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I lavori del Consiglio Valle nella giornata del 20 febbraio

I lavori del Consiglio Valle nella giornata del 20 febbraio

Il Consiglio regionale della Valle d’Aosta, si è riunito, martedì 20 febbraio, e ha aperto i propri lavori con due interrogazioni a risposta immediata.

Il ricorso al TAR della Valle d’Aosta contro la nomina del Direttore dell’Azienda USL è stato al centro di un’interrogazione a risposta immediata posta dal Movimento 5 Stelle. Il Capogruppo del M5S ha chiesto conto di una dichiarazione rilasciata agli organi di stampa dall’Assessore regionale alla sanità dopo aver appreso che il TAR della Valle d’Aosta aveva accolto il ricorso contro la nomina di Igor Rubbo, ossia che avrebbe “valutato come procedere confrontandosi con il diretto interessato”.
L’Assessore alla sanità ha risposto che la frase è stata estrapolata da una dichiarazione più ampia subito dopo aver conosciuto l’esito del ricorso: si voleva dire che si trattava di dare corso e comunicazione al dottor Rubbo su come si sarebbe proceduto. L’Assessore Luigi Bertschy ha poi ricordato che è contestata la presenza del coordinatore in quinta Commissione e nella fase conoscitiva, e non procedimentale della selezione, ribadendo che non si trattava di un concorso. Si tratta di una prima sentenza, ha concluso, e ora valuteremo come procedere.
In sede di replica, il Consigliere Stefano Ferrero ha affermato che non viene chiarito il metodo da impresa familiare sulla gestione delle nomine e che fa parte di una certa cultura che non appartiene al M5S. Ha quindi invitato l’Assessore a fare attenzione alle nomine del Direttore sanitario e del Direttore amministrativo, anche per evitare nullità di atti visto che la nomina del Direttore generale è stata considerata illegittima.

Il gruppo Area civica-Stella Alpina-Pour Notre Vallée, riferendo di alcune criticità sollevate da operatori riguardo alla copertura dei turni di lavoro nella postazione di emergenza territoriale di Donnas prima coperti solo da anestesisti, ha voluto conoscere il modello sanitario che si intende realizzare nei presidi territoriali di emergenza e le relative tempistiche di concretizzazione, anche perché l’Assessore ha promesso in Consiglio che anche i turni di Morgex saranno coperti da medici.
L’Assessore alla sanità ha specificato che il modello che si vuole sviluppare, compatibilmente coi tempi di riorganizzazione dei servizi, è al vaglio della direzione strategica dell’USL. Per Luigi Bertschy, si tratta di una riorganizzazione che va nella direzione di insistere sulle professioni mediche e recuperare risorse tanto finanziarie quanto umane per evitare l’esternalizzazione dei servizi e reintrodurre tutte le figure necessarie per dare risposte al territorio, anche nei presidi più lontani da Aosta. Berstchy ha aggiunto che si vuole procedere in un miglioramento complessivo dei servizi.
Il Capogruppo di AC-SA-PNV ha replicato che a febbraio oltre il 40% dei turni a Donnas non sono stati coperti da anestesisti e l’Assessore non ha dato risposte in merito. Questa, per Antonio Fosson, era un’eccellenza ma è stata demolita; l’auspicio del Capogruppo è che anche la popolazione prenda atto della riduzione della qualità dei servizi condotta in questi ultimi mesi.


 


