RicordAosta: 9 marzo
Il 9 marzo 1855, nel Tribunale di Torino, si concluse il processo ai resposabili dell’insurrezione dei Socques del 1853.
Nel 1853, la stringente legislazione fiscale del conte Cavour e la carestia che stava vivendo il territorio valdostano spinsero i contadini a insorgere. Nel dettaglio, i contadini di Champorcher e Pontboset si impossessarono delle armi della Guardia nazionale di Hône e iniziarono una marcia verso Aosta. I Socques arrivarono a occupare il capoluogo ma l’arrivo dell’esercito da Ivrea riuscì a disperdere i rivoltosi.
Dai fatti del 1853 derivò un processo che vide 104 imputati, tutti accusati di essere i responsabili della rivolta. Nell’atto d’accusa, il Pubblico Ministero, Conte Avogadro, sintetizzò così i fatti dell’insurrezione: “Quel moto che comparve il 25 dicembre scorso in Champorcher, si ideò il 26 a Pontboset ed ebbe assistenza tacita in Donnaz. Si sviluppò la sera medesima e nei giorni successivi crescendo lungo la Valle sino ad Aosta, si fissò il 29 nei dintorni di quella città, si spinse a Valpelline, Ollomont, Gignod, e stante l’energia spiegata dalla forza cittadina, e da quella del governo, si diradò nello stesso giorno 29”.
Il processo si concluse nel 1855 con la condanna di nove imputati e solamente per reati comuni commessi durante la marcia; secondo alcuni studiosi, questo esito derivò dal fatto che in questo processo si giocavano interessi politici molto importanti. Nel dettaglio, si ricorda che all’epoca dei fatti vi era una forte tensione tra i liberali (che accusavano il Clero di avere aizzato il popolo contro il governo e le sue leggi nel 1799 e nel 1801) e il Clero (che sosteneva che le insurrezioni fossero dovute agli errori commessi dagli uomini al potere). Ciò detto, è utile sottolineare come tra gli imputati figurassero quattro sacerdoti, quindi, la sentenza (che punì i sacerdoti ma solamente per reati minori) fu finalizzata a non schierare la magistratura in nessuna delle due fazioni.
Pubblicato / aggiornato
il 06/03/2018 alle 12:00
Categoria:
Cultura
