Consiglio Valle: oltre due ore sulle lettere di patronage
È stata infatti ritirata dopo che il dibattito in merito si è innescato sin dalle comunicazioni del presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta. Antonio Fosson, riferendosi al blitz guardia di finanza a Palazzo regionale, venerdì 15 marzo, ha dichiarato “non mi risulta ci sia stata mancanza di collaborazione dalla Pubblica Amministrazione, tutte le richieste sono state esaurite. Sono stupito perché sono sempre stato deciso a collaborare con l’autorità giudiziaria. Suggerirei a chi dice che non c’è stato atteggiamento collaborativo, di essere molto più prudente nel dare tale responsabilità a questa Giunta, che è in carica da soli due mesi mentre i fatti risalgono al 2014”. Fosson ha poi accennato che, venerdì 15 marzo, è stata acquisita anche l’interpellanza del consigliere Elso Gérardin (Mouv’), perché inerente alla questione Casino (arrivata nell’aula consiliare il 9 ottobre 2014). Fosson ha rimarcato che sebbene “non possiamo rivelare quanto stiamo facendo, nel rispetto dell’articolo 143 del Tuel, voglio però assicurare tutti che la tempistica di quello che possiamo fare nei prossimi giorni dipende dal Ministero dell’Interno, che ha la competenza in materia di decisioni”. Per quanto riguarda le lettere di patronage Fosson ha ribadito che “noi come Giunta non ne sapevamo nulla. Non sono mai transitate in quella Giunta nei primi mesi del 2014 né è stato fatto qualunque atto amministrativo o qualcosa di scritto. Ego Perron dice che l’Esecutivo ne era a conoscenza: ma lui non era in Giunta in quel periodo”. E, rivolgendosi a Gérardin, ha concluso: “Il discorso per Lei è diverso. Lei le lettere le aveva, non sappiamo cosa ne ha fatto”.
Il discorso successivo si è allargato dal tema ai massimi sistemi, passando dalla trasparenza dell’Amministrazione al ritorno alle urne e approdando a una serie di scambi d’accuse effettuati a suon di interventi per fatto personale.
Roberto Cognetta (Mouv’): ha commentato “Non si capisce chi dice fesserie, se lei o Perron. Sembra sappia più cose lui che non era in Giunta di lei che era in Giunta”.
Elso Gérardin (Mouv’) ha risposto a Fosson: “Lei ha aperto con questa comunicazione una delle pagine più tristi della politica valdostana. Io, all’epoca, ho fatto quello che potevo, cioè l’accesso agli atti nei limiti della 116. Ego Perron dice che la Giunta era a conoscenza dell’atto in questione, al posto vostro sarei imbarazzato. Mi chiedo come sia possibile che nessuno sapesse nulla, mi riferisco soprattutto all’allora assessore alle Finanze, Mauro Baccega“. Gérardin poi ha rimarcato che, con l’interpellanza del 2014, chiese alla Giunta se avesse intenzione di prendere le distanze da quelle lettere. Ma “nessuno ha risposto nulla. Quindi non solo ne eravate a conoscenza, non siete nemmeno intervenuti”.
Mauro Baccega (Epav) ha risposto “per coloro che non c’erano nel 2013, è giusto ripercorrere questa annosa vicenda, che vede molte persone con beni sequestrati, compresa la prima casa. Situazione drammatica, con un Casino ristrutturato al 60%, senza possibilità di continuare i lavori per mancanza di soldi. Furono contratti alcuni mutui per dare i continuità a quel percorso: in quel momento c’erano 840 dipendenti (Casino e Billia) che potevano finire in mezzo a una strada. Il 13 dicembre 2013, il Casino riaprì: quella fu una grande assunzione di responsabilità. A Gérardin dico che deve tutto a quel movimento di cui faceva parte. Lei si deve vergognare, non io. Per chi chi dice che i Valdostani attendono risposte: ci sono stati ben due processi con ‘camionate’ di documenti. Siamo stati assolti perché il fatto non sussiste. Di quelle tre lettere è vero, se ne è parlato in Consiglio, ma essere accusati di non collaborazione è un’accusa grave che va chiarita”.
Ulteriore replica di Gérandin: “La Giunta dell’epoca, in relazione alla mia interpellanza del 2014, ha ritenuto non necessario correggere un atto che io ritenevo inopportuno e illegittimo. C’è differenza tra interlocuzione e atti formali. Io ho parlato solo di atti formali, a cui ho avuto accesso con la 116. Ero convinto che di questi atti formali non ci fossero i presupposti: non esiste che un soggetto garantisca linee di credito per ben 19 milioni. Per quanto riguarda il mio percorso politico, ne sono onorato. Non metto in discussione l’appartenenza all’Uv, ma quando non si condividono più certi ideali si cambia strada”.
Emily Rini, presidente del Consiglio, dopo aver richiamato all’ordine ha commentato. “se ciò è accaduto, chi è responsabile risponderà delle proprie azioni, ma quest’aula non è un tribunale”. Posizione che, più tardi, ha rimarcato nel ruolo di consigliere, chiedendo che si lavori per i valdostani invece di perdere tempo in discussioni che non possono approdare a nulla poiché non condotti nelle opportune sedi e con le necessarie conoscenze dell’accaduto.
Nicoletta Spelgatti (Lega Vda) ha detto a Fosson: “Lei insiste sul fatto che non è responsabilità di questa Giunta, ma anche nel 2014 c’eravate sempre voi. Non prendeteci in giro. Quello che dovreste fare tutti quanti è unirvi a noi e dare le dimissioni”.
Alberto Bertin (Rete civica) è convenuto con Rini sul fatto che “Queste discussioni trasformano l’aula in un talk show”.
Luigi Vésan (M5S) ha invece ribadito il no alle dimissioni finché non sarà vigente la nuova legge elettorale.
Claudio Restano (Pour notre Vallée) ha commentato: “invocano tutti le elezioni ma sfido chiunque a mettere la firma per arrivare a 18”.
Spelgatti accusato i consiglieri del Movimento 5 Stelle: “Non nascondetevi dietro al fatto di aspettare la nuova legge elettorale, volete solo guadagnare qualche mese in più per stare sulle poltrone”.
Le ha risposto Manuela Nasso (M5S): decida se il suo nemico è il sistema al governo da 40 anni o il Movimento 5 stelle. Ha ipotizzato che la Lega voglia andare al voto “con il sistema delle triplette invece che con la nuova legge elettorale perché pensa di trarne vantaggio“.
Replica di Spelgatti: “Mai c’è stata la volontà di attaccare il M5S sintanto che non ha deciso di diventare la stampella di questo governo“.
Stefano Ferrero (Mouv’) ha commentato: “Siamo passati dal ‘facciamo finta di niente’ al fatto che le cose siano accadute a loro insaputa. Fra fare la figura del connivente o quella del fesso, meglio quella del fesso. Un ulteriore segnale di inadeguatezza a svolgere il ruolo che rivestono“.
Pubblicato / aggiornato
il 19/03/2019 alle 12:00
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Categoria:
Politica e Amministrazione