Le risultanze del tavolo di lavoro per concordare le modalità di una proficua accoglienza dei migranti sono state al centro di un’interrogazione posta dai gruppi Area Civica-Stella Alpina-Pour Notre Vallée e ALPE . A un anno dall’istituzione del tavolo di lavoro permanente tra la Prefettura, il CELVA e i Comuni interessati, i gruppi hanno chiesto dettagli sui progetti di integrazione realmente avviati, sulle risorse economiche impegnate per il mantenimento ed il funzionamento dell’assistenza, nonché se si sia fatto qualcosa per integrare sul territorio coloro cui è stato concesso o negato il riconoscimento della protezione internazionale da parte della Commissione Territoriale.
Il presidente della Regione ha specificato che, nell’esercizio delle sue attribuzioni prefettizie, la Presidenza della Regione ha partecipato nel 2017 a diversi incontri tenutisi al Consiglio permanente degli Enti locali, in particolare per analizzare il cosiddetto Piano ANCI sulla ripartizione dei migranti nei Comuni e per fornire una corretta informazione sulle diverse tipologie di accoglienza: quella straordinaria gestita dalle Prefetture e quella riferibile allo SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e protezione) gestita dai Comuni. Il Presidente della Regione ha riferito che Saint-Vincent, Saint-Rhemy-en-Bosses e Champorcher hanno aderito alla rete SPRAR. Inoltre, il presidente ha precisato che, per definire meccanismi per un’equa ripartizione sul territorio, il tavolo di lavoro costituito a tal fine ha elaborato una bozza di protocollo di intesa che deve essere approvato dall’Assemblea degli Enti locali.
Il Presidente della Regione ha proseguito affermando che il sistema di accoglienza straordinario approntato dall’Amministrazione regionale è volto principalmente ad una immediata risposta di accoglienza al momento dell’arrivo in Valle d’Aosta. Il Presidente ha sottolineato che le convenzioni stipulate con gli enti gestori prevedono tutta una serie di servizi che mirano a gestire l’accoglienza fino al momento del pronunciamento della Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, oppure fino alla fine della procedura giurisdizionale nei casi di esito negativo della domanda di protezione.
Laurent Viérin ha aggiunto che, una volta riconosciuta una forma di protezione internazionale, i migranti vengono indirizzati agli Sportelli sociali per l’elaborazione di progetti personalizzati di integrazione. Viérin ha affermato che è in fase di aggiudicazione il bando di gara per la pianificazione e la realizzazione di un sistema di azioni mirate all’integrazione sociale, tramite una rete pubblico-privata di servizi e interventi volta alla costruzione di una progettazione ad personam. Il Presidente ha specificato che è prevista la realizzazione di almeno 25 progetti; nel caso dello SPRAR l’integrazione nel territorio è parte integrante del progetto che riguarda prioritariamente persone che hanno già ottenuto la protezione internazionale o stanno per ottenerla.
Il Presidente ha ricordato che l’accoglienza straordinaria dei migranti è gestita con risorse dello Stato. La valutazione dei costi e dei benefici di tale sistema è pertanto di competenza dello Stato e non dell’Amministrazione regionale; per quanto riguarda invece lo SPRAR, sono i tre Comuni interessati a effettuare queste valutazioni. Infine, Laurent Viérin ha dichiarato che per i migranti che non ottengono protezione internazionale la normativa non consente di mettere in atto dei processi di integrazione: una volta rigettata la domanda di protezione internazionale, viene revocato il permesso di soggiorno e viene notificato un decreto di espulsione dal territorio italiano.
Il Consigliere Carlo Norbiato (AC-SA-PNV), ringraziando per la risposta ritenuta esaustiva, ha replicato che si tratta di uno strumento che potrebbe risultare particolarmente utile per avviare i processi di integrazione. Il Consigliere si è detto convinto che con una buona accoglienza ci guadagniamo tutti: lo Stato che investe, il territorio valdostano, i residenti e i richiedenti asilo. Per Norbiato, sono opportune valutazioni periodiche sui costi e benefici. Da non trascurare poi, ha aggiunto il Consigliere, iniziative che aiutino a continuare i percorsi di integrazione per un evidente bisogno di avere sicurezza sul territorio e per non sprecare risorse economiche che sono state impiegate fino ad oggi. Il Consigliere ha infine sottolineato che occorre dare e avere risposte più stabili e strutturate su questo fenomeno.


 


Il gruppo Coalition Citoyenne-Mouv ha voluto approfondire l’offerta per la gestione del sistema informativo regionale per l’anno 2018, affidata direttamente ad una società in house regionale. Il Capogruppo ha chiesto se sia stata fatta preventivamente una valutazione sulla congruità economica dell’offerta dei soggetti in house, tenuto conto dell’oggetto e del valore della prestazione, e ha voluto conoscere la motivazione delle ragioni del mancato ricorso al mercato, nonché i benefici per la collettività della forma di gestione prescelta.
Il Presidente della Regione ha voluto fare una distinzione tra il piano operativo e il piano di indirizzo: il Consiglio approva gli atti di indirizzo, la delibera della Giunta approva il piano di indirizzo annuale; altra cosa, ha detto Laurent Viérin, sono gli impegni finanziari. Il Presidente ha ricordato che da poco è stato ricostituito il dipartimento regionale all’innovazione per garantire maggiore garanzia nel settore, ed è questa struttura ad occuparsi degli affidi. In effetti, ha rimarcato Laurent Viérin, il programma operativo annuale non costituisce affido ad una società; gli affidi si realizzano in altro momento, sono svolti dal Dipartimento per ogni singola azione prevista dal piano secondo le procedure previste dalla norma, con valutazioni sulla congruità economica e con le opportune comparazioni per quanto attiene alla concorrenza.
Il Consigliere Elso Gerandin ha replicato che la delibera di approvazione del Piano operativo annuale prevede espressamente gli interventi richiesti alla società in house e le relative spese, pari a 19 milioni euro. Il Capogruppo ha quindi giudicato bizzarra la risposta del Presidente della Regione, e ha specificato che il codice dei contratti prevede che le stazioni appaltanti provvedano preventivamente alle verifiche circa la congruità e la motivazione del mancato ricorso al mercato optando per una società in house. Gerandin ha infine chiesto la ragione del mancato rispetto della legge e ha osservato come si cerchi di scaricare responsabilità politiche.


