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È morto Fabio Protasoni

È morto Fabio Protasoni (©Nathalie Grange) - Fabio Protasoni

Nel pomeriggio di venerdì 29 settembre, all’ospedale Beauregard di Aosta, è morto Fabio Protasoni, dopo un anno di malattia.

Capogruppo del Progetto civico progressista al Comune di Aosta, fondatore dell’Associazione Pendolaristanchi (nel 2011), responsabile del Patronato Acli (sede regionale Piemonte). Prima dell’approdo al Pcp, l’attività politica lo aveva visto prima nel Partito democratico e poi in rete civica.

Era nato a Brescia nel 1966 e si era diplomato perito industriale a indirizzo metallurgico.

Professionalmente, raccontava se stesso con queste parole: «Durante il percorso lavorativo e di impegno sociale mi sono occupato, in particolare, dei temi legati ai modelli organizzativi del terzo settore, della legislazione inerente l’associazionismo e il volontariato e delle problematiche relative alle politiche sociali e al welfare. A partire dal 2000, ho partecipato, in qualità di rappresentante del Terzo settore e delle Acli, ai tavoli di concertazione con il Governo sui provvedimenti legislativi di competenza e sulle leggi finanziarie. Mi sono occupato anche di cooperazione internazionale, responsabilità sociale d’impresa, consumerismo, promozione sociale e culturale, politiche sociali, formazione ed educazione permanente. Da ultimo ho acquisito competenze sul piano delle relazioni pubbliche, della comunicazione sociale e dell’organizzazione eventi».

Lascia i figli Paolo e Bianca e la moglie Nathalie Grange, che ha dato l’annuncio del decesso, su Facebook: «Non credo che parole come “lotta” o “battaglia” per descrivere il tuo percorso dinanzi alla malattia ti si addicano. Quello belligerante non è un linguaggio rispettoso delle tue scelte. Tu che hai sempre fermamente odiato le armi e ripudiato la violenza, tu che hai spesso manifestato contro le guerre e hai abbracciato con convinzione l’obiezione di coscienza al servizio militare.
Ma questo non toglie nulla alla tenacia e alla forza con cui hai affrontato questi mesi difficili: nonostante la stanchezza, i limiti e una prognosi sfavorevole hai saputo guardare avanti, progettare il futuro. Hai continuato a spenderti con passione per ciò che più di tutto ti stava a cuore: il bene comune. Hai dedicato le poche energie rimaste alla tua famiglia e a chi ti voleva bene. Insomma, hai scelto di vivere, nonostante la malattia e il poco tempo a disposizione.
Questo male non ti ha sconfitto, non hai perso, solo è stata una cosa più grande di te e di noi.
Ora lasci un vuoto immenso, difficile da colmare. Ci lasci alle prese con un profondo senso di ingiustizia per i tanti progetti interrotti e i piccoli sogni non realizzati.
È successo troppo presto, per me, per Bianca, per Paolo, per tutta la tua famiglia
».

Ci lasci anche l’onore e il privilegio di aver camminato fianco a fianco per un tratto di strada. Un tragitto pieno di amore, di ricordi, di gesti e attenzioni che custodiremo gelosamente e impregnato di ideali e aspirazioni che proveremo a rimettere in circolo. Come avresti voluto tu.

Pubblicato / aggiornato il 29/09/2023 alle 22:17
Categoria: Cronaca