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Rinascimento VdA diventa La Renaissance valdôtaine

Domenica 29 maggio 2022, il movimento civico Rinascimento Valle d’Aosta ha riunito primo congresso della sua storia.

L’occasione per presentare il nuovo simbolo, caratterizzato dalla presenza della Venere di Botticelli e dalla scritta La Renaissance valdôtaine. E anche per presentare il nuovo movimento giovanile (guidato da Roberto Mestieri). Presentazione che si è svolta in una sala colma di rappresentanti delle altre forze politiche, anche se segretari e presidenti erano per lo più assenti e hanno lasciato il posto ai componenti dei direttivi o agli eletti.

20220529 Congresso Renaissance Valdotaine
Il primo congresso de La Renaissance valdôtaine

I lavori si sono aperti con gli interventi degli eletti nel Consiglio comunale di Aosta. Roberta Carla Balbis (fondatrice e componente del Consiglio direttivo) ha descritto la città di Aosta come la vorrebbe il suo movimento: una città in movimento, stimolante, attenta a tutti, utilizzando al meglio le risorse a disposizione: «È il buon senso ciò con cui dovremmo cominciare a pensare la città del futuro, con attenzione alla complessità crescente e a ciò che non conosciamo ma può essere la più grande risorsa per immaginare il domani».

Eleonora Baccini ha affermato che la politica non ascolta più i cittadini. Invece «non è più rimandabile che i partiti trovino gli accordi necessari per dare risposte e impulso all’economia».

Cristina Dattola ha ricordato che La Renaissance è la seconda forza politica nel Consiglio comunale di Aosta. Ha evocato la necessità di non occupare i lavori del Consiglio su grandi temi rispetto ai quali non vi è la possibilità di intervenire quanto sui temi concreti. «Noi vogliamo fare politica al servizio di chi ha veramente bisogno. Senza altri fini e con coscienza. Per un cambiamento radicale ci vorrà del tempo e sarà necessario il coinvolgimento dei giovani».

Roberto Mestieri ha spiegato che il gruppo giovani è in costituzione e il primo incontro è previsto per giugno: «Chi ne farà parte dovrà riconoscersi nei valori di onestà, trasparenza e amicizia. La politica è vista al pari di una carriera imprenditoriale ma non deve essere così: il politico è servo della cittadinanza e non viceversa».

Giovanni Girardini, fondatore e presidente de La Renaissance valdôtaine ha illustrato il manifesto politico del movimento. «Abbiamo in comune la volontà di cambiare un sistema non più sostenibile e non modificabile dall’interno. Non vogliamo collocarci nelle categorie della sinistra, della destra o del centro ma essere un bene comune da condividere fra tutti i cittadini e per tutti i cittadini. Il nostro spirito è riformista, autonomista e liberal-socialista. Dando a queste parole un significato concreto e nuovo. Non siamo contro nessuno ma vogliamo rimettere al loro posto i paletti del buon senso e dell’onestà intellettuale. Aver perso questi punti di rinnovamento rischia di distruggere tutto, comprese le cose belle del passato politico della nostra regione. Chiediamo alle forze della società civile, alle Associazioni, ai delusi, alle forze politiche, ai sindaci e a tutti coloro che lo desiderano di collaborare a implementare il nostro manifesto. Perché non è un documenti chiuso e precostituito. Ci sono principi ai quali non vogliamo venir meno: vogliamo indiscutibilmente andare nella direzione della discontinuità rispetto agli ultimi decenni. La politica deve smettere di farsi gestire da poche persone. E bisogna avere il coraggio di votare i progetti ma anche di cambiare le regole, partendo dalla legge elettorale condivisa. Il referendum dovrebbe essere l’ultima spiaggia».
In relazione all’autonomia, ha spiegato di riferirsi principalmente all’autonomia fiscale. Per liberal-socialismo, deve intendersi il fatto che la politica deve essere di stimolo ma deve poi farsi da parte e lasciare che l’impresa lavori e generi ricchezza, limitandosi all’aiuto nei confronti dei deboli e all’erogazione dei servizi (in particolare sanità e istruzione).
«Vorremmo vedere uomini e donne, in modo politicamente trasversale, si rendessero disponibili a lavorare in tal senso. Noi andremo avanti, collaborando con Azione ed Esprit, con i quali collaboriamo da un anno e mezzo. A chi vuole collaborare con noi chiediamo di dichiararlo oggi o nei prossimi giorni, non un mese prima delle elezioni».
Ha concluso, rivolto al sindaco di Aosta Gianni Nuti: «Ci siamo contrapposti in campagna elettorale ma siamo l’esempio di come si possa collaborare per il bene della società che siamo chiamati a servire e non a comandare. Lo definisco amico, perché per me è diventato tale».

