanto però sia impossibile, evidenzia come la tenacia e soprattutto la speranza possano essere più forti della crudeltà e del dolore. Pertanto, come dice il nome dell’iniziativa, la Memoria è fondamentale non solo per mantenere vivido il ricordo di tali atrocità ma anche per evitare che certi eventi possano riaccadere.
Pierre Baudin – Liceo classico, artistico e musicale – Aosta
È stata, dal mio punto di vista, un’esperienza che mi ha aiutato ad avere un quadro molto più approfondito di ciò che è stata una delle pagine più tristi e buie della storia dell’uomo. Grazie infatti alle straordinarie guide che ci hanno accompagnato con testimonianze e approfondimenti storici, alla scoperta di luoghi che dopo questo viaggio sembrano descritti in maniera molto riduttiva nei libri di storia. Mi porto dunque a casa tante risposte, ma anche tante domande alle quali cercare di dare una risposta e anche un consiglio. Consiglio a tutti di fare questa esperienza, per trasformare le parole in realtà al ne di rendersi conto di quanto l’uomo possa essere crudele, e per impedire che tutto ciò possa ripetersi.
Henri Vacquin – Istituzione scolastica di istruzione liceale, tecnica e professionale – Verrès
Nulla c’è di più soddisfacente per un uomo di bramare il potere, la capacità di imporre il proprio pensiero e le proprie convinzioni sulle altre persone. Quando un uomo detiene un potere assoluto che gli permette di gover- nare e controllare una società, una nazione intera senza alcun limite, ecco che il popolo diviene un’unità omoge- nea che segue un’unica direzione, un’unica corrente di pensiero. Le differenze culturali vengono brutalmente abbattute, ogni mezzo è ritenuto valido per poter raggiungere il ne. La Germania di Hitler si poneva proprio questo compito: omogenizzare, rinnovare, puri care la nazione tedesca, la “razza ariana”, superiore rispetto alle altre. Biondo, alto, bello e soprattutto tedesco: questo è l’uomo del futuro. Gli ebrei? Vanno eliminati perché corrompono la società con il denaro. I disabili? Vanno eliminati perché ritenuti inutili e anzi un ostacolo per il progresso della nazione. I polacchi? Vanno eliminati perché non sono tedeschi e dunque sono inferiori. Ausch- witz, Birkenau, Mathausen, Dachau, Monowitz e molti altri campi di concentramento, di lavoro massacrante e di sterminio vengono aperti per realizzare il genocidio ad opera dei nazisti. A te, lettore, esporrò le conseguenze alle quali si è giunti alla ne della guerra: 6 milioni di persone sono morte nei campi; molte altre dopo la ne della guerra, non si sono mai riprese, sia sicamente sia psicologicamente e sono morte anch’esse; la nazione tedesca che doveva essere in futuro la portavoce di un nuovo ordine mondiale, ha perso la guerra. Di nuovo. Questo è il mondo rinnovato di cui parlava Hitler. Ecco come nasce l’assolutismo e come muore l’opinione indi- viduale. Ecco come l’uomo diventa un mostro.
Mathieu Carvalho – Liceo delle scienze umane e scienti co “R. Maria Adelaide” – Aosta
Ripensando alla settimana appena passata non trovo nulla che non mi sia piaciuto. L’alloggio in ostello a Craco- via inizialmente non mi entusiasmava, ma dopo poco mi sono ricreduta, è stata anche questa sistemazione che ha permesso la formazione di un bel gruppo, visto che in molti non ci conoscevamo. La visita di Praga per quan- to breve è stata molto bella. Cracovia l’avevo già vista, ma dopo questa visita mi sono ricreduta: è molto più bella di quanto ricordassi. Gli accompagnatori sono riusciti a prepararci e ad accompagnarci alla visita nei campi nel migliore dei modi: le spiegazioni date mi hanno permesso non solo di apprendere nuove conoscenze, ma allo stesso tempo di pormi delle domande e ragionare. Inoltre le attività di gruppo fatte prima e dopo ci hanno permesso di esprimere le nostre sensazione e, per quanto possibile, trovare una risposta alle nostre domande.
Martina Betti – Liceo delle scienze umane e scientifico “R. Maria Adelaide” – Aosta
Florence Bovet – Liceo classico, artistico e musicale – Aosta
Questo viaggio della memoria, al quale ho potuto partecipare grazie al concorso, è un’esperienza davvero im- portante che porterò sempre con me. E’ stato un viaggio per non dimenticare. L’esperienza toccante dei campi di Auschwitz e Birkenau la sento ancora sulla pelle e le sensazioni ed emozioni provate non le scorderò mai. Il gruppo che si è formato con gli altri studenti è stata una cosa strana ma bellissima perché in così pochi giorni ti senti come una grande famiglia. Gli organizzatori e gli educatori del viaggio sono stati a dir poco fantastici. Ci hanno dato tantissimo in pochi giorni e ci hanno portato a ragionare e ri ettere sulle persone, sulla loro dignità, sul fatto che bisogna sempre porsi delle domande, anche se scontate, senza giudicare gli altri per quello che sono. Bisogna sempre andare a fondo nelle cose senza rimanere in super cie. Stare in questi luoghi, infatti, non è come studiare. Ti mette nei panni di quelle povere persone e senti tutte le lacrime e i dolori che hanno patito. Questo viaggio mi ha fatto capire che occorre avere il coraggio di sapere quello che è accaduto. Ma, soprattut- to, serve la consapevolezza che tutte queste forme di odio razziale, etnico e politico esistono anche oggi. Ciò che non doveva più succedere, succede. Grazie ai tutor DEINA e alla Regione per questa bellissima opportunità.
Anaïs Lavy – Liceo classico, artistico e musicale – Aosta
Questo viaggio mi ha regalato ricordi che faranno parte della mia storia, ma non solo. Certe esperienze semina- no in noi l’inizio di un’evoluzione. Il germoglio è la mia ri essione, che inizia dall’esperienza in sé e spero possa crescere insieme a me. Che tale ri essione venga in mio aiuto per cercare di capire sempre di più. Se l’esperienza insegna, allora posso dire di avere imparato qualcosa. Accettiamo la fragilità, propria dell’essere umano, ed im- pariamo a proteggerla, poiché è il bene più prezioso che ci accomuna, senza distinzione.
Giulia Bortino – Liceo delle Scienze Umane “Regina M. Adelaide” – Aosta
Viaggio molto bello, caratterizzato da emozioni contrastanti come tristezza e gioia, disperazione per ciò che è successo e speranza per il futuro. Crediamo che ogni uomo e donna debbano fare almeno una volta nella vita un viaggio come questo per rendersi realmente conto di ciò che è successo e prendere coscienza che tutto ciò po- trebbe succedere di nuovo. In parte è già così!
Luca Longo e Francesca Yon – Liceo classico, artistico e musicale – Aosta
Pubblicato / aggiornato
il 23/03/2018 alle 12:00
Categoria:
Cronaca