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Comunità energetiche: ambiente ma anche etica sociale

Comunità energetiche: ambiente ma anche etica sociale (©Laura Agostino per bobine.tv) - L'incontro sulle comunità energetiche organizzato dalla Diocesi di Aosta il 1° ottobre 2022

Le comunità energetiche in Valle d’Aosta: un impegno possibile per la nostra conversione ecologica? è il titolo dell’incontro di studio e approfondimento organizzato dalla Diocesi di Aosta a un anno dalla Settimana sociale dei cattolici a Taranto.

Sabato 1° ottobre 2022, nei propri saluti iniziali, il vescovo di Aosta Franco Lovignana ha detto: «Le comunità energetiche sono una grande opportunità, dal basso, e rappresentano un’opportunità di rafforzamento dei legami comunitari, condividendo scelte concrete».

Pierpaolo Simonini, della Facoltà teologica di Torino, ha spiegato quale fondamento teologico hanno le comunità energetica, trattando il tema: L’energia che rinnova la comunità: ecologia integrale e comunità energetiche. ha affermato che l’innalzamento delle temperature e dei costi energetici sono una falce che colpisce gli esseri umani più fragili. Bisogna operare affinché le disuguaglianze non siano distruttive. La sostenibilità è dunque un imperativo morale dell’etica ecologica, che deve proteggere i vulnerabili presenti e le generazioni future. L’8,8% della popolazione italiana è in povertà energetica. La transizione ecologica deve quindi essere giusta, non ripetere gli errori del passato e rendere tutti partecipi del cambiamento. Le comunità energetiche offrono la possibilità di agire in tal senso perché possono essere un modo per riconnettere i tessuti sociali, riconnettendo i territori e gestendo in autonomia la filiera dell’energia.

Pippo Ranci, professore di Politica economica Università Cattolica di Milano ha inquadrato le comunità energetiche nella politica energetica nazionale che, negli anni passati è stata orientata a una transizione energetica che corrispondesse alla transizione ecologica. Il tema è stato perseguito attraverso accordi europei. Il conflitto russo-ucraino ha reso evidente che l’obiettivo non era necessariamente facile da raggiungere. Sono infatti state riattivate le centrali a carbone. Le comunità energetiche (poco considerate dalla programmazione energetica nazionale perché non postano significativamente gli equilibri) s’inseriscono le comunità energetiche. Sono importanti perché parte di una grande trasformazione strutturale, perché spingono la produzione in periferia e ampliano la possibilità di scelta da parte dei consumatori. Tuttavia non è un percorso verso l’autarchia ma un potenziamento del ruolo nel sistema nazionale orientato alla rinnovabilità.