Le forze politiche ospiti

Gianni Nuti, sindaco di Aosta, è intervenuto affermando: «il Rinascimento è legato all’umanesimo, quindi alla centralità dell’uomo; è stato un momento di coincidenza fra arte e scienza. E queste sono cose che ci accomunano. Inoltre è stato un momento di ripensamento dell’età classica: la partita di un movimento civico si giova nel radicarsi dentro una storia, ricuperando elementi del passato che possano connotare il pensiero in un modo distintivo». Ha proseguito che è necessario trovare convergenza per fare le cose giuste a beneficio della città, senza eccessivi protagonismi. «Dobbiamo lavorare su due temi, in modo risoluto: il calo demografico (diventando attrattivi, pensando un sistema di migrazione intelligente, potenziare i servizi che permettono alle famiglie di riprodursi); la burocrazia (questa macchina infernale costruita per diffidenza e autoreferenzialità ingabbiata nelle regole che abbiamo costruito deve essere combattuta e scardinata)». Un terzo tema, che non ha avuto il tempo di enunciare, è quello dell’innovazione tecnologica e della digitalizzazione.

Luca Tonino, segretario del Partito democratico Valle d’Aosta, ha detto: «Partiamo da un dato di fatto: il Pd (in tutte le elezioni che si svolgeranno da qui a breve) non si presenterà come forza singola ma mettendo insieme un fronte ampio. Non siamo autoreferenziali ma cerchiamo (compatibilmente con il nostro dna) rapporti sempre più ampi. E ci deve essere reciprocità fra cittadinanza e partiti. Bisogna costruire un’idea di bene comune, che ho visto nell’atteggiamento di Rinascimento in questo anno e mezzo di Consiglio comunale. A breve presenteremo una proposta di legge elettorale, a disposizione di tutti, perché le regole del gioco si devono scrivere assieme allo scopo di garantire governabilità alla Regione». La politica deve tornare a essere innovativa e affascinante. In questo senso, il Pd intende costruire occasioni di dialogo partendo da discussioni programmatiche. «Cominciamo a ragionare sulle elezioni politiche – ha concluso -: noi immaginiamo di portare in Parlamento una Valle d’Aosta che sia europeista e accogliente, non sovranista. I rappresentanti valdostani conteranno di più e consideriamo un rischio politico consegnare il Paese a destre che non hanno nulla a che fare con noi e consideriamo pericolose rispetto alla collocazione di un mondo che cambia e alla centralità dell’Europa nel dibattito politico».

Stefano Ferrero (Fratelli d’Italia) ha aperto la porta a La Renaissance. «i movimenti civici sono effervescenza che nasce dalla cittadinanza e sono convinto che ci troveremo, su singoli argomenti, tuttavia consapevoli che uniti si vince, uniti si cambia qualcosa, uniti si va a governare. Se vogliamo solo partecipare, non ci stiamo più: gli sforzi devono essere finalizzati a ottenere un risultato».

Émile Gorret (Esprit) si è presentato: «siamo un gruppo autonomista che guarda al futuro della Valle d’Aosta nel contesto di un’Europa dei popoli). La mission sera de se battre contre le depeuplement, l’abandon scolaire et l’abus de substances. I nostri gruppi si riconoscono nei principi di discontinuità, cambiamento e riforma».

