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Pcp: astenute sui rifiuti in un Consiglio senza guida

Pcp: astenute sui rifiuti in un Consiglio senza guida (©Laura Agostino per bobine.tv) - Erika Guichardaz e Chiara Minelli

Giovedì 28 aprile 2022, le consigliere del gruppo Progetto civico progressista hanno incontrato i giornalisti per spiegare le ragioni della loro astensione nel voto per la legge che aggiorna il Piano regionale di gestione dei rifiuti per il quinquennio 2022-2026.

«Noi abbiamo lavorato al Piano in maniera seria e approfondita – ha spiegato Chiara Minelli –, presentando anche una proposta di legge. Si tratta di un tema che ha grande rilevanza per la comunità valdostana. Una serie di nostre proposte sono state accolte ma non abbiamo potuto votare la legge in ragione del mancato accoglimento del nostro emendamento al comma 2 dell’articolo 5».

In relazione ai rifiuti speciali, il documento iniziale era ritenuto inaccettabile dal Pcp «poiché taceva sulle discariche di Pompiod e Chalamy. In Commissione sono state apportate alcune modifiche, anche su sollecitazione degli Enti locali e dei Comitati interessati. Il testo approvato in Consiglio era coordinato fra il disegno e la proposta di legge. Tuttavia l’articolo 5, al comma 2, è indicato che ai procedimenti avviati e non ancora conclusi nonché alle approvazioni in essere si applicano le previgenti disposizioni (quelle del Piano 2015) ma deve essere effettuata una verifica di conformità alle norme imperative di carattere nazionale, intervenute dopo l’autorizzazione. Il comma è tuttavia monco perché non si dice come e chi verifica la conformità. È stato bocciato il nostro emendamento che chiedeva una verifica entro 120 giorni dall’entrata in vigore della legge, fatta dalla struttura competente e dall’Arpa, con la stesura di una relazione. Chiedevamo che la Giunta approvasse questa relazione indicando i provvedimenti adottati o da adottare per garantire la conformità. Lavevaz ha detto che ciò avrebbe paralizzato le discariche per i rifiuti inerti comunali. Quindi questa norma transitoria rischia di restare una dichiarazione di intenti. Da qui la nostra astensione».

Nel riepilogare i fatti, Minelli ha precisato: «Nel dibattito consiliare è stata sottolineata la necessità di approvare il Piano per evitare il rischio di perdere i finanziamenti nazionali. Questa è la conferma di un sistema secondo il quale, in Valle d’Aosta, se non c’è una questione finanziaria, non si approvano i Piani. Si sarebbe invece dovuto lavorare più celermente e in maniera diversa, sul contenuto».

La proposta approvata dalla Giunta della Regione autonoma Valle d’Aosta nel dicembre 2021 era un documento di 911 pagine, «impossibile da far utilizzare da coloro che avrebbero dovuto applicarlo. In Commissione è stato semplificato a 548 pagine, ma ancora non basta», ha detto Minelli.

Secondo il Pcp, gli elementi positivi della nuova norma sono gli obiettivi sfidanti: l’obiettivo dell’80% della raccolta differenziata) e, entro il 2025, il riciclo di almeno il 55% de rifiuti urbani, con un conferimento in discarica non superiore al 10% entro il 2035. «Conferiamo 30mila tonnellate/anno e bisogna arrivare a meno di 8mila», ha precisato Minelli.

Elementi negativi sono che l’Ato unico non potrà essere approvato entro il 2026 e che non c’è una tempistica stringente per la tariffa puntuale.

Sugli aspetti politici del dibattito consiliare è invece intervenuta la capogruppo Erika Guichardaz: «C’è un Consiglio regionale dimezzato, che non ha più un ruolo. La legge sulle nomine, il Piano salute e benessere sociale, la legge sul servizio integrato sono in Commissione ma le Commissioni non si convocano da oltre 20 giorni. Sull’indennità per attrattività, abbiamo convocato varie categorie professionali e ci hanno riferito che nessuno è stato coinvolto nella stesura del Piano per la Salute. Non è stato dunque condiviso nell’Ospedale e sul territorio ma caduto dall’alto. Le criticità sono moltissime e sono sotto gli occhi di tutti. Manca completamente la programmazione».

Eppure né il presidente del Consiglio né quello della Regione hanno accennato alla crisi politica nelle loro comunicazioni «per evitare il dibattito sul tema», secondo Guichardaz, che ha aggiunto: «Io ritengo abbastanza grave impedire il dibattito politico. Vuol dire riportare la politica nelle segrete stanze, non parlare di contenuti, mentre la ricomposizione in atto parla di poltrone o di altre priorità che non riteniamo tali».

Fra i responsabili della situazione, Guichardaz individua il presidente Alberto Bertin: «Vi è una completa debolezza da parte di chi dovrebbe dirigere l’aula. Ci sono state parole arroganti e veementi che non sono state fermate né contestate. L’istituzione è mortificata e delegittimata. Ho già scritto al presidente perché rilevo che non c’è autorità nel gestire il Consiglio ma non cerco lo scontro con lui».

Rispetto ai tempi di uscita dalla crisi, Guichardaz ha detto: «Non è più tollerabile che si giochi a perimetri e ricostituzioni. Abbiamo il timore e la paura che la situazione non andrà a risolversi in breve tempo».

Pubblicato / aggiornato il 28/04/2022 alle 12:20
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Categoria: Politica e Amministrazione