Petizione Rivogliamo France 2: oltre 1.300 le firme
(©france2.tv) -
La petizione online Rivogliamo France 2, partita da quando – in Valle d’Aosta – non è più possibile ricevere questo canale sul digitale terrestre ed è stato sostituito con France24, si è chiusa con 1.342 firmatari.
«Nous avons clôturé la pétition. Après une semaine, 1.342 signatures ont été recueillies. Nous remercions tous les citoyens qui ont signé. Dans les prochains jours, la pétition, dans le respect de la loi sur la privacy, sera transmise au Président de Région et au Président du Conseil, avec le souhait qu’elle puisse les supporter dans leur action finalisée à élargir la diffusion des chaînes francophones en Vallée d’Aoste».
Dall’8 marzo 2022, infatti, France2 è disponibile solamente online.
«Rendez-nous France2. C’est un droit des Valdôtains, en tant qu’habitants d’une région bilingue, de pouvoir accéder au plus grand nombre d’instruments culturels et notamment audiovisuels francophones. Pour pratiquer librement ce droit nous demandons que l’offre des chaînes de télévision francophones soit élargie par le rétablissement de la liaison avec France 2 et l’insertion des chaînes françaises France 1 et France 3.
Plus d’infos = plus de démocratie!», si legge sul testo della petizione, che prosegue: «È necessario per una Regione Autonoma bilingue e francofona come la Valle d’Aosta mettere a disposizione dei cittadini, strumenti culturali e anche audiovisivi per praticare ed esercitare liberamente questo diritto. Chiediamo che l’offerta dei canali televisivi francofoni sia ampliata con il ripristino del canale Fr2 e l’inserimento del primo canale francese TF1 e del canale regionale Fr 3».
AduVdA accusa gli autonomisti
Il tema è stato ripreso anche da Ambiente-Diritti-uguaglianza Valle d’Aosta, che in una nota del 14 marzo 2022, ha scritto: «Per gli autonomisti al governo, il francese è un feticcio identitario, da usare come bandiera.
La lingua francese dovrebbe, invece, essere promossa e valorizzata per il suo enorme atout culturale e come ponte tra le popolazioni.
L’Union e i suoi satelliti (PD, Padovani e Bertin compresi) hanno colto l’occasione del passaggio al digitale terrestre per compiere una scelta miope e sbagliata, sostituendo F2 con France 24 e facendo sparire la televisione svizzera.
Come spesso accade, non sono stati trasparenti. L’assessore all’Innovazione, Carlo Marzi, qualche giorno fa dichiarava che la Regione sta lavorando per riavviare la trasmissione, mentre il Presidente Lavevaz dichiarava che “ce passage à la télévision numérique terrestre a représenté une opportunité pour améliorer davantage la diffusion sur le territoire régional de ces transmissions”.
La Regione, anziché migliorare l’offerta di trasmissioni televisive francofone, l’ha diminuita, tradendo lo Statuto di autonomia e l’obiettivo di salvaguardia e valorizzazione della lingua francese, dato che il nuovo canale – all news e gratuito – non garantisce la ricchezza, quantitativa e qualitativa, del palinsesto di France 2.
Cosa ne pensano di questo attacco all’autonomia Caveri, campione della francofonia, che di sicuro conosce perfettamente questo dossier e Jean Pierre Guichardaz, che, ricordiamo, è assessore alla cultura?
Gli accordi del 1975, tra Stato, Regione e RAI, non a caso facevano riferimento alla ritrasmissione dei programmi di organismi esteri confinanti.
Il dubbio è che la maggioranza regionale abbia voluto tagliare le Tv francofone per non rimborsare la RAI che si occupa della ritrasmissione del segnale. Si buttano via milioni di euro in opere inutili e dannose – come Cime Bianche – e poi non si trovano i soldi per un diritto tutelato dalla Costituzione e dallo Statuto? Il francese è sacro solo quando si propone di toglierlo come requisito per l’assunzione dei medici? L’ipocrisia autonomista è vergognosa.
ADU VdA sostiene quindi la petizione on line per il ripristino dei canali francofoni, chiedendo di comprendere anche la Tv svizzera. Abbiamo, inoltre, collaborato con Erika Guichardaz del PCP per la presentazione di un’interrogazione consiliare su questo tema.
Pour l’UV et ses sodales, l’autonomie et la langue française restent des instruments de contrôle des citoyens, au lieu qu’un pont vers le bien être de notre communauté».
Pubblicato / aggiornato
il 19/03/2022 alle 17:54
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Categoria:
Cultura