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La Banca d’Italia prospetta le conseguenze del cambiamento climatico in Valle d’Aosta

La Banca d’Italia prospetta le conseguenze del cambiamento climatico in Valle d’Aosta (©Alberto Rossotto) - 26 maggio 2022, il Vallone del Grand Etrét spoglio di neve

La Banca d’Italia ha pubblicato il progetto di ricerca Gli effetti del cambiamento climatico sull’economia italiana.

A cura di Matteo Alpino, Luca Citino, Guido de Blasio e Federica Zeni parte da un dataset costruito con informazioni su pernottamenti e utilizzo degli impianti di risalita per i comprensori turistici della Valle d’Aosta in un arco temporale che va dal 2001 alla stagione invernale 2018/19 (in modo da escludere il periodo di inizio della pandemia di
covid-19). La fonte dei dati sono gli uffici statistici regionali e mostrano che più dei due terzi del totale dei pernottamenti sono connessi con il turismo montano.

La fonte delle variabili climatiche è invece il database Copernicus, realizzato su iniziativa della Commissione europea, dal quale si ricavano le informazioni sulla temperatura media al suolo e il tasso di precipitazione nevosa, con il quale è calcolata la quantità di neve caduta nel corso del periodo oggetto di analisi (a seconda della variabile dipendente, l’intera stagione invernale o il mese).
Durante il periodo osservato, la temperatura media nella stagione è significativamente aumentata e si è osservata anche una diminuzione della quantità di neve caduta.

Il progetto di ricerca conferma che l’aumento delle temperature rischia di rallentare la crescita dell’economia italiana nei prossimi decenni: si prevede che le conseguenze della crisi climatica si faranno sentire in tutti i settori ma quelli colpiti più duramente saranno l’agricoltura e il turismo.

Nel capitolo dedicato al turismo invernale, si afferma che la scarsità di precipitazioni nevose (in media, nel periodo considerato dalla ricerca, un metro in meno di neve nel corso della stagione invernale) può causare un effetto associato, che consiste in una diminuzione dell’1,3% di passaggi negli impianti, a parità di altre condizioni.

Le proiezioni e stime contenute in questo studio, al 2100 prevedono che il calo della neve caduta in inverno sia tra il 30 e il 45%, a causa di minori frequenza e intensità delle nevicate. Secondo queste stime, una riduzione del 40% nella quantità di neve in una stagione implicherebbe in media una diminuzione del 7% di passaggi negli impianti, che potrebbe essere ben più severa nelle località che si trovano più a bassa quota.

Secondo il consigliere nazionale Uncem Jean Barocco, «Questi dati, impongono, se c’è ne fosse ancora bisogno, di approfondire e aumentare l’attenzione della politica regionale e nazionale su questi temi, superando atteggiamenti ideologici e irrazionali. La conoscenza e la cura del territorio e dell’ambiente, non sono né di destra né di sinistra. L’attenzione all’ambiente deve essere e diventare un patrimonio comune, dove la ricerca di soluzioni, alle sfide dei cambiamenti ambientali devono avere al centro l’uomo e non devono essere aprioristicamente guidate da opzioni ideologiche da un lato e dall’altro, ma frutto di condivisioni con i vari attori interessati, con le popolazioni e le comunità delle nostre Valli. Questi argomenti è necessario che abbiano cittadinanza ed è ancora più evidente nei territori delle Montagne Italiane».

Pubblicato / aggiornato il 27/10/2022 alle 12:25
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Categoria: Economia e Lavoro