Uil: un’assemblea con i lavoratori frontalieri
Una cinquantina di lavoratori frontalieri, insieme a sindacalisti e amministratori pubblici hanno partecipato, nella mattinata di sabato 3 febbraio, all’assemblea pubblica organizzata dal sindacato UIL Frontalieri in collaborazione con il patronato ITAL UIL. Il tema affrontato nel corso dell’assemblea è stato il nuovo accordo per la tassazione dei lavoratori frontalieri con la Svizzera, che interessa circa tremila tra valdostani e piemontesi, siglato a Roma il 23 dicembre 2020 ed entrato in vigore il 1° gennaio 2024, sostituendo il precedente, risalente al 1974.
L’accordo definisce lavoratore frontaliero la persona fisica fiscalmente residente nei Comuni i cui territori ricadono per intero o parzialmente in una fascia di 20 chilometri dal confine con l’altro Stato e che svolge un’attività di lavoro dipendente nell’area di frontiera dell’altro Stato per un datore di lavoro residente, o con una stabile organizzazione o base fissa nell’altro Stato. L’accordo definisce anche il criterio di tassazione concorrente del reddito che andrà applicato sia nello Stato dove viene prestato il lavoro, sia nello Stato di residenza. Lo Stato dove l’attività lavorativa è esercitata preleva una ritenuta alla fonte, fino a un massimo dell’80% di quanto dovuto, mentre lo Stato di residenza del lavoratore, a sua volta tassa il reddito, andando a eliminare la doppia imposizione giuridica, secondo quanto previsto dalle disposizioni convenzionali in vigore tra Svizzera ed Italia. In ogni caso, il carico fiscale complessivo non potrà essere inferiore rispetto all’imposta che sarebbe prelevata in applicazione dell’accordo del 1974 ed è stato innalzato dai precedenti 7.500 euro a 10.000 il limite oltre il quale il reddito di lavoro dipendente prestato in zona frontaliera dai lavoratori italiani è assoggettato a tassazione.
Diverse però sono le casistiche di applicazione dell’accordo, che differenzia lavoratori frontalieri nuovi e vecchi, intesi come tali coloro i quali erano già impegnati prima del 17 luglio 2023, e per i quali sono previste norme transitorie: «siamo i primi, come UIL, a fare un focus su questo su questo tema – ha spiegato Ramira Bizzotto, segretario valdostano del sindacato – per me è una cosa nuova e sconosciuta e non sono assolutamente preparata. Non abbiamo mai vissuto come un problema, in Valle d’Aosta, la questione dei lavoratori frontalieri, ma noi anni fa sapevamo di lavoratori stagionali che andavano in Svizzera nella vigne o negli alberghi dove guadagnavano comunque non tantissimo, ma avevano la fortuna che c’era un cambio molto favorevole perché erano pagati in franchi. Oggi il mondo è cambiato e fino adesso questo settore è stato un po’ sommerso».
«È assolutamente importante fare queste assemblee in tutti i territori interessanti – ha aggiunto Raimondo Pancrazio, segretario generale UIL Frontalieri – perché c’è una certa confusione sulle nuove norme che vengono applicate sulla tassazione dei frontalieri e quindi è necessario avere un momento per parlarne insieme e poi anche per evidenziare quali sono le criticità che sono ancora rimaste aperte e sulle quali stiamo lavorando come sindacato». Raimondo Pancrazio, intervenuto ad Aosta insieme al collega Pasqualino Gallicchio responsabile ITAL UIL del Vallese, che ha affrontato gli specifici problemi dei lavoratori presenti, ha evidenziato che i lavoratori frontalieri sono «una massa importantissima» formata da oltre 93mila italiani che guadagnano complessivamente quasi cinque miliardi di franchi ed ha ricordato «le campagne contro i frontalieri che nel Canton Ticino che hanno portato anche al referendum contro gli stranieri e contro i frontalieri in particolare che fortunatamente è stato perso».

Sulla questione è intervenuto anche il deputato valdostano Franco Manes, personalmente interessato dall’accordo «visto che mia figlia lavora a Montreux», che ha ricordato l’impegno nel sollecitare il Governo a prendersi carico delle problematiche emerse dopo la ratifica dell’accordo: «in Valle d’Aosta c’era una gran confusione non solo per quanto riguardava gli addetti ai lavori – ha rimarcato il parlamentare valdostano – ma soprattutto anche da parte degli organi professionali preposti a dare tutela e consigli, sino arrivare alle Istituzioni. C’è confusione perché si è sempre visto il lavoro frontaliero come un’opportunità però ci si è dimenticati di tutti quegli aspetti che non sono secondari, della tutela dei diritti all’assistenza sociale e all’indennità di disoccupazione».
«Effettivamente l’aria è cambiata e c’è questo tentativo di disincentivare i lavoratori frontalieri – ha confermato Franco Manes – il vero problema è che lo Stato debba mettere in moto tutte quei meccanismi di agevolazioni fiscali e riconoscimento del professionalità e da svolgere qui sul territorio, in Italia, in maniera da rendere meno appetibile l’andare a lavorare all’estero, per con tutti i sacrifici che si fanno».
Senza citarla direttamente, l’onorevole valdostano è tornato sull’ipotesi di una sorta di “zona franca”: «noi dovremmo arrivare a mettere in piedi nei territori di frontiera la stessa misura di sussidiarietà che hanno i territori che confinano con le regioni a Statuto speciale – ha proposto – ad esempio il Canavese beneficia ogni anno, attraverso lo Stato, di finanziamenti tra i venti ed i trenta milioni di euro da destinare al territorio, in modo da tutelare un pochino il disagio che queste zone hanno nei confronti delle regioni a Statuto speciale. Nello stesso modo noi dovremmo avere, da parte dello Stato, delle misure strutturali in questi termini per poter valorizzare le professionalità sul nostro territorio».

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Pubblicato / aggiornato
il 03/02/2024 alle 16:33
Categoria:
Economia e Lavoro / Video