 


Il Movimento 5 Stelle ha chiesto delucidazioni in merito ai pagamenti di canoni demaniali per le subconcessioni di derivazione d’acqua ad uso idroelettrico. In particolare, il Capogruppo ha voluto approfondire le situazioni di morosità, chiedendo dettagli sui solleciti inviati, i termini assegnati per provvedere al pagamento, a quando risale la più vecchia situazione debitoria e il numero di procedimenti aperti con l’Avvocatura regionale attualmente in corso relativamente al recupero dei crediti regionali.
L’Assessore alle opere pubbliche ha innanzitutto riscontrato che l’interrogazione ricalca quella già presentata dai Consiglieri Ferrero e Cognetta nell’ ottobre 2013. Ha quindi precisato che, in relazione alla cifra fornita all’epoca, pari a 350 mila euro, le situazioni debitorie sono state tutte completamente saldate ad eccezione di due società: una ha chiesto, come previsto dalla legge, la ratealizzazione, sta pagando regolarmente e a fine 2018 salderà il suo debito; l’altra ha interrotto i pagamenti e, presumibilmente, si dovrà procedere ad un contenzioso legale per recuperare il dovuto.
Mauro Baccega ha quindi spiegato che, con l’invio della richiesta del pagamento del canone annuale, i titolari delle subconcessioni vengono anche sollecitati a corrispondere le somme derivanti da eventuali debiti pregressi; con un ulteriore sollecito, si comunica al debitore che, in caso di mancato pagamento nel termine assegnato (generalmente consistente in 30 giorni), sarà attivata la procedura di recupero coattivo del credito. Generalmente, ha detto l’Assessore, la procedura di recupero coattivo del credito viene attivata quando il comportamento del subconcessionario fa ritenere la mancanza di volontà di provvedere all’estinzione dei debiti.
L’Assessore alle opere pubbliche ha riferito che la situazione debitoria più vecchia ancora in corso è quella della società per cui è in atto la procedura di contenzioso, mentre le situazioni debitorie segnalate all’Avvocatura regionale per l’attivazione delle procedure di recupero coattivo del credito sono le due già citate (la società che sta rateizzando e quella per cui si procederà al contenzioso.
Riguardo la somma totale relativa ai canoni da corrispondere per il 2017, Baccega ha riferito essere pari a 416 mila euro e che saranno attivati i dovuti percorsi qualora i gestori non provvederanno al pagamento.
In conclusione, l’Assessore ha affermato che gli uffici sono molto attenti per fare in modo che le società paghino i canoni di concessione e al recupero delle morosità.
Nella replica, il Consigliere Stefano Ferrero ha dichiarato che essendo l’energia idroelettrica, cosiddetta verde, legata al Gestore dei servizi energetici-GSE, è improponibile e incomprensibile che i concessionari non possano pagare i canoni, che peraltro sono irrisori. Sarà nostra iniziativa, ha detto Ferrero, suggerire strumenti più efficaci per entrare in possesso dei canoni. Per il Capogruppo del M5S, la Regione dovrebbe dotarsi di provvedimenti per tutelarsi e per agire in maniera diretta.


 


