Qualità dell’aria: Aosta secondo il rapporto di Legambiente
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Legambiente ha pubblicato il rapporto Mal’aria di città 2023, l’annuale analisi sullo stato dell’inquinamento atmosferico delle città italiane capoluogo di provincia che, a partire dai dati ufficiali delle centraline di monitoraggio installate nei comuni, fornisce un quadro il più possibile completo su quello che è stato l’inquinamento atmosferico del 2022.
Stando ai dati nazionali, il 2022 ha mostrato alcune criticità acute per diverse città in cui si è registrata una concentrazione media giornaliera di polveri superiore a 50 microgrammi/metro cubo, come previsto dall’attuale normativa in vigore. Sono state anche osservate criticità in merito alla media annuale degli inquinanti tipici dell’inquinamento atmosferico come le polveri sottili (PM10 e PM2.5) e il biossido di Azoto (NO2).
Nel 2022, sul fronte delle PM10, fra le città di cui si hanno a disposizione i valori medi annuali, ha fatto registrare il superamento del limite previsto da normativa fissato a 40 microgrammi per metro cubo: Milano Torino e Cremona si sono fermate infatti a 35 µg/mc; Alessandria e Andria a 34 µg/mc, Modena, Monza, Asti, Lodi e Verona 33 µg/mc, Reggio Emilia, Brescia, Mantova, Padova, Vicenza, Pavia, Rovigo e Treviso 32 µg/mc, Venezia, Ragusa e Piacenza 31 µg/mc, Vercelli, Parma e Novara 30 µg/mc. Ad Aosta è si sono registrato 21 microgrammi per metro cubo (μg/mc).
Anche per il PM2.5 la situazione di criticità è analoga. Sono state analizzate, a livello italiano, le centraline di 85 città italiane di cui tutte si sono mantenute sotto il limite normativo attuale (25µg/mc). L’84% del campione ha registrato valori superiori a quelli previsti al 2030 dalla prossima direttiva. Ad aprire la classifica è Monza (25 µg/mc), seguita da Milano, Cremona, Padova e Vicenza (23 µg/mc). Aosta con 12 microgrammi per metro cubo rientra, anche per questo parametro, nel range prestabilito.
«Tali sforzi non sono sufficienti a tutelare la salute delle persone e, anche da un punto di vista normativo, potrebbero non bastare a soddisfare i nuovi valori proposti nel novembre del 2022 dalla Commissione ambiente del parlamento europeo nel corso della revisione della Direttiva sulla Qualità dell’Aria. Sono infatti ben più alti dei valori suggeriti dall’Oms per il PM10 a seguito dell’ultima revisione delle raccomandazioni pubblicata verso la
fine del 2021, valori rivisti a ribasso anche dalla revisione della direttiva sull’aria che prevede l’obbligo di
rispettare i 20 µg/mc come media annuale da parte degli stati membri» si legge nel rapporto Legambiente.
Da un’analisi più approfondita dei dati, nel periodo che va dal 2011 al 2021, la variazione media annuale di PM10 e di biossido di Azoto (NO2) è scesa del 3%.
Pubblicato / aggiornato
il 31/01/2023 alle 11:32
Categoria:
Politica e Amministrazione