Sindacati: il metodo Di Matteo per il rilancio del Casino non funziona, la proprietà intervenga
I sindacati ritengono che il calo degli introiti del 3,78% rispetto al 2016 vada a confermare le loro denunce, fatte negli ultimi mesi, sull’andamento aziendale, sostenendo che il piano di ristrutturazione aziendale presentato dall’amministratore unico Giulio Di Matteo non fosse la ricetta giusta per il rilancio della casa da gioco. “I risultati stanno dimostando come quanto sostentuto dalle organizzazioni sindacali fosse drammaticamente vero“, affermano in una nota congiunta.
Dopo sette mesi dall’approvazione del piano di ristrutturazione aziendale da parte del Consiglio Valle e cinque mesi dalla sottoscrizione dell’accordo a seguito del referendum tra i lavoratori, secondo le organizzazioni sindacali “l’unica cosa realizzata è l’esodo di 51 lavoratori ai sensi della legge Fornero. Per il resto nulla è stato rispettato: dalla riorganizzazione interna alle strategie di rilancio“.
“A seguito dell’insediamento del nuovo management – proseguotno Cgil, Cisl, Uilcom, Savt e Snalc – abbiamo solamente assistito a uno spreco di denaro per il pagamento di innumerevoli consulenti esterni o per la costituzione di comitati interni, senza che se ne sia ancora capita la loro reale utilità. Il tutto per arrivare a questi risultati catastrofici! Non bisogna poi dimenticare la volontà di proseguire con l’affidamento a partner esterni della cogestione di alcuni settori aziendali, con il rischio di perdere il controllo sull’attività di gioco“.
In questa situazione, i sindacati si aspettano che i rappresentanti della proprietà “prendano una posizione chiara e determinata sulle strategie finalizzate a garantire un reale futuro alla casa da gioco, che non possono prevedere solo i tagli al costo del personale“.
Pubblicato / aggiornato
il 04/01/2018 alle 12:00
Categoria:
Economia e Lavoro