Alpe ha chiesto notizie della revisione del Piano regionale di tutela delle acque, volendo sapere a che punto sia l’iter e se sia prevista la convocazione della Commissione consiliare competente.
L’Assessore alle opere pubbliche ha risposto che, rispetto al programma reso noto a dicembre, vi sono alcuni passaggi da modificare perché, nel frattempo, l’approvazione di alcuni atti importanti a livello di Autorità di distretto del Po, previsti da decreti statali, e relativi al deflusso ecologico e alla valutazione dell’impatto delle derivazioni, ha apportato alcune novità che devono essere recepite nei documenti in corso di preparazione.
Baccega ha quindi parlato di uno slittamento di 20-25 giorni: le bozze dei documenti del PTA saranno rese pubbliche sul sito del PTA stesso entro la fine del mese per la concertazione sui diversi tavoli tecnici. In parallelo vi sarà la presa d’atto della Giunta regionale e ha auspicato che vi siano le indicazioni della terza Commissione consiliare. Terminata questa fase si avvierà la procedura di valutazione ambientale strategica (VAS), che dovrebbe terminare entro 5 mesi, e si integreranno i documenti con quanto eventualmente emerso dal processo di VAS e, finalmente, si adotterà il Piano con le eventuali misure di salvaguardia. Per l’Assessore, sarà il Consiglio regionale della prossima Legislatura ad approvarlo. Ha quindi evidenziato la bontà del lavoro realizzato attraverso il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati, concludendo che nei prossimi 15-20 giorni vi sarà modo di valutarlo grazie alla presa d’atto del documento in Giunta.
In sede di replica, il consigliere Patrizia Morelli si è rammaricata dello slittamento dell’approvazione del Piano di tutela delle acque, perché l’acqua è un bene comune e il PTA è uno strumento essenziale per la gestione corretta di questo prezioso elemento. Dall’avvento della nuova Giunta, ha detto la Consigliera, in Commissione consiliare non è più giunta notizia del suo stato di avanzamento. Per Morelli, questo Piano ha suscitato molte attese, soprattutto nel mondo agricolo – consorzi e agricoltori – perché nella passata stagione hanno toccato con mano il problema della mancanza di acqua e dei cambiamenti climatici: ha quindi sollecitato un utilizzo equilibrato delle acque che non sottovaluti la funzione irrigua a vantaggio di altre, perché, a lungo termine, ciò potrebbe portare danni irreversibili. Per la Consigliera, sono necessari nuovi iter di concessione che includano la partecipazione territoriale dei singoli e dei consorzi, al fine di non generare conflitti tra il mondo agricolo e coloro che sfruttano le acque dal punto di vista idroelettrico, come già si è verificato a svantaggio dell’agricoltura. Ha concluso che il PTA rappresenta uno strumento lungimirante e ne ha sollecitato l’accelerazione dell’iter.


 


Area Civica-Stella Alpina-Pour Notre Vallée ha voluto fare il punto sugli interventi per favorire l’occupazione giovanile. Nel dettaglio, il Consigliere Carlo Norbiato ha chiesto cosa intenda fare l’Amministrazione regionale, in appoggio alle iniziative e alle opportunità dell’Agenzia del Lavoro, per offrire delle opportunità di sperimentarsi nel lavoro da parte dei giovani senza esperienze ma dotati di formazione, nonché se siano state pensate iniziative coinvolgendo i Comuni per quei ragazzi che non studiano e ancora non lavorano.
L’Assessore alle politiche del lavoro, premesso che l’Agenzia del lavoro è stata soppressa nel 2012 e le competenze sono state trasferite al Dipartimento regionale delle politiche del lavoro, ha riferito che l’Amministrazione regionale è più che mai attenta nel dare possibilità ai giovani di sperimentarsi nel mondo del lavoro. Jean-Pierre Guichardaz ha quindi specificato che nel biennio 2015-2016 i tirocini extra curriculari per giovani tra i 15 e 29 anni, non impegnati in attività lavorativa né inseriti in percorsi scolastici, sono stati 380 per una spesa di circa 1 milione di euro. Nello stesso lasso di tempo, per il servizio civile sono stati coinvolti 30 volontari per una spesa di 148 mila euro. Nel periodo 2017-2018 il servizio civile regionale ha reclutato 22 volontari per un importo di 198 mila euro. I tirocini extra curriculari sono previsti in circa 310, di cui 39 già attivati. L’Assessore ha parlato della prossima realizzazione della “Semaine de l’emploi” che si svolgerà ad Aosta ad inizio aprile: è la manifestazione annuale del Fondo sociale europeo per facilitare l’incontro domanda-offerta, orientare i giovani disoccupati, informare sulle opportunità formative. Jean-Pierre Guichardaz ha anche comunicato che si sta lavorando con l’Assessorato all’istruzione per far decollare gli istituti tecnici superiori, così come alla formazione di professionalità da impiegare nel turismo e nel green, come ad esempio la figura della guida escursionistica della natura, in modo da soddisfare le richieste in tal senso degli operatori economici. L’Assessore ha concluso affermando che è difficile inserire tutte queste iniziative in categorie specifiche e delimitate, in quanto molti progetti hanno ampiezza tale da intercettare fasce d’età più ampie e non solo i giovani.
Nella replica, il Consigliere Norbiato ha sostenuto che l’Amministrazione regionale deve tentare nuove iniziative e nuove proposte concrete, anche sperimentali, e non solo buoni intendimenti, in modo da evitare gli scarsi se non nulli risultati del passato in merito agli inserimenti lavorativi. Per Norbiato, i ragazzi coinvolti nei vari progetti attivati devono essere adeguatamente accompagnati fino all’inserimento lavorativo. Il Consigliere Norbiato ha suggerito di coinvolgere i Comuni che conoscono i bisogni del territorio.