Bruno Milanesio (Evolvendo) ha detto: «ero venuto qui soprattutto per ascoltare e cercherò di portare un piccolo contributo. Dobbiamo prendere atto del fatto che la fase storica della costruzione e consolidamento dei poteri valdostani nei confronti dello Stati si è conclusa da un decennio e la politica che attualmente di governa ne certifica la lunga agonia. Occorre voltare pagina per preparare l’avvento della seconda autonomia, che assume il significato di una sfida. Risiederà nella capacità del sistema di superare il dilemma fra apparire ed essere, fra volere e potere, nella difficile arte di fare sviluppo. Bisogna puntare all’ottimizzazione di tutto il potenziale umano, tecnico ed economico del quale disponiamo. Si giocherà sull’incremento di qualità da imprimere al sistema Valle d’Aosta. Bisogna elaborare un pensiero forte dell’autonomia che, rifuggendo dalla supponenza cui siamo avvezzi, individui valori condivisi e capaci di motivare il senso di appartenenza a questa comunità e al suo particolarismo».

Patrizia Pradelli (Movimento 5 Stelle) ha parlato su delega del deputato Elisa Tripodi, attualmente unico portavoce politico. «Siamo sempre stato attenti alla nascita di movimenti che partono dal basso. Condividiamo battaglie sull’ambiente, a favore di una transizione economica equa e inclusiva, e sulla riforma del sistema elettorale. Bisogna raccogliere tutti gli astensionisti dando l’esempio del fare, coinvolgendo il maggior numero possibile di elettori».

Ronny Borbey (vice segretario di Stella alpina) ha detto: «Questi momenti nn devono essere mera ritualità, perché la politica deve dedicarsi alla sostanza e a dare una direzione verso il domani. Chi si propone per gestire la cosa pubblica non deve essere pigro ma comprendere le esigenze da soddisfare all’interno della sua comunità, per poi decidere». Ha annunciato che Stella alpina è disposta a sedersi con La Renaissance per scrivere il manifesto, portando vent’anni di esperienza. «Non basta definirsi di centro. Il centro deve tornare a essere un laboratorio politico che porti soluzioni, lasciando i personalismi e puntando alla concretezza e alle soluzioni».

Marco Curighetti (Azione) ha detto di essersi avvicinato a La Renaissance da tempo, condividendo la necessità «che la politica ritrovi la credibilità di fronte all’opinione pubblica. Non una rivincita con atteggiamenti di facciata, che poi è una sostituzione di nomi sulle poltrone. Non ci sono soluzioni semplici a problemi complessi. La popolazione non deve più scegliere fra disonesti o incapaci. Perché sia davvero Rinascimento, deve dare risposte efficaci con un programma di almeno vent’anni. E bisogna dare stabilità, dicendo chiaramente dove si vuole posizionare la Valle d’Aosta, nel contesto nazionale ed Europeo».

Raimondo Donzel (Area democratica) ha affermato: «apprezzo che ci sia coerenza fra le cose che si dicono e quelle che si fanno e apprezzo che siano portate aventi in maniera costruttiva anche dall’opposizione. Noi portiamo avanti un progetto di allargamento dell’area di cambiamento, che i cittadini chiedono da oltre vent’anni. Ci siamo per un dialogo da costruire su contenuti concreti, come abbiamo fatto raccogliendo, in pochi giorni, 3.363 firme per chiedere un referendum sulla riforma elettorale».

Roberto Lubroz ha parlato a titolo personale: «Corrado Gex sarebbe profondamente deluso nel vedere la Valle d’Aosta di oggi. Il benessere della popolazione dovrebbe essere il principale interesse di chi governa (non solo quello economico), abbinandolo a etica e cultura. Bisogna promuovere un nuovo spirito cooperativo che sappia aggregare le persone a beneficio della comunità».

