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Il 27% dei dipendenti nelle grandi imprese valdostane è donna

Il 27% dei dipendenti nelle grandi imprese valdostane è donna (©Angelo Musumarra per bobine.tv) - La consigliera regionale di parità Katya Foletto, l'assessore regionale alla formazione e lavoro Luigi Bertschy ed il capo dell'osservatorio economico e sociale della Regione Dario Ceccarelli

Il 20% dell’occupazione dipendente delle grandi imprese valdostane, vale a dire quelle che impiegano oltre cinquanta lavoratori, è donna, percentuale che sale al 27% se si considerano solo le imprese private. Questo è il principale dato dello studio svolto dall’Osservatorio economico e sociale della Regione autonoma Valle d’Aosta e dell’Ufficio della Consigliera di parità presentato martedì 12 marzo 2024.

Lo studio, spiegato da Dario Ceccarelli, che ha elaborato i risultati di un questionario obbligatorio per legge sulla composizione della forza lavoro, ha considerato l’universo di circa settanta imprese operanti in Valle d’Aosta sul totale di oltre 11mila attive nella regione, ed ha evidenziato una costante crescita della femminilizzazione con un tasso di occupazione tra i più femminilizzati d’Italia, rispetto al dato nazionale che livello a europeo è al penultimo posto, davanti alla sola Grecia.

L’analisi, che si riferisce agli anni 2020 e 2021, ha contato 8.300 persone occupate, che salgono a 8.600 comprendendo i lavoratori sovraregionali, con poco meno di 3.000 donne. L’occupazione nelle grandi imprese valdostane ha un ruolo più rilevante nel settore industriale e, più marginalmente quello agricolo, che insieme rappresentano circa il 33% del totale, mentre tra i servizi quello più rilevante è il settore commercio, trasporti e turismo con il 28%. Le imprese con meno di cento addetti sono oltre un terzo e concentrano il 39% dell’occupazione femminile, contro il 32% di quella maschile. Tra il 2020 ed il 2021 l’occupazione è salita tra le grandi imprese (+20,2%) più velocemente del totale del sistema produttivo e gli uomini cresciuti del 21,1% più delle donne, al 18,6%.

Le grandi imprese sono meno femminilizzate, con una percentuale di circa il 36%, rispetto al totale del sistema produttivo, che presenta una percentuale del 51,1%, dovuta ad una maggiore femminilizzazione nel terziario (49,3%) rispetto al settore industriale e agricolo (15%). Lo studio ha evidenziato che sarebbero le imprese di dimensioni minori a offrire maggiori opportunità di occupazione alle donne e questo anche nel settore più femminilizzato dell’economia anche se l’occupazione femminile delle grandi imprese è fortemente sbilanciata sul terziario.

Dario Ceccarelli, capo dell'osservatorio economico e sociale della Regione, spiega i dati dello studio, con Katya Foletto e Luigi Bertschy
Dario Ceccarelli, capo dell’osservatorio economico e sociale della Regione, spiega i dati dello studio, con Katya Foletto e Luigi Bertschy

Per quanto riguarda la distribuzione per genere e categoria sono emerse differenze importanti tra uomini e donne, con la percentuale di uomini supera nettamente quella della componente femminile tra i dirigenti (0,9% rispetto allo 0,4%), i quadri (2,9% rispetto a 2%) e gli operai (67,1% maschi e 44,8% femmine), mentre il rapporto si rovescia nel caso degli impiegati, con le percentuali di 29,3% e 52,8%.

Lo studio ha anche analizzato i divari di genere verticali, con gli impiegati presentano una situazione sostanzialmente equilibrata sotto il profilo di genere (50,9% per le femmine e 49,1% per i maschi) mentre nel passaggio di carriera successivo il tasso di femminilizzazione crolla, scendendo al 28,1% rispetto al 71,9% dei maschi, considerato che in questa categoria le donne incidono per circa la metà rispetto al loro peso osservato tra gli impiegati, per scendere ulteriormente al 21% tra i dirigenti, rispetto al 79% dei maschi. La stabilità occupazionale non risulta differenziarsi significativamente per genere, mentre è notevole la differenza nei rapporti di lavoro part time, che riguardano circa il 20% dei dipendenti, dove le femmine rappresentano il 45,3%, rispetto al 6,2% dei maschi, con un tasso di femminilizzazione dei rapporti part time che sfiora l’81%.

