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Giurì d’onore: solidarietà a Minelli ma Uv si difende

Giurì d’onore: solidarietà a Minelli ma Uv si difende (©bobine.tv) - Chiara Minelli

Nel corso della riunione del Consiglio Valle di mercoledì 23 marzo 2022, il capogruppo di Union valdôtaine Aurelio Maarguerettaz e il consigliere unionista Giulio Grosjacques hanno chiesto l’istituzione di una Commissione come prevista dall’articolo 58 del Regolamento del Consiglio (Quando, nel corso di una discussione, un Consigliere sia accusato di fatti che ledono la sua onorabilità, egli può chiedere al Presidente del Consiglio di nominare una Commissione, la quale giudichi sul fondamento dell’accusa. La Commissione è composta da due Consiglieri designati dalle parti e da un terzo scelto di comune accordo o dal Presidente del Consiglio in caso di disaccordo. Alla Commissione può essere assegnato un termine per riferire) al fine di «valutare la veridicità delle affermazioni della Consigliera Minelli.»

Espressioni di sostegno alla consigliere sono arrivate da Ambiente-Diritti-Uguaglianza Valle d’Aosta, dal Progetto civico progressista e dal Movimento 5 Stelle.

AduVdA

Sminuire costantemente il lavoro altrui, insinuare che l’avversaria sia telecomandata (da un uomo), riferirsi all’emotività, alla scarsa preparazione (o alla troppa abitudine agli studi), all’aspetto, all’età. Sono i tipici e stantii metodi del patriarcato, tutti utilizzati in Consiglio regionale per manganellare le uniche Consigliere che osano dare battaglia. Non dovremmo stupirci visto che è lo stesso trattamento riservato a Daria Pulz nella legislatura precedente.
Oggi un nuovo atto, per niente impulsivo ma evidentemente studiato a tavolino: il Giurì d’onore contro la consigliera Minelli che osa fare domande sul piano dei trasporti.
Tutta la nostra solidarietà a Chiara Minelli e il più profondo disprezzo per i “maschi alfa” che pascolano in consiglio regionale, pensando a difendere il loro supposto onore, anziché a risolvere i tanti reali problemi dei cittadini valdostani.

Progetto civico progressista

La richiesta dei Consiglieri Marguerettaz e Grosjacques di istituire un Giurì del Consiglio regionale, in reazione ad una legittima interrogazione della nostra Consigliera Minelli, lascia sconcertati.
I fatti sono molto semplici. Fra il febbraio ed il  marzo 2021 l’Assessora regionale ai trasporti ha portato più volte all’esame della Giunta una deliberazione per avviare la procedura di VAS sul Piano Regionale dei Trasporti, pronto da tempo. Ma il provvedimento è sempre stato bloccato affermando che non c’era condivisione del Piano da parte della maggioranza e che il documento necessitava di approfondimenti nella competente commissione. Nonostante i successivi passaggi, tanto in maggioranza quanto in commissione, il blocco del documento è continuato, ed ha rappresentato una delle cause che hanno indotto l’assessora Minelli a rassegnare le dimissioni. La questione del PRT è stata anche uno dei punti della verifica programmatica richiesta da PCP, mai realizzata.Le domande contenute nella interrogazione che ha fatto infuriare i due esponenti unionisti sono più che legittime.
Il PRT era pronto dal  mese di febbraio ‘21: perché tale procedura viene avviata solo ora, ad un anno di distanza, senza modificare di una sola virgola il testo? E perché senza un ulteriore esame in Commissione? Il capogruppo Uv e il Presidente della IV Commissione hanno sorprendentemente condiviso quest’ultimo passaggio? 
È ben difficile capire per quale motivo queste domande possano essere considerate lesive dell’onorabilità dei due consiglieri.  
Effettivamente lesive sono invece le accuse di incapacità, inadeguatezza e scarso senso etico, formulate ieri e in varie altre occasioni di dibattito consiliare, nei confronti della consigliera Minelli. 
E fin qui saremmo al ridicolo e al clamoroso autogol, se non fosse che si strumentalizzano le istituzioni invocando un Giurì, tirando in ballo il ruolo del Presidente del Consiglio regionale e spostando l’attenzione dal merito delle vicende agli attacchi personali. 
Si tratta di un livello di degenerazione del dibattito politico mai raggiunto prima. 
Un fatto grave il cui intento, chiaramente  intimidatorio, sarà respinto non solo da PCP, ma dai cittadini e dalle cittadine che non tollerano l’idea che nella “casa comune della democrazia” ci siano domande che si possono fare e domande che non si possono fare per non disturbare il manovratore, o meglio il “frenatore” di turno. 
Pieno sostegno alle Consigliere Minelli e Guichardaz. 
Con loro cambiamo questa politica dannosa, arrogante  e sgradevole.