 


Il tema dell’occupazione è tornato in discussione in Aula con un’interpellanza presentata dal gruppo Coalition Citoyenne-Mouv. Il Consigliere Andrea Padovani ha ricordato che tra le priorità della mozione di sfiducia costruttiva che ha dato il via a questa maggioranza, vi era il rilancio dell’economia e del lavoro, ma che, ad oggi, non c’è ancora traccia di un piano per l’occupazione che sia strutturale. Ha quindi chiesto se sia intenzione della Giunta approntare un piano per l’occupazione che dia risposte alle valdostane e ai valdostani, soprattutto giovani, ancora senza lavoro e se l’Assessore presenterà questo documento alle Commissioni consiliari.
L’Assessore alle politiche del lavoro ha risposto che in questi mesi si è fatto un duplice lavoro: da una parte, il monitoraggio degli strumenti in uso per il rilancio dell’occupazione, in particolare dei giovani, al fine di verificare l’efficacia degli interventi realizzati, dall’altra, l’individuazione di ulteriori strumenti per i giovani e l’occupazione giovanile. Per l’Assessore Jean-Pierre Guichardaz, l’elaborazione di un nuovo piano per l’occupazione richiede la cognizione degli strumenti a disposizione, delle ricadute, delle fonti di finanziamento oltre che l’identificazione di percorsi utili per appurarne la fattibilità e per accertarne il livello di sostenibilità organizzativa e logistica delle strutture.
L’Assessore ha poi evidenziato che il piano per i giovani è una priorità di questo Governo, ma che non si può pensare di attivare un piano organico nei tempi ristretti di un fine Legislatura. Sicuramente, ha aggiunto, è possibile definire un iter operativo, una sorta di strategia di rilancio per l’occupazione che sarà a disposizione del prossimo Governo, con particolare riferimento ai giovani che oggi rappresentano la grande emergenza. Jean-Pierre Guichardaz ha poi specificato gli interventi in atto per i soggetti disoccupati: i tirocini cofinanziati (310 tirocini), i corsi di orientamento per giovani e adulti disoccupati, les semaines des métiers, l’incontro tra offerta e richiesta di lavoro, i corsi avvicinamento al lavoro per i disabili e per i detenuti, i moduli formativi per migranti, i progetti di utilità sociale, gli interventi di inclusione attiva per i beneficiari della legge regionale 18 del 2015, i colloqui di lavoro per persone svantaggiate, la formazione continua per i lavoratori delle imprese valdostane. A queste misure saranno, a breve, aggiunti due interventi previsti dal Fondo sociale europeo: il primo riguarda i percorsi informativi integrati per l’incentivazione e il sostegno di nuove imprese e di lavoro autonomo, con un impegno finanziario di 900 mila euro; il secondo consisterà in un avviso pubblico per incentivi alle imprese per assunzioni di lavoratori con difficoltà di inserimento lavorativo, con 2 milioni di euro all’anno per un triennio. L’Assessore ha infine annunciato che oggi, il Consiglio permanente degli Enti locali ha nominato il componente del comitato regionale per il diritto dei disabili che avrà il compito di scrivere le linee guida per sbloccare i fondi rivolti ai soggetti diversamente abili, circa 600 mila euro.
In sede di replica, il Consigliere Padovani si è detto totalmente insoddisfatto della risposta perché l’Assessore ha fatto tanti proclami da campagna elettorale, ma oltre agli “analizzeremo” e ai “faremo”, non c’è molta sostanza.
Il Capogruppo di CC-M ha aggiunto che a fronte di una situazione così critica, non ci sono segnali di un percorso per far ripartire i settori in crisi, come ad esempio l’edilizia: nello scorso bilancio regionale c’erano risorse da utilizzare nei comuni per conto investimenti, oggi queste sono sparite. Per Elso Gerandin, ci vuole una visione politica di prospettiva e condivisa che a oggi non si intravede.