L’analisi dei questionari delle settanta aziende valdostane ha fatto anche emergere che le trasformazioni dei rapporti di lavoro interessano in misura disomogenea donne e uomini: il passaggio dai contratti a tempo determinato a tempo indeterminato ha visto il 61,7% di maschi e il 25,6% delle femmine, mentre il passaggio da part-time a tempo pieno ha coinvolto il 22,1% dei maschi e il 47,7% delle femmine, mentre il percorso inverso, da tempo pieno a part-time ha riguardato il 26,7% di donne e 16,3% di uomini. Nonostante l’incidenza dei rapporti di lavoro stabile, i livelli di turnover sono più elevati per la componente femminile, sia in ingresso, sia per quelli in uscita, dovuta soprattutto alla flessibilità.

Infine, le retribuzioni medie orarie evidenziano uno svantaggio retributivo, il cosiddetto gender pay gap, pari a circa l’11%, un valore sostanzialmente in linea con quanto emerge dalle indagini Istat ed Eurostat, anche se, in Valle d’Aosta, è emersa un’eccezione per i dirigenti del settore industria e agricoltura, che ha provocato un effetto sul totale, ma che è spiegabile come un effetto distorsivo dovuto agli scarsi casi [quello di Monica Pirovano, direttrice della Cogne Acciai Speciali] e a una situazione specifica che rende questo dato, che sale al 109,6%, non generalizzabile.

Katya Foletto commenta lo studio sull'occupazione femminile in Valle d'Aosta, con Luigi Bertschy e Dario Ceccarelli
Katya Foletto commenta lo studio sull’occupazione femminile in Valle d’Aosta, con Luigi Bertschy e Dario Ceccarelli

«Per quanto i dati ci presentano un mercato del lavoro molto femminilizzato ci sono luci ed ombre, in fascia protetta una persona ogni tre giorni si dimette – ha sottolineato Katya Foletto, Consigliera regionale di parità, introducendo la presentazione dello studio – e normalmente sono donne, perché per il personale maschile si tratta quasi sempre di un cambio azienda, mentre per quello femminile si tratta di esigenza di conciliare la vita lavorativa con quella familiare, con difficoltà nella gestione dei figli, distanza dal luogo di lavoro, mancanza di flessibilità della turnazione e mancanza di disponibilità dei datori di lavoro nel concedere orari più flessibili. Inoltre oggi in Valle d’Aosta abbiamo solo dodici imprese certificate per la parità di genere, di cui la gran parte non è locale, che sono unità operative di imprese nazionali che hanno sedi in altri territori».

«Sarà interessante vedere l’aggiornamento nei dati tra il 2022 e il 2023 – ha evidenziato Luigi Bertschy, assessore regionale alla formazione e lavoro – così da verificare quanto siano servite le politiche per migliorare la situazione di chi lavora in Valle d’Aosta. Questi dati servono come fotografia del passato ma anche come organizzazione per le politiche del futuro. L’obiettivo è quello di avere una comunità lavorativa dove il progresso possa portare un miglioramento delle condizioni di lavoro soprattutto per coloro i quali hanno gli svantaggi che sono stati visti nello studio. Ad esempio chi sceglie di lavorare part-time in seguito alla presa d’atto della rete sociale che c’è all’interno della nostra comunità è qualcosa che ci deve far riflettere. Lavorare part-time vede ridotta la propria capacità economica in generale e le nostre famiglie hanno bisogno di un reddito che possa derivare da tutte le persone che la compongono, per poter costruire un percorso che sia sufficientemente robusto per poter affrontare tutte le sfide che la vita impone. La riflessione è che non dobbiamo tendere a riconoscere una forma di contributi per compensare la mancanza di reddito ma piuttosto organizzare una rete di servizi che possa permettere a tutti, ma in questo caso alle donne, di continuare a svolgere in maniera importante la propria attività lavorativa e professionale per poter crescere in quella riduzione del gap negli aspetti salariali ma in ma anche nelle altre condizioni».

«Abbiamo bisogno di imprese che credano in questi valori – ha concluso Bertschy – per evitare che le nostre politiche sul lavoro restino inespresse e bisogna poter crescere i figli ed accudire le persone più fragili senza che questo pesi per forza solo su una parte della famiglia».

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Pubblicato / aggiornato il 12/03/2024 alle 16:41
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Categoria: Economia e Lavoro