I genitori di Elisa Schininà hanno presentato ad Aosta “Noi, voci invisibili”
«Mi chiamo Elisa e vorrei stare bene». Inizia così il libro Noi, voci invisibili, di Elisa Schininà, pubblicato un anno dopo la scomparsa dell’autrice.
Il volume è stato presentato, ad Aosta, nel pomeriggio di sabato 2 marzo 2024, dall’editore Nicola Alessi e dai genitori di Elisa Schininà, Maurizio ed Antonia, che hanno raccontato la storia della figlia e la necessità di parlare pubblicamente delle malattie mentali, troppo spesso nascoste e, proprio per questo, a rischio di sottovalutazione.
«L’idea del libro è nata gradualmente nella mente di Elisa – ha raccontato la madre, la cardiologa Antonia Bassignana Schininà – era una persona molto creativa, capace di fare arte in diversi modi e scriveva benissimo fin da quando andava a scuola. Elisa è riuscita a scrivere della sua malattia che sostanzialmente è durata dieci anni, ma l’anno più difficile è stato l’ultimo, il suo ventinovesimo, in cui è riuscita a scrivere il libro nonostante una situazione psichica e personale difficilissime, mentre era ricoverata in psichiatria».

«Il libro è stato realizzato in due tempi – ha aggiunto Antonia Bassignana – un primo che sostanzialmente ripercorre un po’ tutta la sua vita, questa parte precedentemente auto-pubblicata on line, e un secondo che lei ha intitolato “La Fenice”, benché ritenesse fosse incompleto, perché mancava la parte che riguardava la strada verso la guarigione. Noi abbiamo trovato questa seconda parte sul computer di Elisa una volta che non era più con noi, aveva scritto anche il finale e aveva iniziato a cercare dei contatti con delle case editrici, infatti abbiamo trovato questo testo perché sono arrivate delle mail di risposta. Una volta che abbiamo avuto in mano la sua intera opera abbiamo cercato un editore».
«Questo libro è nato da circostanze misteriose e circolari – ha confermato Nicola Alessi – quasi per caso ho conosciuto Antonia e Maurizio, che mi sono stati indicati da un nostro autore. Loro cercavano un editore sensibile a questi temi e abbiamo lavorato spalla a spalla, anche a distanza, per realizzare questo volume che anche a livello editoriale è uno di quelli che ha avuto il maggiore successo tra i più di cinquecento che abbiamo pubblicato. Non so a quante edizioni siamo arrivati, ma abbiamo stampato oltre 2.500 copie che per una piccola casa editrice come la nostra è moltissimo».

«Io non entro nel tema, che per certi versi mi tocca personalmente – ha evidenziato ancora Nicola Alessi, visibilmente emozionato – ma Elisa ha saputo esprimere con lucidità, intelligenza e una capacità di auto-rappresentazione di se stessa il suo dolore e il suo percorso fuori dal comune. Esistono veramente intelligenze che noi spesso non conosciamo e non comprendiamo anche perché non apriamo abbastanza gli occhi per per vederle. Chi ha dei problemi di tipo psicologico e psichiatrico ha comunque dentro degli orizzonti che per quelli noi, tra virgolette, consideriamo normali sono sono inaspettati e questo è molto interessante dal punto di vista non solo umano ma anche dal punto di vista intellettuale. Spesso la buona letteratura nasce anche dalla sofferenza».
«Il libro si presta a diverse letture – ha spiegato Maurizio Schininà, ripercorrendo la vita della figlia – è un libro drammatico ma scorrevole e l’ultima frase dell’ultima pagina dell’ultimo capitolo in cui Elisa pensava di poter convivere con questa malattia, con questo disagio, con questo disturbo, si conclude con un inno alla vita. Lei ha affrontato la sua vita in maniera quasi ironica, raccontando i momenti belli, in cui stava bene. Soffrendo di disturbo bipolare, aveva infatti dei lunghi periodi in cui era iperattiva, e noi non capivamo da dove arrivasse questa forza che le permetteva di stare anche dieci giorni consecutivi a studiare, viaggiare, leggere, produrre e lavorare, facendo contemporaneamente tante cose. Nello stesso modo c’erano dei momenti lunghi, che duravano anche mesi, in cui effettivamente sprofondava nel buio, nella più cupa delle crisi depressive».

«Lei ha convissuto dieci anni con questo disturbo – ha continuato Maurizio Schininà – che non le ha impedito di realizzare i suoi sogni, di viaggiare, di studiare, di prendere due lauree, di realizzarsi all’estero, vivendo a Londra, a Milano, alle Canarie e a Firenze, riuscendo a costruire un suo equilibrio. Poi col lockdown, dove si inserisce il libro, tutto è precipitato il mondo si è fermato, in quel periodo lei si occupava di shooting fotografici nell’ambito della moda, e le è crollato tutto addosso. Ma nonostante questo lei ha cercato di combattere anche in quel lungo periodo, nell’inverno del 2020 era riuscita a crearsi delle alternative professionali con dei corsi online di fotoritocco, e si era creata una nuova rete di amici, ma soffriva maledettamente e da lì quando poi si è riaperto il mondo, nella prima fase post-lockdown, nel settembre 2020, mentre gli altri ripartivano lei non è riuscita più a risalire la china ed è iniziata la discesa agli inferi, che lei racconta in maniera magistrale, cominciando dai classici gesti anti-conservativi, avvenuti proprio durante i primi ricoveri. Quando abbiamo saputo del primo ricovero a Firenze, noi ci siamo precipitati da lei, ed abbiamo scoperto un mondo che non conoscevamo, quello del disagio psichico e psicologico».

Proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla conoscenza delle malattie psichiche e per fare in modo che queste vengano affrontate, Antonia e Maurizio Schininà hanno creato l’associazione di volontariato La Voce di Elisa odv, che, in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale dell’Azienza sanitaria locale Cuneo 1, vuole affrontare i problemi e le dinamiche del periodo adolescenziale e della prima età adulta: «dopo il primo ricovero era uscita, ma vedevo che lei soffriva sempre – ha ricordato ancora Maurizio Schininà – ma si rendeva conto che era fortunata. “Lo sai papà” , mi diceva, “mi sento fortunata perché ho una famiglia che dietro mi aiuta mi sostiene. Ma lì dentro ho lasciato tanta disperazione”. Spesso chiedeva se poteva portare in casa alcune persone che aveva lasciato lì dentro perché sapeva che fuori, loro non avevano compagni, amici, genitori, mariti e questo suo altruismo, questo suo senso di dedizione a chi è più sfortunato di lei è stato anche il filo conduttore del suo libro, cercando di dare una mano a chi non ha il coraggio di chiedere aiuto».
Pubblicato / aggiornato
il 05/03/2024 alle 10:29
Categoria:
Cultura / Video