Movimento 5 Stelle

La richiesta dell’istituzione di una commissione prevista dall’articolo 58 del regolamento del Consiglio Regionale Valdostano, che riguarda i fatti che ledono la onorabilità di un Consigliere, e voluta dal capogruppo dell’Uv Aurelio Marguerettaz e dal consigliere dell’Uv Giulio Grosjacques, è un grave atto di “bullismo” politico. 
Come Movimento 5 Stelle intendiamo condannare questo atteggiamento, dando pieno sostegno alla consigliera di Pcp Chiara Minelli, e ci aspettiamo che anche il resto della politica valdostana faccia lo stesso.
L’intimidazione e la negazione del confronto politico con l’opposizione è un atteggiamento che non si può accettare in un’aula democratica come quella di un Consiglio Regionale. 
Inoltre, intendiamo sottolineare che la consigliera di Pcp Chiara Minelli, durante la sua interrogazione di mercoledì 23 marzo, ha semplicemente evidenziato che il testo approvato il 3 marzo scorso dalla Giunta, per l’approvazione della proposta del Piano Regionale dei Trasporti da avviare alla procedura di Valutazione Ambientale strategica (VAS), sia lo stesso che è stato ripetutamente bocciato all’esame della Giunta nei mesi del febbraio e marzo 2021, quando lei era Assessora. 
Ci chiediamo dunque come un’interrogazione basata su una semplice osservazione possa poter aver leso l’onorabilità di qualcuno, tanto da far richiedere addirittura, per la prima volta nella storia della politica valdostana, l’istituzione di una commissione sulla “difesa dell’onore”. 
Questo atteggiamento non solo per noi del Movimento 5 Stelle lede alla politica in generale, ma è sintomo di un nervosismo che esprime la debolezza di questo Governo Regionale, che non è capace di reggere alcun tipo di confronto, e cerca di risolvere le sue debolezze con l’intimidazione. 

Il contrattacco di Union valdôtaine

Roberto Gervaso, journaliste bien connu et vulgarisateur historique, a fait valoir que “la victimisation est un moyen de joindre les deux bouts avec des pleurnicheries”. Une technique à laquelle, malheureusement, nous nous sommes déjà habitués lors des travaux du Conseil régional. “Quand j’étais”, “tout le monde sait”, “j’avais fait” ne sont que quelques-unes des phrases verbales perpétuellement présentes dans les interventions de l’ancienne Assesseur régional à l’Environnement, Mme Minelli. Un “mantra” qui vise à construire un consensus personnel basé sur la victimisation et qui n’a rien à voir avec le bien commun des Valdôtains.
Le Conseil régional devrait être un lieu de réflexion et de construction par tous les élus. Il est inquiétant que dans une période historique aussi mouvementée (il suffit de penser à la pandémie pas encore résolue et aux graves événements géopolitiques en cours) les défenseurs de la population axent leurs interventions exclusivement sur une vision personnaliste visant à rechercher perpétuellement les coupables des choix qui, en réalité, n’ont pas été imposés par personne.
Le dernier épisode, qui confirme la technique de la victimisation, a eu lieu lors des travaux du Conseil le mercredi 23 mars. L’objet, ou plutôt le prétexte, était cette fois le lancement de la procédure d’évaluation environnementale stratégique (Valutazione Ambientale Strategica – VAS) sur le projet de Plan Régional des Transports approuvé par délibération le 3 mars dernier. L’ancienne Assesseur, en interrogeant le Président de la Région Lavevaz, a voulu connaître les raisons pour lesquelles le démarrage de la VAS était bloqué depuis plus d’un an. Une question qui pourrait aussi être légitime si le premier obstacle au démarrage du Plan ne résidait justement dans la démission de l’ancienne Assesseur. Démission prise consciemment et qui a provoqué un ralentissement dans tout l’Assessorat à l’Environnement. Mais cela n’est pas un sujet qui fait partie du “scénario” éculé que l’ancienne Assesseur/actuelle Conseillère continue de nous soumettre, car il est certes plus facile de se vendre comme une pauvre victime d’un système “machiste”, accusant ses voisins de banc de s’être délibérément opposés à ses choix politiques.
Les accusations contre le travail de la Commission nuisent aux Conseillers individuels qui sont membres de la Commission, mais en même temps dégradent l’Organe de Conseil. Les mots sont importants mais surtout les accusations doivent être étayées par des faits concrets. À ce titre, pour la première fois dans l’histoire du Conseil régional, le chef de groupe de l’Union Valdôtaine (au nom de l’ensemble du groupe) a demandé la composition d’une Commission en application de l’art. 58 (“Faits affectant l’honorabilité d’un Conseiller”) du Règlement du Conseil afin “d’apprécier la véracité des déclarations de la Conseillère Minelli”.
Une demande immédiatement exploitée par des Mouvements politiques basés sur des débordements populistes qui accusent continuellement le groupe Unioniste de se livrer à des pratiques machistes, misogynes, d’intimidation, de violence sexiste, de sexisme et de patriarcat élitiste. Des accusations qui surgissent à chaque fois que le groupe Unioniste intervient pour apporter sa propre contribution concernant les initiatives signées par le groupe du Conseil de “Progetto Civico”.
Pourtant, même dans ce cas, il suffirait de regarder les faits: l’Union Valdôtaine est l’un des rares Mouvements régionaux à avoir exprimé deux femmes à son sommet sur un total de trois postes de direction. Mais cela aussi est une vérité inconfortable pour ceux qui font des clichés et des slogans leurs chevaux de bataille. Le groupe du Conseil Unioniste est une expression du peuple Unioniste Valdôtain, un peuple qui a toujours fait sien un seul slogan “Bien faire et laisser dire”. C’est pour cela que le désir de créer la Commission spécifiée dans l’art. 58 du Règlement devient un devoir. Le moment est venu de dire les faits et de stopper cette “technique de victimisation” qui ne fait qu’un véritable préjudice à toute la communauté valdôtaine.
Sans oublier que exploiter le féminisme de cette façon quand on n’a pas d’autres arguments, devient contre-productif envers les femmes elles-mêmes. Instrumentaliser le féminisme pour faire passer quelqu’un pour une victime qui en réalité n’en est pas du tout une, est offensant pour toutes les autres femmes qui luttent quotidiennement contre de réelles discriminations.
Nous estimons que l’égalité des sexes n’est pas un truc à sortir du chapeau quand ça nous arrange. C’est une affaire sérieuse qui ne mérite pas d’être impliqué dans les escarmouches de l’activité du Conseil Régional.

