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Enti locali: approvata, con dissensi, la ripartizione dei trasferimenti RaVdA

Enti locali: approvata, con dissensi, la ripartizione dei trasferimenti RaVdA

L’Assemblea del Consiglio permanente degli enti locali, nel pomeriggio di martedì 20 febbraio, dopo una discussione che ha fatto emergere opinioni difformi, ha approvato i criteri per la ripartizione dei trasferimenti senza vincolo di destinazione provenienti dalla Regione autonoma Valle d’Aosta.

I numeri del voto sono i seguenti: 68 voti favorevoli (più quello del commissario di Valtournenche che non si sa se vale oppure no), due contrari (il sindaco di Valpelline e  il vicesindaco di Courmayeur), quattro astenuti (i sindaci di Avise, Challand-st-Anselme e Rhêmes-Saint-Georges oltre al presidente dell’Unité du Grand Paradis). Non rendono però l’idea dello svolgimento e dell’epilogo del dibattito. Si consideri infatti che sono risultati assenti alla votazione i sindaci di Antey-Saint-André, Aosta, Champdepraz, Gressan, Hône, Issime, Sarre e Saint-Vincent ma che quelli di Champdepraz, Hône, Sarre e Saint-Vincent hanno partecipato al dibattito e si sono allontanati al momento del voto, mentre gli altri sono stati assenti all’intero incontro.
Franco Manes, presidente del Cpel, ha introdotto l’argomento spiegando che, per la prima volta, quest’anno la Regione non ha proposto una delibera in relazione alla quale esprimere un parere ma ha lasciato agli enti locali l’autodeterminazione dei criteri di ripartizione. Dopo aver adeguato il parametro dall’Ici all’Imu, è stata redatta una tabella in base alla quale più comuni non percepivano maggiorazioni ma, anzi, avrebbero subito riduzioni rispetto al 2017. Dopo ampia discussione, il CdA del Cpel aveva approvato un correttivo che destinava 1,6 milioni di euro al riequilibrio della situazione. Una soluzione approvata anche dalla Consulta ma poi, approfondendo le motivazioni delle contrarietà sollevate dai Comuni turistici, la cifra della sussidiarietà era stata portata a 2,6 milioni. Una proposta approvata all’unanimità del Cda ma non dalla Consulta, che si è espressa con tre voti favorevoli e tre contrari.
Speranza Girod, presidente della Consulta, ha meglio specificato che, senza applicare correttivi, tre Comuni non avrebbero percepito alcun trasferimento e altri otto avrebbero percepito trasferimenti inferiori a quelli del 2017.
Massimo Pepellin, sindaco di Sarre, ha spiegato il proprio voto contrario in Consulta poiché non ritiene giustificabili alcuni fattori: che Aosta sia esclusa dall’azione sussidiaria (e, quindi, tolti i suoi 1,8 milioni e sottratti gli ulteriori 2,6, ne restino 5,6 da suddividere); che conseguentemente i suoi concittadini siano obbligati a pagare un’addizionale per far quadrare il Bilancio.
La contrarietà di Maurizio Lanivi, sindaco di Valpelline, è stata invece dovuta alla mancata condivisione nelle scelte e nelle tabelle secondo le medesime modalità fra tutti i sindaci.
Contrario anche il vicesindaco di Courmayeur, Paolo Corio, poiché sarà il terzo anno senza trasferimenti per il Comune ai piedi del Monte Bianco, nonostante un incremento di 12 milioni negli stanziamenti. Un’esclusione che, a suo dire, non tiene conto del fatto che Courmayeur ha una popolazione fluttuante che arriva sino a 45mila persone.
Luigi Chiavenuto, sindaco di Gressoney, si è soffermato sul fatto che l’applicazione della legge rischiava di trasformarsi in una mannaia per i Comuni più ricchi. Convenendo con i suoi colleghi che la legge regionale 48/95 è superata e da superare, ha suggerito che la sua rielaborazione sia affidata a un organismo esterno di valutazione degli impatti socio-economici.
Camillo Rosset, sindaco di Nus, ha affermato che si sarebbe aspettato che il ricalcolo prendesse in considerazione la disparità fra i Comuni che avevano partecipato al ripianamento delle spese per la gestione delle microcomunità – effettuato dalla Regione, nel 2015, prelevando gli avanzi di amministrazione 2014 – e chi invece se ne era esentato. Ha chiesto che se ne tenga conto, almeno, nella ripartizione degli spazi finanziari.
Lorenzo Graziola, sindaco di Morgex, ha sottolineato che i Communi hanno perso il 30% delle loro disponibilità rispetto al 2013 e ha chiesto al Celva di essere più attivo nell’interlocuzione con la Regione.
È stato il sindaco di Quart, Jean Barocco, a levarsi in difesa di Aosta spiegando che è la legge che la esclude dal partecipare alla perequazione, riconoscendole il ruolo di capoluogo regionale erogatore di servizi all’intera comunità valdostana. Non sottrarre risorse ai Comuni turistici ha il medesimo significato di riconoscimento di ruolo a beneficio dell’intero territorio. Ha escluso la necessità di ricorrere a consulente per elaborare una riforma della legge 48 e ha ricordato che la Regione sollecita suggerimenti almeno da tre ani a questa parte.
Franco Allera, sindaco di Cogne ha definito di buon senso la soluzione proposta dal Cda, poiché se i comuni turistici funzionano, funzionano anche quelli a Valle.
Si è arrivati dunque a chiudere le fila: Gulio Grosjacques, sindaco di Brusson, ha affermato che sarebbe insensato spaccare l’Assemblea quando, per la prima volta da anni, aumentano le risorse; Alex Micheletto, sindaco di Hône, ha detto che sarebbe stato bene votare, impegnandosi a far sì che sia l’ultimo ricorso alla creazione di un fondo di solidarietà; Paolo Cheney, sindaco di Saint-Christophe, ha detto che non sarebbe pensabile di ridurre alcuni Bilanci anche di 4/500mila euro il 20 febbraio e ha indicato la via del futuro nel recupero dell’extragettito Imu (32 milioni che, ogni anno, gli enti locali valdostani restituiscono allo Stato). Via, via sino a Manes, che ha chisto il voto dell’Assemblea onde consentire alla Giunta regionale di adottare la delibera per erogare i trasferimenti.

Pubblicato / aggiornato il 20/02/2018 alle 12:00
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Categoria: Politica e Amministrazione