SOS Culture: stop al bando per la Saison ipotesi Fondazione
La Regione autonoma Valle d’Aosta ha deciso di esternalizzare l’organizzazione della Saison culturelle (parrebbe per mancanza di personale). La delibera in tal senso è già stata adottata ed è stato previsto uno stanziamento di 1,8 milioni di euro annui per assegnare a una struttura esterna la gestione artistica della rassegna e quella tecnica del Teatro Splendor, con un contratto di due anni rinnovabili per altri due.
Contestualmente il settore culturale, in particolare quello legato alla francofonia e al francoprovenzale, assiste all’assenza di un dirigente e un istruttore tecnico al Bureau régional pour l’Ethnologie et la Linguistique, all’assenza di una sede per il Centre ulturel René Willien, al rischio che l’Association valdôtaine Archives Sonores perda la sua sede alla Maison de Mosse.
L’Associazione Patoué eun Mezeucca (presieduta da Philippe Milleret, che però era assente e ha lasciato fare gli onori di casa a Vincent Boniface) ha organizzato un dibattito aperto a tutti gli operatori culturali impegnati in ogni campo linguistico e di espressione artistica per analizzare lo stato di salute del sistema culturale valdostano e sviluppare suggerimenti e proposte per l’avvenire e per la promozione del patrimonio culturale regionale.
Una cinquantina di persone, di età media mediamente elevata, ha risposto all’invito. C’erano anche il sindaco di Aosta Gianni Nuti e i consigli regional Lavy, Lucianaz e Padovani. Assenti, ancorché invitati (come peraltro tutti i consiglieri regionali) l’assessore Jean Pierre Guichardaz e il dirigente Raphaël Désaymonet.
Vincent Boniface ha aperto la serata con un lungo intervento esplicativo della situazione: «questa non è una serata per sostenere o penalizzare politicamente qualcuno. Il nostro punto di vista non è stato ascoltato prima di fare la delibera che ha avviato il processo. Abbiamo avuto modo di leggere lo studio commissionato a uno studio legale. Emerge che Splendor non è un bene culturale (trattandosi di un edificio non ricadente nel patrimonio storico. E viene descritta una realtà valdostana dove non si sono sviluppate professionalità imprenditoriali legate alla cultura.
Dobbiamo prendere atto del fatto che l’idea di aggregazione non è più patrimonio comune a fronte dell’individualismo imperante.
Siamo allarmati per l’esternalizzazione della Saison ma anche perché francese e patois devono godere di una protezione non più garantita.
In Valle d’Aosta, vivere di sola cultura è quasi impossibile e bisogna dividere il proprio tempo con un altro mestiere.
Invece potrebbero essere gli artisti a gestire la Saison. Ben lunghi dall’ipotesi di Saison terroir ipotizzata dall’assessore nel corso dell’incontro che abbiamo avuto con lui dopo numerose sollecitazioni».
Dopo di lui ha preso la parola Michele Chenuil, che ha narrato la propria lunga esperienza di gestione della Saison culturelle e indicato come dovrebbe trasformarsi: «la gestione diretta non può continuare. La soluzione di esternalizzazione sarebbe dovuta essere l’individuazione di una direzione artistica e la creazione di una fondazione libera dai vincoli amministrativi regionali. Questa soluzione potrebbe arrivare anche dopo una soluzione transitoria di esternalizzazione».
Livio Viano, ex capocomico della compagnia Approches, ha detto: «ho fatto 35mila giornate di lavoro vivendo solo di teatro. Dal 1979 in Valle d’Aosta. L’Amministrazione regionale non ha mai voluto un direttore artistico. La stagione la faceva Elmo Domaine, avvalendosi di alcuni consulenti. E non è stato preparato il ricambio delle professionalità presenti nella Struttura. In questi ultimi anni, la gestione è stata pessima. Potrebbe essere l’occasione per dare a un teatro stabile, a un ente pubblico importante, la gestione di questi 1,8 milioni di euro».
Corrado Ferrarese ha affermato: «il Salone del libro di Torino ha decuplicato gli investimenti. La Saison littéraire può essere un volano importante. Purtroppo non accoglie gli autori locali, abbandonati dalla Regione sin dalla sparizione del festival Les Mots. Si potrebbe anche portare la Saison sul territorio, durante tutto l’anno, con anche un Letteratura e Stelle, per esempio».
Christian Sarteur ha posto l’accendo sugli aspetti di gestione del Teatro: «si potrebbe scindere l’esternalizzazione tecnica da quella artistica». Ma poi si è chiesto: «noi saremmo pronti per creare una fondazione per gestire questa iniziativa?».
Livio Munier, ex dipendente del Brel e segretario dell’Avas, ha sostenuto: «gli uffici regionali sempre più delegano compiti all’esterno. Sono contrario all’esternalizzazione selvaggia ma anche alla centralizzazione negli uffici. Secondo me, la soluzione è la creazione di una struttura locale che possa produrre gli spettacoli e portare avanti la cultura».
Carlo Zanotto, figlio dello storico André, ha lamentato l’assenza di cultura storiografica.
Luigi Fosson, presidente dell’Adava e noto con il nome d’arte di Louis de Jayryot, ha detto: «Nel corso di questa serata, dovremmo dare la nostra disponibilità o meno alla creazione di un soggetto che possa partecipare alla gara. Se si crea una fondazione, bisogna capire chi la finanzia. La struttura regionale dovrebbe rimpolparsi, cercare una direzione artistica e bloccare il bando».
Michèle Chenuil ha ripreso la parola per aggiungere al proprio primo intervento: «Bisogna esigere che la programmazione sia fatta secondo dettami regionali. Nelle fondazioni bisogna fare attenzione al presidente che si nomina».
Per ultimo (la serata era previsto durasse sino alle 23.30 ma si è conclusa con un’ora di anticipo, non essendovi più nessuno che volesse intervenire) ha preso la parola Gianni Nuti: «Non possiamo fare altro che prepararci al bando. La gara a 2+2 anni di assegnazione permette alla Regione di mettere paletti più stringenti di quelli che potrebbe indicare con una concessione. Il Comune di Aosta ha fatto un ragionamento diverso, volendo collaborare con il tessuto culturale nella gestione del proprio Teatro Giacosa, al quale potrebbe aggiungersi la Cittadella dei Giovani.
In primo luogo dobbiamo coordinarci per creare il pubblico, ovvero per far crescere nei giovani il desiderio di essere fruitori della cultura locale. Ci sono due anni tempo.
Creiamo progettualità come Associazione di associazioni e poi pensiamo a diventare una Fondazione oppure a strutturarne una già esistente. Collaborando con il Comune di potrebbe accedere anche a finanziamenti da parte di filantropo o dell’Union europea. Si potrebbe così creare un gruppo di lavoro che faccia la necessaria esperienza, prima di entrare nella Saison dal terzo o dal quinto anno».
Pubblicato / aggiornato
il 16/02/2023 alle 09:05
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Categoria:
Cultura / Video