Fabio Protasoni è intervenuto per Rete civica e ha chiesto che altri incontri di questo genere siano organizzati. «Noi siamo orgogliosamente civici e autonomi. Abbiamo avuto un percorso che ci accomuna e forse ci accomuna anche una preoccupazione. Nei cittadini prevalgono tre sentimenti: rabbia, indignazione per la politica e rassegnazione e conseguente indifferenza. C’è una povertà crescente, della quale occuparsi. Per affrontare le sfide servono istituzioni più stabili ma anche un orizzonte comune per i Valdostani. Alla politica spetta indicarlo. Per il nostro modo di sentire deve essere radicalmente alternativo alla realtà politica che viviamo. Serve esperienza e la collaborazione per il referendum è stata produttiva e proficua. Serve a ridare significato al voto dei cittadini».

Nicoletta Spelgatti (Lega Vallée d’Aoste) ha detto che mettere la ricerca della bellezza in un simbolo porta energie positive: «ho percepito oggi il vostro tentativo di coinvolgere la cittadinanza e le persone per cercare di costruire qualcosa. Bisogna ricreare uno spirito di comunità nelle diversità. Tutti gli schemi che conosciamo stanno crollando e questo è il momento per togliere le catene e superare il modo tradizionale di fare politica. La politica deve essere al servizio dei cittadini. Ognuno deve avere le proprie idee e le aggregazioni devono nascere attorno a esse. Dovremo capire quali potranno essere i nostri punti in comune. Li approfondiremo in occasione di altri incontri e confronti nelle sedi opportune».

Orlando Navarra (Italia al Centro) ha affermato: «Girardini ha detto cose che hanno fatto riflettere e vedo con piacere un’esperienza civica che si evolve. Abbiamo valori coincidenti per convergere su progetti e tematiche comuni».

Elso Gerandin ha parlato a titolo personale: «Condivido molte affermazioni di Girardini. C’è bisogno di un profondo cambiamento ma la parola che preferisco è discontinuità rispetto all’attuale azione amministrativa ed elettorale. Devono essere i cittadini a decidere da chi farsi governare. Non basta cambiare i musicisti se poi si suona lo stesso spartito».

Pietro Varisellaz (Alliance valdôtaine) ha detto: «conoscerci fra forze politiche può essere la base per future alleanze. Anche noi ci fondiamo sulla sussidiarietà e la redistribuzione di equità. Abbiamo verificato che i programmi di legislature della maggioranza e La Renaissance condividono numerosi obiettivi di amministrazione.

Stefano Aggravi (Lega Vallée d’Aoste) ha detto: «Ho sentito parlare di cambiamento e di ottimi propositi, come anche giuste critiche nei confronti della politica valdostana. Ma mi sono chiesto: al di là delle leggi, dei programmi, delle sigle e dei movimenti siamo pronti al cambiamento? Bisogna prima finire di avere paura che la Regione arretri rispetto a ciò che sino a oggi è stato fatto. I Bilanci non sono più ricchi, i costi sono tanti, le crisi hanno un costo che qualcuno si deve sobbarcare. Siamo disponibili a vedere la Regione fare passi indietro nell’economia e nella libera impresa (che oggi tanto libera non è)? È inutile parlare di cambiamenti, strategie e futuro se ci stiamo rimestando al nostro interno. Tante aperture sono pericolose. Si parla anche tanto di Europa ma non sappiamo quale vogliamo, al di là dei refrain. Sono le menti dei Valdostani a dover cambiare, prima di tutto il resto».

La conclusione di Girardini

«Questa giornata è stata volutamente di confronto. Tutti abbiamo lo stesso sentire, le stesse paure e gli stessi aneliti. Ci sono tanti punti di convergenza. È un inizio di un confronto che dobbiamo trasformare in concretezza senza prendersi in giro ma dicendo le cose come stanno. Ci si potrà anche lealmente trovare non d’accordo. Da questo cammino non deve essere escluso nessuno.
Noi abbiamo ascoltato tutti, anche quando ci hanno criticato. Ci diamo l’obiettivo di un ulteriore confronto, aprendoci ai necessari compromessi, purché non tali da perdere la nostra natura e il mandato dei nostri elettori».

Pubblicato / aggiornato il 29/05/2022 alle 13:13
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Categoria: Politica e Amministrazione / Video