Il Parco nazionale Gran Paradiso si confronta con le aziende agricole
È stato un incontro prevalentemente dedicato ai tecnici e sindaci comunali, prioritariamente dei Comuni della Comunità montana Grand-Paradis, quello che si è svolto nella serata di lunedì 26 febbraio nell’Assessorato dell’agricoltura della Regione autonoma Valle d’Aosta, dove i responsabili del Parco nazionale Gran Paradiso hanno parlato delle novità presenti nel Piano del Parco e del nuovo Complemento regionale per lo sviluppo rurale 2023-2027.
L’incontro faceva parte del programma di cooperazione transfrontaliera Interreg VI-A Alcotra 2021-2027, nell’ambito del progetto “Aclimo – Clima e acqua: sinergie per il futuro tra parchi alpini” che ha l’obiettivo di sostenere le attività agricole, in particolare quelle pastorali, nella transizione verso le mutate condizioni climatiche, con particolare riferimento alla sempre più scarsa quantità di acqua disponibile con la necessità di preservare il patrimonio naturale secondo quando disposto dal Piano del Parco.
«Questa è un’occasione importante di collaborazione col Parco – ha sottolineato, in apertura dell’incontro Alessandro Rota dirigente delle Politiche regionali di sviluppo rurale del Dipartimento agricoltura dell’Assessorato – un tentativo dell’Amministrazione regionale per presentare i nuovi strumenti e delle formule per compensare, se possibile, con degli aiuti che arrivano o dall’Unione Europea o dalla Regione ma più raramente dallo Stato. Si parla anche degli strumenti che regolano la gestione del territorio e, nel caso del Parco, non c’è soltanto un’autorità nazionale ed una regionale che dettano le regole ma c’è un’autorità territoriale che ha competenza specifica nello studio».

Il Piano del Parco, approvato nel marzo 2019 dalle Regioni Valle d’Aosta e Piemonte con specifiche delibere, come previsto della legge 394/1991, suddivide il territorio in base al diverso grado di protezione ed è stato predisposto dall’Ente Parco con la collaborazione e il parere obbligatorio della Comunità del Parco, organo composto dai sindaci del territorio, presidenti delle Regioni, Città metropolitana di Torino, Unione montana Valli Orco e Soana e Unité des Communes valdôtaines Grand-Paradis e approvato dalle rispettive Amministrazioni regionali.
«Ci tenevamo a questo momento di incontro – ha sottolineato Mauro Durbano, presidente del Parco – perché quando c’è qualche novità che va a impattare sull’operatività quotidiana di chi abita dentro il Parco è giusto che siamo noi che dobbiamo venire a cercarvi e a spiegare quali saranno le modifiche che ci saranno. Il Piano ha avuto una genesi molto lunga, se ne parla dal 2003, è stato concertato con i diversi organi del territorio, e ora diventerà operativo e vedrà la creazione delle zone di riserva assoluta dove non si vedrà più fare l’attività di pascolamento. Io sono arrivato a dicembre, l’ex presidente Italo Cerise ha seguito tutto l’iter di questo Piano del Parco, e io ho trovato già tutto approvato ma ritengo che sia fondamentale l’incontro con gli operatori del territorio per spiegare cosa cambia e come cambia».
Se da una parte si restringe a livello locale la gestone e la protezione del Parco nazionale, dall’altra parte cambia, coinvolgendo ambiti nazionali l’organizzazione dei Programmi di sviluppo rurale, a partire dal nome: «siamo passati da un Programma regionale di sviluppo rurale a un Complemento per lo sviluppo rurale – ha ricordato Alessandro Rota – e quindi dal parlare noi direttamente con l’Unione europea, siamo stati innestati in Piano nazionale che toglie un po’ di potere alle Regioni. L’Europa che ha voluto comporre solo 19 Piani strategici e i circa 130 Piani regionali sono stati inglobati in questi nazionali».

Per la Valle d’Aosta il Complemento regionale 2023/27 è stimato in circa 92 milioni di euro: «ma abbiamo perso un po’ di voce in capitolo – ha ammesso il dirigente regionale delle Politiche di sviluppo rurale – perché ora che noi siamo contemporaneamente autorità di gestione di un Programma regionale 2014/22 in fase di conclusione e stiamo iniziando un Complemento ci accorgiamo di come le cose siano cambiate. È tutto molto più complesso e si aggiunge il livello nazionale nelle decisioni che riguardano soprattutto questioni regionali. Il Piano nazionale italiano conta oltre quattromila pagine, c’è poca semplificazione e ogni volta che noi dobbiamo fare delle modifiche dobbiamo prima passare prima dal filtro nazionale».
Pubblicato / aggiornato
il 27/02/2024 alle 16:42
Categoria:
Politica e Amministrazione / Video