Andrea Galliani, della Direzione Mercati Energia all’Ingrosso e Sostenibilità Ambientale – Arera (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente), ha illustrato gli aspetti tecnici delle Comunità energetiche, spiegando come valorizzare l’autoconsumo elettrico. Il punto di partenza è cercare di evitare sprechi energetici, pensando all’efficienza. Le forme di autoconsumo devono essere aggiuntive e contestualizzate nell’ambito del più ampio sistema elettrico caratterizzato da tanti attori che compartecipano. Se si realizzano forme di autoconsumo individuale, parte dell’energia può essere istantaneamente consumata o immessa nella rete. Consente dunque la diminuzione immediata delle bollette. Esistono forme di autoconsumo diffuso, che presuppongono la presenza di tanti soggetti che si devono accordare nel condividere un’esigenza, un obiettivo da raggiungere e le informazioni sulla produzione. Le forme possibili sono l’autoconsumo collettivo in edifici e condomini (può essere da fonti rinnovabili o da altre, sotto forma di gruppo di clienti attivi) e la comunità energetica (non necessariamente rinnovabile). La comunità energetica deve essere un soggetto giuridico, non ha fini di lucro, coinvolgono soggetti che non sono attori prevalenti nel settore energetico. L’Italia, prime di recepire le direttive europee, ha fatto proprie sperimentazioni per impianti fino a 200 kW e reti elettriche a bassa tensione. Il Decreto legge 162/2019 ha puntualizzato alcuni elementi, facendo coincidete la condivisione dell’energia, il concetto di autoconsumo e l’incentivo. È stato precisato che le reti devono essere inserite nel sistema e che devono essere applicate le componenti tariffarie a copertura degli oneri di sistema. Arera ha predisposto un proprio modello regolatorio, con l’obiettivo di valorizzare l’autoconsumo elettrico reale con la modalità più snella possibile e senza obbligo di condividere l’intermediario commerciale. Il Gse calcola l’energia elettrica autoconsumata, la valorizza (sulla base dei vantaggi che dà al sistema elettrici) quindi eroga l’incentivo. Le forme di ricavo sono la vendita dell’energia immessa, la valorizzazione dell’autoconsumo e l’incentivo (110 €/MegaWatt/ora per vent’anni), che arrivano al referente (la comunità stessa o un soggetto scelto), che può effettuare le proprie scelte di ripartizione. La valorizzazione va dai 10 agli 8 euro al kW/ora (a seconda della dimensione della rete di autoconsumo). L’impianto di produzione può essere creato e gestito da un terzo anche esterno alla comunità, un professionista che si tratterrà una parte dei ricavi. Nell’immediato futuro ci si deve aspettare che i due decreti legislativi (199 e 210/2021) siano applicati. Per edifici e condomini l’impianto di produzione può anche essere all’esterno purché sotto la stessa cabina primaria. La comunità ha come limite geografico la zona di mercato, la valorizzazione dell’autoconsumo si estende alla media tensione e il riferimento è la cabina primaria, le comunità possono ammettere anche impianti esistenti (l’incentivo si riferirà dunque ai soli impianti nuovi e fino a un MegaWatt). Operativamente servono due atti: l’Autorità deve completare e aggiornare le regole esistenti e il successivo decreto ministeriale per la definizione dei nuovi incentivi. Si cercherà anche si semplificare sempre più le modalità di accesso (anche creando mappe di individuazione delle aree sottese a ogni cabina primaria). Per ulteriori informazioni, ci si può rivolgere allo 02 65565290 oppure scrivere a mercati-ingrosso@arera.it.

Daniele Domanin, consigliere nazionale di Presidenza Confcooperative consumo e utenza, ha parlato de: La governance e la sostenibilità sociale delle Comunità energetiche. La comunità energetica ha potenzialità notevoli perché sposa scopri che vanno oltre l’autoconsumo. Perché deve essere improntata a una vera sostenibilità che si ripercuota sul territorio negli ambiti sociali, economici e ambientali. Ha suggerito la cooperativa quale organizzazione per la creazione delle comunità energetiche. In Valle d’Aosta esistono due storiche cooperative di produzione di energia elettrica: le cooperative forza e luce di Gignod e Gressan.

Luigi Bertschy, assessore Sviluppo economico, Formazione e Lavoro, e Massimo Broccolato, dirigente della struttura Sviluppo energetico sostenibile, hanno tracciato Il percorso della Regione Autonoma Valle d’Aosta verso le Comunità energetiche.
Broccolato ha illustrato il disegno di legge attualmente all’analisi delle Commissioni del Consiglio Valle. In dieci articoli, intende promuovere, valorizzare e sostenere le forme di autoconsumo e, in particolare, quelle delle comunità energetiche. L’articolo 3 definisce le azioni di sostegno che la Regione porrà in essere: informazione, supporto tecnico, sostegno economico, creazione di una regia per lo sviluppo (tavolo tecnico per monitorare le ricadute della norma). Sotto il profilo economico, si prevedono tre linee di finanziamento: per lo studio propedeutico alla realizzazione della comunità energetica (al massimo 50mila euro per soggetti pubblici, essendo esclusi i soggetti privati che potranno far rientrare lo studio nel finanziamento per la realizzazione), per l’istituzione della comunità energetica, per la realizzazione di impianti e sistemi di accumulo (al massimo 200mila euro). Queste somme sono cumulabili con altre forme di finanziamento. La partita del Pnrr è ancora da giocare, in questo settore: in Valle d’Aosta sono disponibili 18 milioni di euro per mutui e prestiti per finanziare circa 80 comunità energetiche. Ha ricordato che le cabine primarie, in Valle d’Aoste, sono 17.
Bertschy ha evidenziato che vi sono grandi aspettative nei confronti delle comunità energetiche, dunque l’intento è fare una buona legge piuttosto che farla rapidamente, anche perché mancano ancora risposte determinanti dai livelli superiori.

Pubblicato / aggiornato il 01/10/2022 alle 12:05
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Categoria: Economia e Lavoro