RicordAosta: 13 marzo
Il 13 marzo 1928, a un anno e mezzo dall’istituzione della Provincia di Aosta, Mussolini dovette ribadire la validità della scelta operata con un telegramma, che esortò il prefetto a fare intendere agli elementi faziosi di Ivrea che la decisione era irrevocabile e dettata da ragioni di alto interesse.
Al fine di inquadrare l’atto di Mussolini, bisogna ricordare che, il 6 dicembre 1926, il Consiglio dei ministri deliberò l’istituzione di una nuova provincia avente come capoluogo la città di Aosta. Mussolini comunicò la decisione al Commissario prefettizio di Aosta con il seguente
telegramma: “Oggi, su mia proposta, il Consiglio dei ministri ha elevato codesto Comune alla dignità di Capoluogo di provincia. Sono sicuro che con il lavoro, la disciplina, con la fede fascista codesta popolazione si mostrerà sempre meritevole della odierna decisione del governo fascista”.
Alla notizia dell’emanazione del decreto legge del 2 gennaio del 1927 n.1, gran parte della popolazione valdostana si illuse del fatto che ciò significasse un ritorno all’antico ruolo rivestito dalla Valle D’Aosta. Tuttavia, essendo che la provincia di Aosta comprendeva anche Ivrea e il Canavese, la realtà era che nella provincia i Valdostani erano in netta minoranza. Di conseguenza, la creazione della provincia ebbe come effetto il soffocamento della Valle nell’ambiente italiano e la perdita della sua personalità collettiva, acquistata in secoli di storia.
Il telegramma firmato dal Duce, di cui si è detto prima, era volto a placare gli animi dei personaggi di spicco del partito fascista d’Ivrea. Infatti, l’erezione di Aosta a capoluogo di provincia scatenò la ribellione della borghesia canavesana. Con la sua comunicazione, Mussolini volle ribadire la supremazia delle sue scelte e, soprattutto, ribadire la forza del prefetto; si ricorda che, durante il Fascismo, i prefetti erano l’espressione del potere centrale agli occhi della comunità.
Pubblicato / aggiornato
il 09/03/2018 alle 12:00
Categoria:
Cultura