 


ALPE ha interpellato l’Assessore alla sanità in merito alla riduzione del tasso della “mortalità evitabile“, ovvero dei decessi avvenuti prima dei 75 anni per cause prevenibili o trattabili con interventi di prevenzione primaria, diagnosi precoce e terapia o altra assistenza sanitaria. Osservato come il rapporto MEV 2018 collochi la Valle d’Aosta fra le peggiori regioni d’Italia e che i dati, sia per i maschi che per le femmine, siano di gran lunga peggiori rispetto alla media italiana ponendoci al diciottesimo posto, il Capogruppo ha chiesto di conoscere le valutazioni in merito, se nell’ultimo triennio l’Amministrazione regionale abbia assegnato all’Azienda USL obiettivi attinenti alla problematica in questione e quali misure si intendano attuare per mutare la preoccupante classifica, che mette in luce le criticità della prevenzione sanitaria in Valle d’Aosta.
L’Assessore alla sanità, concordato sul fatto che i dati dicono che la quota di decessi vede la Valle d’Aosta in difficoltà, ha spiegato che gli interventi per far fronte alla mortalità evitabile sono suddivisi in tre gradi di prevenzione, partendo dalla promozione di corretti stili di vita, passando dalla diagnosi precoce al
 ricorso alle strutture sanitarie. Vista la complessità dei temi da affrontare, Luigi Bertschy ha affermato l’importanza di effettuare una lettura differenziata dei dati per cause di mortalità, in modo da fare una valutazione analitica, riscontrare le criticità e mettere in atto gli interventi dovuti.
L’Assessore ha riferito che i dati del rapporto MEV 2018 si riferiscono al 2015 sulla mortalità evitabile in Valle d’Aosta, confermando il dato medio nazionale che vede i maschi superare le femmine di grande misura su questa specifica mortalità: i maschi valdostani deceduti hanno perso, mediamente, 25,97 giorni di vita contro i 13,68 delle femmine; i corrispondenti valori medi nazionali per i maschi sono di 23,36 giorni e per le femmine 13,42 giorni. La Valle d’Aosta, ha sottolineato Bertschy, presenta valori inferiori alla media nazionale e per entrambi i generi per la componente “trattabile”, ma registra, nel 2015, dei livelli particolarmente elevati, al confronto delle altre Regioni, per la componente “prevenibile”. Diversa e opposta è invece la situazione per le cause di morte che potevano essere evitate con maggiore prevenzione; il differenziale rispetto alla media nazionale è quindi più elevato anche se è più ampio tra i maschi valdostani che non tra le valdostane.
L’Assessore ha evidenziato che sono stati già programmati a livello regionale, e in parte attuati, progetti di prevenzione primaria, che vedranno i loro frutti nel corso dei prossimi anni poiché l’effetto degli interventi non possono che essere stimati nel medio periodo.
Luigi Bertschy ha quindi parlato del Piano regionale della prevenzione 2016/2020, specificando le varie azioni che riguardano direttamente e indirettamente la riduzione della mortalità evitabile, articolate in sei programmi.
Il Capogruppo di ALPE, nella replica, ha affermato che questa situazione preoccupa tutti e esige un cambio di marcia. La risposta dell’Assessore, per Albert Chatrian, ha solo delle buone intenzioni e a fare la differenza sono i dati, non ci sono a monte priorità e non sono specificate le modalità per raggiungere gli obiettivi. Chatrian ha sostenuto che è arrivato il momento di essere più coraggiosi, di smettere di affrontare esclusivamente l’ordinaria amministrazione e di darsi finalmente delle priorità per fermare il trend negativo del sistema Valle d’Aosta.


 


