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A Saint-Vincent il workshop Dighe e Territorio

A Saint-Vincent il workshop Dighe e Territorio (©Cva) - Diga di Place Moulin

Cva, in collaborazione con Itcold (Comitato Nazionale Italiano per le Grandi Dighe) e Iren organizza, a Saint-Vincent, l’ottava edizione del workshop Dighe e Territorio – Le realtà del Nord-Ovest.

Il programma, articolato su due giornate, ha previsto per martedì 11 ottobre 2022 la presentazione delle attività del gruppo di lavoro Itcold Benefici e problemi associati alla presenza di serbatoi artificiali sul territorio: indagine socio-economica e ambientale sul rapporto diga-territorio e l’illustrazione da parte dei concessionari delle azioni svolte per favorire un positivo rapporto tra gli impianti e il territorio. Una specifica sessione è stata dedicata al tema di grande attualità sul ruolo degli impianti idroelettrici nella transizione ecologica ed energetica.
Il punto di vista degli stakeholder è stato illustrato da esponenti degli Enti locali, del mondo professionale, accademico e ambientalista che operano nell’area territoriale del Nord-Ovest.

La giornata del 12 ottobre è stata dedicata alle visite tecniche alla dighe di Cva di Beauregard e di Place Moulin.

Il commento di Legambiente

Secondo l’associazione «gli oratori hanno preso atto che, in Valle d’Aosta, non è più possibile realizzare delle grandi dighe, e non perché (come sostiene il presidente di Cva Argirò) la popolazione non le accetterebbe, ma perché le condizioni  territoriali e geografiche non lo permettono.
È pur vero che la popolazione è sempre più sensibile al tema delle acque e insorge ogni volta che scopre che il proprio torrente è destinato a scorrere sottoterra, nelle condotte, per servire l’ennesima centralina.      
Se com’è noto siamo molto critici rispetto al piccolo idroelettrico, riteniamo necessario chiarire che i nuovi invasi, da tutti auspicati, non trovano necessariamente la nostra opposizione, soprattutto se parliamo di piccoli invasi a servizio dell’irriguo. Ricordiamo che, per tradizione, in passato ogni derivazione irrigua aveva a disposizione una o più vasche di trattenuta delle acque per conservare l’acqua necessaria nei momenti di maggiore esigenza. Questi bacini d’antan andrebbero ripristinati, se spariti, e usati a scopo idroelettrico solo in determinati casi legati a particolari condizioni ambientali. La cosa più importante è la necessità di programmare il tipo di sviluppo da adottare, partendo dai dati di realtà della situazione esistente. Proprio quei dati di realtà che non ci sembrano così conosciuti, almeno per quanto riguarda la Valle d’Aosta.
Relativamente all’artificializzazione dei corsi d’acqua presente in Vda fin dal 1500, dobbiamo anche dire che a noi non risulta che, fin da quell’epoca, i torrenti rimanessero in secca per tutta l’estate per asservire l’irrigazione. Ci risulta invece che durante tutta l’estate dell’anno in corso alcuni torrenti siano rimasti totalmente in secca come ad esempio il torrente St. Barthelemy, venendo così addirittura a mancare l’acqua agli agricoltori e agli allevatori locali: sarebbe inoltre interessante e utile avere i dati della produzione delle 5 nuove centrali entrate in funzione che derivano le acque dallo stesso torrente»
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Pubblicato / aggiornato il 07/10/2022 alle 16:57
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Categoria: Economia e Lavoro