Vai al contenuto

Spi-Cgil VdA: dalla Regione poche risposte a una Valle d’Aosta sempre più povera

Spi-Cgil VdA: dalla Regione poche risposte a una Valle d’Aosta sempre più povera (©Google Maps) - La sede regionale Valle d'Aosta della Cgil

«Speranza di vita in regresso, sempre più nuovi poveri in Valle d’Aosta e il rischio che quello approvato a dicembre 2021 dal Consiglio regionale sia l’ennesimo bilancio di transizione, quando occorrerebbe, invece, agganciare le risorse stanziate nei settori più importanti come sanità, lavoro e sviluppo, nel contesto di un quadro programmatorio più solido e condiviso, che permetta il raggiungimento di obiettivi strategici» è quanto denuncia il sindacato dei pensionati Spi-Cgil VdA, secondo cui il territorio valdostano è afflitto da gravi difficoltà, in parte inedite e legate alla recente fase pandemica, in parte di vecchia data ma mai affrontate, che ostacolano la sua prosperità e il suo sviluppo armonioso.

Secondo il sindacato, il Defr 2022/25 e il nuovo Bilancio della Regione autonoma Valle d’Aosta, sono stati «approvati senza realizzare un serio e articolato confronto con le parti sociali e gli attori protagonisti dell’economia» e «non sembrano ancora fornire risposte concrete e mirate, in particolare per quanto riguarda la situazione del settore sanitario e sociosanitario ma non solo».

In questo contesto, secondo il sindacato, nella programmazione finanziaria della Regione non sembra emergere la consapevolezza che, tra i territori con più alta incidenza di nuovi poveri si distingua la Valle d’Aosta (61,1%), prima ancora di Campania (57%), Lazio (52,9%), Sardegna (51,5%) e Trentino Alto Adige (50,8%).

Inoltre in Valle, secondo i dati più recenti sui redditi della popolazione pubblicati dal Ministero dell’economia e delle finanze, mentre il reddito da lavoro autonomo è cresciuto mediamente del 44% tra il 2015 e il 2019 (da 35.900 a 51.700 euro), nello stesso periodo il reddito da lavoro dipendente è calato in media dell’1,4% da 20.700 a 20.400 euro.

Per quanto riguarda il comparto della salute, in linea generale, il Defr 2022-25 è denso di risposte a breve termine sul covid, mentre gli obiettivi di lungo periodo sono più sfocati. Soprattutto non si riesce a percepire in che modo la Regione coniugherà la programmazione regionale ordinaria con le ingenti risorse che dovrebbero arrivare dai Fondi in capo al Pnrr e alla programmazione Ue.

Nonostante la diagnosi delle priorità del settore sanitario espressa nel Defr sia in parte condivisa dallo Spi-Cgil, il sindacato ritiene che «gli impegni relativi allo sviluppo dell’assistenza territoriale e ospedaliera non siano sufficientemente dettagliati per poter affrontare efficacemente le storiche debolezze del nostro servizio sanitario. Esso oggi si confronta non soltanto con una pandemia ancora in corso, ma anche con un’evoluzione demografica e degli stili di vita che impongono maggiore attenzione alle vecchie e alle nuove aree della fragilità. Sulla presa in carico dei disabili e degli anziani non autosufficienti, la tutela della salute mentale e il contrasto alle dipendenze, la nostra regione rappresenta oggi il fanalino di coda: una situazione non accettabile, anche considerando il livello delle risorse impiegate», continua il sindacato.

In relazione alla mancanza, nella regione, dei livelli essenziali delle prestazioni in diverse aree dell’assistenza, secondo lo Spi-Cgil, è urgente fornire risposte e formulare un programma di allineamento che porti il nostro servizio sanitario a raggiungere lo standard minimo fissato dai Lea.

La speranza di vita dei Valdostani è regredita di quasi due anni durante il primo anno di pandemia e ha portato la Valle d’Aosta a essere la regione italiana con la più bassa aspettativa di vita. Anche nella fase pre-covid questo indicatore era insoddisfacente rispetto alle aree italiane comparabili e si associava a un’alta mortalità evitabile in presenza di trattamenti tempestivi ed efficaci, azioni di prevenzione secondaria-primaria e interventi di salute pubblica.

Il sindacato ritiene, quindi, prioritario adottare le migliori pratiche sperimentate a livello nazionale e internazionale per realizzare azioni efficaci di prevenzione e di presa in carico delle patologie croniche.

Per Spi-Cgil, tali obiettivi devono essere coniugati ad azioni di contrasto dell’isolamento relazionale e fisico che interessa soprattutto gli anziani e i disabili, specie nei comuni più isolati. Inoltre, la fruizione di un’abitazione idonea è una precondizione per evitare caduta in circuiti di esclusione.

Pubblicato / aggiornato il 26/01/2022 alle 09:55
Categoria: Economia e Lavoro