Con un’interpellanza dei gruppi ALPE, Area Civica-Stella Alpina-Pour Notre Vallée e Coalition Citoyenne-Mouv , il Consiglio regionale è tornato a parlare di ferrovia. Chantal Certan, richiamando il progetto “La Porta del Canavese” che intende porre lo snodo di Chivasso come punto strategico dal punto di vista turistico e lavorativo per il territorio, collegandosi all’Alta velocità, ha chiesto al Governo se è sua intenzione predisporre un piano di fattibilità, insieme alla Regione Piemonte, al riguardo. Inoltre, la Consigliera ha voluto sapere i motivi della mancata partecipazione della Valle d’Aosta ad un convegno sul tema, al quale ha partecipato anche il Viceministro ai trasporti, che si è tenuto il 15 gennaio scorso, e al quale era stata invitata.
Il Consigliere di AC-SA-PNV Claudio Restano ha aggiunto che, sulla base delle sue conoscenze, c’è la disponibilità da parte della Regione Piemonte a rivedere il progetto della lunetta di Chivasso, per collegarsi all’Alta Velocità e ha chiesto se, rispetto ad una sua precedente interpellanza, il Governo abbia valutato la possibilità di partecipare all’Action Groupe 4 EUSALP-trasporti dove nei prossimi sette anni vi sarebbero dei fondi specifici per collegare l’Alta Velocità alle linee regionali.
L’Assessore al turismo e trasporti ha risposto che non ha registrato nessun invito alla riunione e, quindi, non vi ha partecipato. L’Assessore Aurelio Marguerettaz ha evidenziato che la legge regionale n. 22 del 2016 (Disposizioni per una ferrovia moderna ed un efficiente sistema pubblico integrato dei trasporti) è un punto di riferimento: quindi, nell’ambito degli studi fatti per l’attuazione della legge, giovedì prossimo sarà portato in Commissione consiliare il Piano strategico di interventi. In quel contesto, anche se nella legge non si cita il progetto “La Porta del Canavese”, l’Assessore si è detto disponibile a fare gli approfondimenti del caso. Senza voler anticipare delle valutazioni, Marguerettaz ha sostenuto che a suo tempo erano stati intravisti dei rischi rispetto allo snodo di Chivasso, perché la nuova stazione di Chivasso avrebbe potuto diventare il capolinea della linea valdostana (e non più Torino come ora): tutto il lavoro impostato fino ad oggi per evitare la rottura di carico a Ivrea sarebbe quindi vanificato. Per l’Assessore, se lo snodo non va a compromettere la linea è un valore aggiunto, altrimenti il sentimento è negativo in quanto la prevalenza dell’utenza valdostana ha per destinazione Torino.
Certan ha preso atto della disponibilità dell’Assessore di prendere in carico la problematica, in quanto vi sono delle nuove evoluzioni dovute ai dati e al numero degli utenti frequentanti l’Alta Velocità nella tratta Torino-Milano. Pur capendo la preoccupazione dell’Assessore di non compromettere la ferrovia valdostana, perché l’utenza valdostana si rivolge essenzialmente su Torino e non sull’Alta Velocità, ha asserito che è comunque rischioso non partecipare al tavolo attivato sulla tematica. Ha quindi comunicato all’Assessore che giovedì prossimo, a Chivasso, ci sarà un’altra riunione cui parteciperanno più di cento Comuni del Monferrato, dell’Eporediese, del Chiavarese e dell’Astigiano, dove la Valle d’Aosta potrebbe portare anche le sue istanze.
Restano ha concluso osservando che partecipare alle riunioni può essere un elemento positivo e ha significato all’Assessore che non ha risposto alla domanda sui fondi EUSALP.


 


Il gruppo Coalition Citoyenne-Mouv ha trattato della riattivazione del collegamento aereo sulla tratta Aosta-Roma. Il Consigliere Alberto Bertin, riferito di aver appreso dagli organi di stampa della decisione della società partecipata regionale di gestione dell’aeroporto AVDA di attivare un collegamento aereo nella tratta Aosta-Roma, peraltro previsto già a partire dal mese di marzo prossimo, ha chiesto delucidazioni su questa notizia, oltre alle valutazioni e agli intendimenti in merito dell’Amministrazione regionale.
L’Assessore ai trasporti ha spiegato che nella società AVDA l’Amministrazione regionale non ha la maggioranza. Inoltre, Aurelio Marguerettaz ha riferito che nei confronti della stessa AVDA è stata revocata la concessione; la revoca è stata confermata dal TAR e oggi è sub judice al Consiglio di Stato. Nell’ambito delle proprie attività, ha proseguito Aurelio Marguerettaz, AVDA compie scelte che prescindono dalla Regione, proprio come nel caso della riattivazione del collegamento Aosta-Roma. Marguerettaz ha detto che non è a conoscenza della reale effettuazione e della data di inizio di questo servizio, non sono previsti oneri a carico dell’Amministrazione e il master plan sta procedendo senza condizionamento alcuno. È in atto, ha concluso l’Assessore, un confronto da parte dei funzionari regionali e degli incaricati dell’elaborazione del master plan con l’Ente nazionale di aviazione civile ENAC.
Il Consigliere Alberto Bertin ha replicato rappresentando l’opportunità che il socio minoritario, la Regione, faccia conoscere la propria opinione al Consiglio di Amministrazione poiché, come è ovvio, se la società AVDA andrà finanziariamente peggio, ci saranno costi aggiuntivi anche per la Regione. Bertin ha infine definito la risposta dell’Assessore sconcertante, non sa e non vuole sapere, e si è detto perplesso, evidenziando che la situazione dell’aeroporto rientra tra i disastri valdostani e che comunque l’Amministrazione regionale detiene il 49% dell’AVDA.