La comunicazione era firmata Union valdôtaines e Femmes valdôtaines e a loro ha risposto, con una lettera aperta, l’ex presidente della Consulta regionale per le pari opportunità, Giacinta Prisant: «Da vecchia, ormai, e ancora orgogliosamente veterofemminista mi spiace vedere rispuntare, carsicamente, la sigla Femmes (dell’Union) Valdôtaines per “difendere” l’operato dei maschi al potere.
Adesso spuntano dichiarazioni in cui, invece di prestare attenzione alla luna, e cioè ad un provvedimento necessario alla nostra regione che viene tenuto nel cassetto per un anno e poi, senza nessuna modifica (e spiegazione), viene infine avviato l’iter di esame, si guarda al dito, perché nessuno si deve permettere di chiedere spiegazioni, non si disturbino i manovratori (perché definirli amministratori mi sembra offensivo nei riguardi dei molti/e che li hanno preceduti su quelle sedie).
E quando si ha qualcosa da dire sulle donne, che non siano le solite offese gratuite distribuite ad ogni consiglio, si chiede man forte alle proprie compagne di partito, solitamente molto assenti (dal consiglio regionale in particolare) ma anche dalla società civile.
Non si fa così, Femmes (dell’Union) Valdôtaines: ho conosciuto diverse vostre esponenti e mi ricordo donne impegnate attivamente per cui fare politica non era soccorrere gli uomini in difficoltà per sostenerli nel loro tentativo di ingigantire il dito per non parlare della luna, ma era mettersi insieme per lavorare a favore della società valdostana.
Sì, perché sono passati i tempi in cui le donne valdostane sapevano lavorare insieme per gli abitanti della Valle, donne e uomini; grazie ad una “ottima” legge la Consulta femminile è stata annullata e non esiste più un luogo in cui le donne possano, tutte insieme, riflettere, conoscere e lavorare per il bene delle donne stesse.
In quanto agli uomini, seduti sulle loro comode sedie, invece di imbastire lezioni su cosa devono fare e dire le donne, dovrebbero occuparsi di adempiere “onorevolmente” al mandato degli elettori: sarebbe già una buona cosa
».

Pubblicato / aggiornato il 28/03/2022 alle 14:01
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Categoria: Politica e Amministrazione