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GdF chiude operazione Discount: evasione monstre

GdF chiude operazione Discount: evasione monstre

La Guardia di Finanza ha iniziato l’operazione Discount nel 2015, quando sono state avviate alcune verifiche fiscali nei confronti di un totale di cinque società, tutte operanti nel settore delle forniture aziendali di generi alimentari e riconducibili a tre persone: padre e due figli. Due di queste società, con sentenze emesse dal Tribunale di Aosta nel mese di agosto 2016 e agosto 2018, sono state dichiarate fallite.

Sempre nell’agosto del 2018, nell’ambito del procedimento penale radicato presso la Procura di Aosta, le tre persone indagate sono state tratte in arresto per bancarotta fraudolenta poiché, nel corso delle investigazioni, era stato appurato che oltre 2.200.000 euro erano stati trasferiti dalle fallite a favore di altre società, circa 200.000 euro erano stati trasferiti sui conti personali degli amministratori, altri 100.000 euro circa impiegati per scopi personali attraverso l’uso delle carte di credito aziendali e, infine, altri 50.000 euro circa erano stati destinati a finanziare in modo infruttifero una nuova società, operante nel settore della ristorazione, riconducibile alla moglie di uno degli arrestati.

Lo scenario riferito al dissesto delle società è stato disvelato grazie alle verifiche fiscali nei confronti delle cinque società coinvolte, due delle quali risultate evasori totali, poiché gli amministratori del gruppo di società – per mascherare la situazione di insolvenza – non hanno fatto altro che spostare le risorse finanziarie disponibili da una società all’altra, senza alcuna ragione giuridica o economica, in totale spregio dell’autonomia gestionale e amministrativa che dovrebbe caratterizzare ogni singolo soggetto giuridico e aggravando ulteriormente lo stato di decozione. Sono stati passati al setaccio i conti correnti delle società coinvolte, una enorme mole di operazioni tutte non giustificate, che hanno determinato un totale di quasi 69 milioni di maggiore base imponibile sottratta a tassazione, nonché un’Iva relativa di poco inferiore a 13 milioni di euro.

Per l’entità delle imposte evase, al superamento delle soglie previste, sono anche scattate le violazioni penali per dichiarazione infedele e per omessa dichiarazione.
Le indagini svolte nell’ultimo anno, coordinate dal sostituto procuratore Luca Ceccanti, hanno visto il fallimento di anche altre tre società riconducibili alle medesime persone, nonché l’aggravamento ulteriore della posizione degli indagati, poiché gli importi distratti dalle casse aziendali sono lievitati fino a circa 6.300.000 euro, di cui circa 4.700.000 trasferiti dalle fallite a favore di altre società e quasi 600.000 euro trasferiti sui conti personali degli amministratori.

Pubblicato / aggiornato il 23/09/2019 alle 19:04
Categoria: Cronaca / Economia e Lavoro