Il gruppo ALPE, con un’interpellanza, ha affrontato la tematica del Soccorso alpino valdostano. Il Capogruppo ha posto l’accento sui tagli effettuati e sulle ricadute che l’assenza di investimenti sta creando in un servizio fondamentale, che ha sempre rappresentato un orgoglio per la Valle d’Aosta. Albert Chatrian ha chiesto quali siano gli intendimenti in merito della Giunta regionale, rappresentando diverse problematiche, tra cui la sospensione dalla mansione di operatore del Soccorso alpino all’interno della Centrale unica di soccorso, i rimborsi degli eventuali danni, peraltro prevedibili viste le difficili condizioni in cui si opera, e il pagamento del ticket per le visite mediche di idoneità a carico dei volontari stessi.
Le Président de la Région a répondu que le Secours alpin valdôtain, dans le cadre du système régional de protection civile, joue un rôle stratégique de toute première importance: en effet, depuis novembre 2017, il est intégré en tant que membre effectif dans le Comité régional de la protection civile visé à la loi régionale n° 5/2001. Par ailleurs, malgré la diminution des ressources financières de ces dernières années et la réduction globale de la dépense publique, l’Administration régionale a toujours accordé une attention particulière au service public de secours en montagne, lequel n’a pas subi de coupes significatives.
Le Président Laurent Viérin a précisé que le contrat de service public approuvé en 2017 n’a pas prévu de coupures de budget: en effet, il prévoit une présence journalière de l’opérateur de la centrale du Secours alpin valdôtain, et ce, pour tous les jours de l’année, de 7h à 19h. Par ailleurs, pour la période du 9 février au 14 octobre, la présence de l’opérateur de centrale du Secours alpin valdôtain est prévue également pendant le poste de nuit, de 19h à 7h.
Quant aux dommage de l’équipement, le Président a expliqué que les opérateurs sont dotés des équipements personnels et collectifs nécessaires appartenant au Secours alpin ou bien mis à leur disposition par la Protection civile. Ces équipements sont attribués au personnel à titre gratuit et exclusivement pour les finalités du service de secours en montagne. Il s’agit de matériel qui est soumis non seulement à l’usure mais aussi à un risque élevé d’endommagement pendant le service: il en découle que, indépendamment du coût et du type d’équipement attribué, ce dernier, en cas d’endommagement avéré lors d’une intervention de secours, est remplacé sans qu’aucune charge soit imputée à l’opérateur.
Laurent Viérin a communiqué que le nombre actuel des opérateurs du secours en montagne, soit 114 personnes, est approprié pour répondre aux besoins internes, ainsi que pour assurer le service public de manière efficace et avec les ressources nécessaires.
 Le Secours alpin valdôtain ne compte donc pas de volontaire de type “général”, comme cela peut être le cas dans d’autres organisations à caractère associatif. Ses membres sont tous des professionnels, qui pratiquent le secours en montagne en raison de leurs capacités techniques et professionnelles, ainsi que de leur disponibilité, et ce, dans un cadre de prestation de travail indépendant. Considérant les responsabilités du ressort du Secours alpin valdôtain, ses opérateurs sont donc tenus de se soumettre, à leurs frais, à des visites et à des examens médicaux, tout comme ils sont tenus de participer à des exercices périodiques et à des entraînements comportant une évaluation, sous peine d’exclusion automatique du service en cas d’absence ou bien de résultat négatif.
Pour le Président de la Région, le Secours alpin valdôtain a toujours œuvré, ces dernières années, pour adapter ses compétences et ses capacités aux changements qui sont intervenus par rapport à la montagne, avec de nouvelles modalités de fréquentation qui se sont ajoutées à l’alpinisme et au ski. Le Secours alpin valdôtain, a-t-il assuré, continuera donc de tout faire pour garantir la reconnaissance des rôles de ses agents et, en même temps, pour valoriser leurs capacités techniques et opérationnelles grâce aux formations et aux entraînements nécessaires. Une réflexion s’avère nécessaire – a conclu le Président Viérin – pour évaluer les criticités qui se manifestent au fur et à mesure.
Il Capogruppo di ALPE ha obiettato che i professionisti hanno segnalato che vi è stata una riduzione del personale, da due anni orsono. Per il Consigliere Albert Chatrian, le criticità all’interno del SAV devono essere risolte, avendo ben presente che le operazioni di soccorso avvengono spesso su terreno estremamente difficile e sono possibili solo grazie alla preparazione dei professionisti. Il SAV per la Valle d’Aosta non è solo un orgoglio, ha precisato Chatrian, ma deve essere messo nelle condizioni di lavorare sempre ai massimi livelli. Ha poi rilevato come la riduzione di personale volontario abbia ridotto la presenza capillare sul territorio e come ci sia un dato di fatto che genera criticità: il rapporto tra la parte dirigenziale amministrativa e i professionisti del SAV. Per il Capogruppo, infatti, i professionisti gradirebbero avere un rapporto più franco e trasparente con il Soccorso Alpino nel rispetto dei tecnici e delle persone. Occorre innanzitutto, ha concluso, ottimizzare l’organizzazione, rivedendo la convenzione con le guide alpine.


 

Pubblicato / aggiornato il 20/02/2018 alle 12:00
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