St-Pierre non vuole il divorzio da Sarre
“Pepellin mi ha negato un confronto prima della riunione del suo Consiglio comunale – ci ha spiegato Paolo Lavy – e avrei preferito che ci potesse essere una posizione di ambito ottimale invece di una posizione individuale. Mi dispiace che sia così convinto della sua posizione e che voglia fare di Saint-Pierre il capro espiatorio“.
Lavy non nega, tuttavia, che vi siano state difficoltà: “Abbiamo subito l’associazione come tutti gli altri Comuni valdostani ma abbiamo cercato di gestirla con tutta la serietà e l’impegno possibili. L’inizio è stato difficile ma, a tre anni dall’avvio, c’erano segnali confortanti di funzionamento“. Allora, il problema, dov’è? “Il problema risiede nella carenza di organico – ha risposto Lavy –: quando viene a mancare un pilastro, in un ufficio altri si spaventano per i carichi di lavoro e cercano altre strade lavorative“.
Se Peppelin spera in una soluzione da parte del legislatore regionale o in un divorzio consensuale da Saint-Pierre, Lavy la pensa diversamente: “Non voglio il divorzio perché significherebbe vanificare tre anni di energie, idee e soldi spesi. Oltretutto non ho elementi oggettivi per ritenere di voler fare un passo indietro“. Tuttavia è consapevole che, non essendoci stato un confronto interno, è possibile che la Giunta o il Consiglio la pensino diversamente.
Infine, amarezza per la strumentalizzazione della vicenda Geenna: “I miei colleghi sindaci smettono di ridacchiare quando dico che poteva accadere a ognuno di loro”, dice il sindaco di Saint-Pierre.
Vedi anche: Parte da Sarre la contestazione all’associazione fra Comuni
Pubblicato / aggiornato
il 23/02/2019 alle 12:00
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Categoria:
Politica e Amministrazione