Ausl VdA: 40mila euro di multa dal Garante per la protezione dei dati personali
(©wikipedia.org) -
Il palazzo sede del Garante per la protezione dei dati personali
Il Garante per la protezione dei dati personali, dopo sua riunione del 10 novembre 2022, ha emesso un’ordinanza di ingiunzione nei confronti dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta.
Il garante aveva infatti ricevuto un reclamo da un’assistita che «ha lamentato ripetuti accessi al proprio dossier sanitario aziendale da parte di un operatore sanitario operante presso una struttura di riabilitazione dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta, ove la stessa ha dichiarato di non aver mai ricevuto assistenza sanitaria. La reclamante inoltre ha rappresentato di aver negato il consenso al trattamento dei suoi dati personali attraverso il dossier sanitario aziendale».
Sono stati quindi chiesti chiarimenti all’azienda, la quale ha risposto che il 17 marzo 2020 «si è ritenuto opportuno disattivare temporaneamente le regole del dossier» ma che «la volontà espressa dall’assistita è stata rispettata e pertanto gli operatori coinvolti nel processo di cura potevano consultare solo i dati/documenti clinici generati dalle rispettive strutture di appartenenza». Da un’indagine interna è emerso che effettivamente una logopedista che opera per l’Azienda con rapporto di lavoro in somministrazione ha effettuato gli accessi ma «si può sicuramente affermare che l’operatrice non ha visualizzato documenti clinici relativi ai risultati delle visite sostenute avendo potuto solo prendere visione di una lista di episodi già effettuati o prenotati, da cui si evince esclusivamente la tipologia di prestazione».
Dopo una serie di interlocuzioni fra i due enti, il Garante ha concluso che «gli elementi forniti dal titolare del trattamento nelle memorie difensive relative ai richiamati procedimenti non consentono di superare i rilievi notificati dall’Ufficio con gli atti di avvio dei procedimenti per l’adozione dei provvedimenti correttivi e sanzionatori» e che è stata rilevata «l’illiceità del trattamento di dati personali effettuato dall’Azienda Usl della Valle d’Aosta con riferimento al procedimento avviato a seguito del reclamo, nei termini di cui in motivazione, in particolare, per aver trattato dati personali in violazione degli artt. 5, par. 1, lett. a) e f), 9, 25 e 32 del Regolamento». È stata quindi definita una sanzione pecuniaria di 40mila euro.
La difesa dell’Ausl
Martedì 29 novembre, l’Azienda Usl ha esposto le proprie valutazioni rispetto alla sanzione comminata, annunciando l’intenzione di ricorrere contro l’ordinanza. L’Ausl lo definisce «un provvedimento completamente inaspettato e di difficile comprensione, in quanto riferito ad un contesto di piena emergenza sanitaria nel periodo di emergenza Covid, nel quale, come è noto, tutti gli sforzi profusi in ambito sanitario erano finalizzati a garantire le migliori ed efficienti cure possibili alla popolazione valdostana». E quindi spiega: «In tale contesto, naturalmente, i responsabili sanitari hanno adottato ogni misura utile a salvaguardare a salute dei pazienti Covid e No-Covid in un ospedale “con gestione mista”.
Nello specifico, l’accesso ai dati è stato consentito agli operatori sanitari di determinati reparti anche per i pazienti di altri reparti, dato che l’assetto di tutte le strutture era soggetto, a causa dell’emergenza, a continui e repentini cambiamenti sovvertendone spesso l’organizzazione. Senza tale misura, l’accesso ai dati di tutti i pazienti sarebbe stato impossibile, impedendo così le cure».
Conseguentemente, «Riteniamo che il giudizio del garante sia stato stilato astraendosi dalla drammatica contingenza del momento.
L’Azienda Usl della Valle d’Aosta ritiene opportuno sottolineare sin d’ora come la decisione inerente l’allentamento delle regole del Dossier sanitario aziendale sia stata assunta consapevolmente in seguito ad un’attenta analisi dei “filtri” da disattivare e delle regole privacy da mantenere assolutamente attive, al fine di garantire comunque e sempre un’adeguata e tempestiva cura nel periodo pandemico, nel rispetto dei principi generali in materia di protezione dei dati personali (tant’è che le misure tecniche di protezione messe in atto hanno comunque impedito l’accesso a specifiche informazioni cliniche).
Di fronte ad un delicato bilanciamento degli interessi tra la salute e la riservatezza, l’Azienda ha ritenuto doveroso – oltre che a ciò istituzionalmente tenuta – privilegiare la salute permettendo agli operatori di avere tutti gli strumenti necessari per curare e salvare la vita dei cittadini. Pertanto, pur stigmatizzando i comportamenti illeciti dei singoli operatori, riteniamo assolutamente infondato il provvedimento notificato dal Garante».
L’Azienda Usl ha già conferito mandato a uno studio legale esperto in materia, al fine di predisporre ricorso.
Pubblicato / aggiornato
il 29/11/2022 alle 13:34
Categoria:
Cronaca